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novembre 2016

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POLITICHE DI GENERE: MARINI, PORZI, CECCHINI E CASCIARI: “CONTENTE CHE LA NUOVA LEGGE DELL’UMBRIA SIA PUBBLICATA NELLA GIORNATA MONDIALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE”

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basta-violenza-sulle-donne(Acs/Aun) – Perugia, 25 novembre 2016 – “È di grande significato simbolico  che la nuova legge regionale sulle politiche di genere  di cui si è dotata l’Umbria venga pubblicata oggi,  in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. È per noi donne esponenti dell’Assemblea legislativa e della Giunta regionale dell’Umbria  un atto particolarmente significativo aver contribuito ad approvare questa legge per la prevenzione e la lotta alle violenze contro le donne”.  È quanto affermano in una nota congiunta le presidenti della Regione Umbria, Catiuscia Marini,  dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, Donatella Porzi, l’assessore regionale all’agricoltura, Fernanda Cecchini,  e la consigliera regionale Carla Casciari commentando la pubblicazione odierna nel supplemento al Bollettino Ufficiale della Regione Umbria della legge regionale su “Norme per le politiche di genere e per una nuova civiltà delle relazioni tra donne e uomini”, recentemente approvata dall’Assemblea legislativa dell’Umbria.

 

“La legge – hanno proseguito le quattro esponenti della Regione –, frutto di una ampia  concertazione, rappresenta un importante passo avanti  verso la rimozione degli ostacoli che impediscono la piena parità di genere  nella vita sociale, economica e culturale nella nostra regione. Il provvedimento, che si interseca con altre politiche e leggi regionali, dà anche ampio spazio alle azioni di contrasto alla violenza sulle donne. Attraverso il provvedimento abbiamo voluto assicurare il diritto alla protezione, all’accoglienza, al sostegno e al soccorso alle donne vittime di violenza maschile e ai loro figli minori, promuovendo  un sistema di servizi di prevenzione e contrasto alla violenza maschile  di cui  fanno parte il  Centro regionale per le pari opportunità, i centri antiviolenza, ma anche i punti di ascolto e  di emersione, tra cui quelli di accoglienza qualificati nelle aziende ospedaliere”.

 

“Le ricorrenze come quella di oggi – sottolineano Marini, Porzi, Cecchini e Casciari – contribuiscono a mantenere  alta l’attenzione sul dramma della violenza subìta dalle donne da parte degli uomini, e a fare un bilancio di ciò che è stato fatto e di quanto ancora c’è da  fare, come ci ricorda lo stillicidio di una  cronaca che continua a riportare come vittime tante, troppe donne. Quindi per accrescere l’efficacia di queste  ricorrenze  – concludono –  è importante che esse vengano supportate da azioni concrete, da un impegno mirato e continuativo per prevenire e combatte una piaga  intollerabile: ed  è questo che ci siamo proposti  con la nostra legge sulla cittadinanza di genere”. RED/

Carla Casciari (Pd) 3

POLITICHE DI GENERE: “LA LEGGE APPROVATA RAPPRESENTA PER LA REGIONE UMBRIA UN IMPORTANTE PUNTO DI ARRIVO”

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Carla Casciari (Pd) 3(Acs) Perugia, 24 novembre 2016 – “Il disegno di legge che abbiamo votato in Aula martedì scorso rappresenta per la Regione Umbria un punto di arrivo importante, frutto di un lungo percorso di partecipazione e di consultazione, che sancisce nero su bianco alcuni principi e diritti irrinunciabili per le donne di questa regione. L’obiettivo principale è superare gli ostacoli che impediscono una reale parità così come prevede l’articolo 7 del nostro Statuto, riconoscendo alle donne un ruolo fondante nel lavoro, nella famiglia e nella vita culturale”. Così la consigliera Carla Casciari (Partito democratico) dopo l’approvazione del disegno di legge della Giunta regionale ‘Norme per le politiche di genere e per una nuova civiltà delle relazioni tra uomini e donne’. Casciari evidenzia che “gli indirizzi comunitari in tema di politiche di genere sostengono che non vengano tutelati solo i diritti delle donne, ma che queste azioni rappresentano un investimento per la sostenibilità dei sistemi di sviluppo e della qualità della vita. La parità di genere è vista quindi come uno dei presupposti per una crescita sostenibile, competitiva e per la coesione sociale. Ciò che apprezzo maggiormente di questo disegno di legge è lo sforzo che si è voluto porre nel mettere a sistema, e ricondurre quindi ad una trasversalità nella programmazione, gli interventi al fine di promuovere la prospettiva del mainstreaming di genere come principio in ogni politica”.

 

Secondo Casciari, “per una donna, oggi, alla vigilia del 2020, è ancora difficile scegliere tra la carriera e la famiglia se non si ha una solida rete familiare. Un lavoro pubblicato qualche anno fa ‘Lavoro di cura e crescita in Umbria’ aveva stimato che in Umbria il valore del lavoro di cura ammontava a poco più di 8 miliardi di euro, pari al 37 per cento del prodotto interno lordo umbro dell’anno 2007. Questo ‘PIL invisibile’ è quotidianamente prodotto quasi totalmente dalle donne e richiede necessariamente politiche sociali, politiche di genere, politiche del lavoro e politiche di conciliazione che rimuovano gli ostacoli per una reale parità di genere. In tal senso, in Umbria è stato fatto molto dall’Amministrazione regionale e comunali nell’ambito dei servizi per la prima infanzia, rendendoli più flessibili e accessibili, banche del tempo e servizi sperimentali come i family helper. Innovazione, inclusione e sostegno all’integrazione dei costi sostenuti dalle famiglie sono le parole d’ordine per una governance del sistema dei servizi per la famiglia che vogliano essere davvero adeguati ed al passo con i tempi”.

 

“Aver dedicato alle politiche di conciliazione un intero capo del disegno di legge – commenta Casciari – è sicuramente un segnale importante per armonizzare, e quindi integrare, il welfare dedicato alle donne. Non possiamo guardare solo a quello che si è fatto, ma lavorare in prospettiva e quindi puntare alla piena realizzazione anche in Umbria di un secondo welfare (come è stato definito nell’ultima stesura del Piano Sociale regionale) che è integrativo, aggiuntivo, innovativo e non sostitutivo rispetto agli interventi proposti esistenti, e si realizza con programmi di protezione forniti da un insieme di attori economici e sociali anche non pubblici”.

 

Per Casciari, “le politiche di welfare aziendale e le buone prassi delle imprese, inoltre, devono essere orientate non solo alla concessione di benefits economici , ma sempre di più verso servizi forniti dall’azienda al fine di migliorare la vita privata e lavorativa dei dipendenti. Su questi temi e sulla valorizzazione del welfare aziendale ho depositato un emendamento – ricorda l’esponente della maggioranza -, poi approvato dall’Aula, volto alla costituzione di un Osservatorio regionale, aperto alla cittadinanza e alle realtà associative, che promuova politiche di welfare e di conciliazione, con il compito di raccogliere, di analizzare ed infine di diffondere le buone prassi. L’emendamento si compone di due integrazioni all’articolo 27 ed istituisce in Umbria una Giornata regionale sulle politiche di welfare aziendale”.

 

“Infine – continua Casciari -, in occasione della Giornale Internazionale contro la violenza sulle donne, è bene rimarcare il valore di una legge che contribuisce a far maturare una cultura del rispetto della differenza, quale l’unico antidoto contro la violenza di genere. La scuola, il mondo della comunicazione, della pubblicità e in generale ciascuno di noi, devono adottare una nuova narrazione della figura femminile, e per farlo sarà fondamentale riconfermare il ruolo del Centro Pari Opportunità, istituito in Umbria con una legge all’avanguardia, quale luogo di formazione e coordinamento. Sarà altrettanto fondamentale continuare a finanziare i Centri antiviolenza e punti di ascolto rivolti alle donne, consolidando una rete di prevenzione e protezione che coinvolge il CPO, i Comuni, le aziende ospedaliere, le aziende unità sanitarie locali, le forze dell’ordine, ma anche la magistratura, la scuola e il mondo associativo, e dove auspico – conclude – di vedere attuati gli interventi previsti dall’articolo 38 per il sostegno ai punti di ascolto per i troppi, e a volte insospettabili, uomini autori di maltrattamenti”. RED/as

 

Fonte Acs News

consiglio regionale

APPROVATA L’ISTITUZIONE DELL’OSSERVATORIO REGIONALE SULLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA E L’ILLEGALITÀ

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consiglio regionale(Acs) Perugia, 22 novembre 2016 – L’Assemblea legislativa dell’Umbria ha approvato, con l’astensione del M5S, il testo della proposta di legge che consentirà l’istituzione dell’“Osservatorio regionale sulla criminalità organizzata e l’illegalità”. L’atto è stato firmato da tutti i componenti della Commissione di inchiesta “Analisi e studi su criminalità organizzata, infiltrazioni mafiose, tossicodipendenze, sicurezza e qualità della vita” (Leonelli, Casciari e Solinas-PD; De Vincenzi-RP; Fiorini-LN; Liberati-M5S; Rometti-SeR) e approvato dalla Prima Commissione. La proposta integra la legge regionale “16/2012” riguardante “Misure per l’attuazione coordinata delle politiche regionali a favore del contrasto e prevenzione del crimine organizzato e mafioso, nonché per la promozione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile”.

 

Il relatore in Aula, Giacomo Leonelli (PD-presidente della Commissione d’inchiesta), nel sottolineare l’importanza della decisione unitaria di istituire l’Osservatorio regionale, ha  spiegato che l’obiettivo è “partire dalla positiva esperienza della precedente legislatura, allargandola ed ottimizzandola. Dopo una fase di confronto e ascolto con le associazioni e i soggetti sociali e istituzionali, si è giunti ad positiva sintesi che porterà all’attivazione di un importante strumento utile ed efficace per contribuire a prevenire e contrastare il pericoloso fenomeno dell’infiltrazione della criminalità organizzata nel tessuto economico e sociale umbro. La nostra – ha sottolineato – è la prima esperienza a livello nazionale che, su un tema come questo, vede impegnati insieme soggetti istituzionali ed associazioni”.

 

Nella proposta di modifica si definiscono obiettivi, attività, componenti e modalità di lavoro di uno strumento di analisi e conoscenza del fenomeno cui tutti i componenti della Commissione assegnano un grande valore. Tra i compiti dell’Osservatorio in primo luogo lo studio dei fenomeni correlati al crimine organizzato e mafioso, attraverso la raccolta di dati e informazioni relativi al progredire della presenza o delle infiltrazioni delle organizzazioni mafiose. Tutto ciò per promuovere la condivisione e la collaborazione tra i soggetti pubblici e privati interessati al tema della legalità, e per definire azioni e politiche di intervento.

 

GLI INTERVENTI
CLAUDIO RICCI (Rp): “Il mio sarà un voto favorevole. Plaudo all’iniziativa proposta per il potenziamento dell’Osservatorio. Nel corso delle audizioni in Commissione molte associazioni ed istituzioni hanno posto l’attenzione sull’Osservatorio che, in modo operativo, è chiamato a raccogliere dati ed attivare indicatori, ma dovrà essere utile anche a raccogliere proposte e modelli che potrebbero determinare proposte di legge, oltre a modelli da applicare sul territorio. Spesso disponiamo di dati, ma importante è la modalità con la quale vengono elaborati, raccolti, messi insieme e su come utilizzarli per mettere a punto azioni importanti per il territorio. In tema di sicurezza, non bisogna limitarsi quindi a leggere i dati, ma mettere a disposizione modelli da applicare su scala regionale e comunale”.

 

ANDREA LIBERATI (M5S): “NEL VOTARE ALL’UNANIMITÀ QUESTO OSSERVATORIO CI ATTENDIAMO PAROLE CHIARE E SEVERE SULL’INCHIESTA DI TERNI. Oggi parliamo di questo Osservatorio quando c’è l’operazione Spada a Terni con 16 indagati, con presunti gravi reati contro la Pubblica amministrazione da parte di soggetti cooperatori di prima grandezza. Se questa Commissione vuole essere seria fino in fondo, il suo presidente della Commissione e la presidente Marini hanno la possibilità di dire esprimersi con rigore sul rapporto tra politica e affari. Una parola chiara è necessaria, non servono posizioni pilatesche che fanno ricadere solo sul sindaco l’eventuale responsabilità. Oggi abbiamo l’occasione per evidenziare che c’è un problema incombente, quello del rapporto tra politica e affari, che zavorra questa regione”.

 

LEONELLI (PD) ha replicato dicendosi “sostenitore del principio di innocenza e della Costituzione. Il Movimento 5 Stelle è abituato ad utilizzare metri diversi in base all’appartenenza dell’amministratore indagato. La funzione della Commissione è di fare chiarezza su tutti i fenomeni poco chiari che riguardano la nostra regione ma non mi si chieda di assumere un atteggiamento forcaiolo, che non appartiene alla mia cultura politica”.
ANDREA LIBERATI (M5S) ha infine annunciato il voto di astensione “alla luce delle parole del consigliere Leonelli e del non intervento in merito alle vicende di Terni della presidente Marini”.

 

L’OSSERVATORIO REGIONALE
L’Osservatorio resta in carica per tutta la durata della Commissione d’inchiesta o speciale ed opererà in raccordo con il Comitato tecnico-scientifico previsto dall’articolo 6 della legge regionale “16/2012”, composto da tre tecnici esperti della materia. Questi gli specifici compiti cui dovrà adempiere: raccogliere tutte le informazioni e i dati utili; assicurare il necessario supporto informativo alla Commissione d’inchiesta o speciale, segnalando eventuali problematiche o criticità; promuovere forme di comunicazione diretta con i cittadini anche attraverso il sito internet dell’Assemblea legislativa; svolgere attività di studio, ricerca ed indagine contribuendo all’implementazione del portale telematico di documentazione. Faranno parte dell’Osservatorio il presidente ed il vice della Commissione d’inchiesta, un rappresentante delegato da Anci Umbria, sette esperti nelle tematiche attinenti al tema della legalità designati congiuntamente dalle seguenti associazioni antimafia operanti in Umbria (Libera Umbria, Libera informazione, Legambiente, Sos Impresa, Cittadinanzattiva, Mente Glocale, Wwf), un rappresentante designato congiuntamente dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori maggiormente rappresentative a livello regionale, tre rappresentanti designati congiuntamente dalle organizzazioni rappresentative delle imprese e delle cooperative maggiormente rappresentative a livello regionale, un rappresentante designato dalla Commissione regionale dell’Associazione bancaria (Abi) Umbria. La Commissione d’inchiesta potrà integrare i componenti potranno essere integrati individuando ulteriori associazioni. Il presidente dell’Osservatorio sarà nominato nella prima seduta di insediamento, scelto tra le sette associazioni antimafia designate. Il supporto amministrativo all’Osservatorio sarà assicurato dall’Assemblea legislativa e la partecipazione alle sedute dell’Osservatorio è a titolo gratuito. Un’apposita norma finanziaria consentirà l’impiego delle risorse necessarie a particolari attività di studio e comunicazione. TB/MP/AS/DMB

 

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COMMERCIO AMBULANTE: “REALTÀ IMPORTANTE DEL NOSTRO TERRITORIO. OCCORRE COORDINARE I COMUNI NELL’ASSEGNAZIONE DEI POSTEGGI”

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qqqqqq(Acs) Perugia, 22 novembre 2016 – “Il commercio ambulante è una realtà importante del nostro territorio. Caratterizza i nostri piccoli borghi e per questo ritengo che sia fondamentale il contributo della politica nell’aiutare questo settore nel passaggio dall’attuale procedura nell’assegnazione dei bandi e dei posteggi a quella che prevede il recepimento in deroga della direttiva Bolkestein che, dal 2017, prevede una procedura per l’assegnazione dei posti facendo venire meno il vigente meccanismo di rinnovo automatico delle autorizzazioni”. Lo ha dichiarato la consigliera regionale Carla Casciari (Pd) che ieri pomeriggio (lunedì) è intervenuta all’iniziativa promossa dalla Fiva (Federazione italiana venditori ambulanti e su aree pubbliche) Confcommercio Umbria, nella sede di Perugia, per approfondire le questioni legate all’attuazione della direttiva per il comparto. Casciari informa che erano presenti all’iniziativa “anche Armando Zelli, segretario nazionale della Fiva Confcommercio, e Antonio Curti, direttore provinciale Inps Perugia. Si è parlato dei bandi, modalità tecniche ed operative con le quali vanno effettuate le domande di rilascio delle autorizzazioni e ogni altra informazione utile per affrontare questo passaggio senza eccessivi disagi. Una novità che interessa migliaia di imprese anche in Umbria e quasi 200mila in Italia”.

 

Casciari ha ricordato che lo scorso agosto aveva illustrato durante una seduta d’Aula la propria interrogazione a risposta immediata (question time) sul tema del commercio ambulante. “In Umbria – ha precisato la consigliera del PD – ci sono 77 mercati settimanali, con circa 2300 attività di commercio ambulante aperte nel secondo semestre del 2016. Molte sono dunque le famiglie e piccole imprese che vivono di commercio ambulante. Il nostro ruolo sarà quello di cercare di coordinare i Comuni dell’Umbria rispetto l’applicazione dei bandi, di prossima pubblicazione, per l’assegnazione dei posteggi, in scadenza a maggio 2017. La regolarità contributiva (Durc, ndr) e l’anzianità di attività – ha concluso Casciari – sapranno valorizzare il lavoro onesto degli operatori in tale settore”. RED/

 

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SANITÀ: “RENDERE OBBLIGATORIA LA VACCINAZIONE PER L’ACCESSO AI SERVIZI SOCIO-EDUCATIVI DELLA PRIMA INFANZIA”

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vaccini(Acs) Perugia, 18 novembre 2016 – “Al fine di preservare lo stato di salute sia del minore sia della collettività con cui il medesimo viene a contatto, costituisce requisito di accesso al sistema integrato dei servizi socio-educativi per la prima infanzia, pubblici e privati, l’avere assolto da parte del minore gli obblighi vaccinali prescritti dalla normativa vigente. Ai fini dell’accesso, la vaccinazione deve essere omessa o differita solo in caso di accertati pericoli concreti per la salute del minore in relazione a specifiche condizioni cliniche”: è il punto centrale della proposta di legge dei consiglieri Giacomo Leonelli e Carla Casciari (PD) che modifica quanto stabilisce la legge “30/2005” (Sistema integrato dei servizi socio-educativi per la prima infanzia) per quanto riguarda l’accesso ai servizi per la prima infanzia.

 

“L’obbligatorietà delle vaccinazioni per gli iscritti agli asili nido – spiega Leonelli –  tutela i bambini più deboli. Se il tasso di vaccinazioni scende sotto il 95 per cento, infatti, i bambini che non possono vaccinarsi per immunodeficienza o patologie rischiano di contrarre malattie debellate da decenni e che quindi sono più esposti a contagi. Anche il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha stigmatizzato la ‘grave involuzione’ rappresentata dal calo vaccinazioni in base ad ‘affermazioni sconsiderate’ sui presunti effetti dannosi. Rendere obbligatorio sul territorio regionale, vaccinare i bambini per la loro ammissione agli asili nudo è quindi una misura di civiltà a tutela della salute pubblica, e quindi delle nostre comunità”.

 

“Negli ultimi anni – si legge nel testo della proposta di legge – si è registrato in Italia un trend negativo per quanto riguarda il numero di bambini sottoposti sia alle vaccinazioni gratuite obbligatorie che a quelle raccomandate secondo quanto previsto dal Piano nazionale prevenzione vaccinale. Le obbligatorie sono antidifteritica, antipoliomelitica, antitetanica e antiepatite virale B; quelle raccomandate riguardano pertosse, infezioni da haemophilus influenzae b-Hib, morbillo-parotite-rosolia. Il piano prevede anche vaccinazioni antipneumococcica ed antimeningococcica C per tutti i nuovi nati e vaccinazione contro la varicella per tutti i nuovi nati a partire dal 2015. Il 95 per cento è la soglia raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per ottenere la cosiddetta immunità di popolazione. Infatti, se almeno il 95 per cento della popolazione risulta vaccinata si proteggono indirettamente coloro che per motivi di salute non possono provvedere alla somministrazione dei vaccini. Tali coperture vaccinali, dopo una continua crescita, si erano  tendenzialmente stabilizzate nel corso del decennio 2000/2010 tanto da arrivare, per le  vaccinazioni obbligatorie, alla soglia raccomandata. Purtroppo anche gli ultimi dati pubblicati dal Ministero della Salute (Prevenzione delle malattie trasmissibili e profilassi internazionale) sulle coperture vaccinali nazionali nel 2015 relativi ai bambini con 24 mesi (ovvero nati nel 2013), confermano un andamento decrescente in quasi tutte le Regioni e Province Autonome”.

 

“Il calo – spiegano Leonelli e Casciari – riguarda sia le vaccinazioni obbligatorie che alcune delle vaccinazioni raccomandate e ciò conferma un trend che ha portato il tasso di copertura dell’esavalente dal 96,1 per cento del 2012 al 93,4 per cento del 2015 (- 2,7 per cento). Sono altrettanto preoccupanti i dati di copertura vaccinale per morbillo e rosolia, che hanno registrato un calo addirittura di cinque punti percentuali dal 2013 al 2015 passando dal 90,4 per cento all’85,3 per cento. Un dato che incrina la credibilità internazionale dell’Italia che, impegnata dal 2003 in un piano globale di eliminazione del morbillo redatto dall’ufficio regionale dell’OMS, rischia di comprometterne gli obiettivi in quanto il presupposto per dichiarare l’eliminazione di una malattia infettiva da una regione dell’OMS è che tutti i Paesi membri siano dichiarati ‘liberi’. Anche in Umbria, come evidenziato dai dati pubblicati dal Ministero della Salute del 2015, relative alle vaccinazioni somministrate entro i 24 mesi, si conferma un calo percentuale del 2 per cento per anti-polio (93,90 per cento), anti-difterite (93,78 per cento), anti-tetano (93,96 per cento) e anti-epatite B (93,43 per cento) rispetto al 2014. Calo confermato nella stessa percentuale anche per pertosse (93,71 per cento) e Hib (93,65 per cento). Per le coperture vaccinali a 36 mesi dalla nascita si registrano in Italia valori più alti rispetto alla coorte dei nati a 24 mesi. Infatti, le vaccinazioni obbligatorie in tale fascia d’età raggiungono il 95 per cento di copertura; tale aumento potrebbe essere attribuito alla decisione dei genitori di effettuare i vaccini in ritardo superando così le preoccupazioni legate agli eventuali rischi, spesso infondati, di somministrare i vaccini prima dei due anni”. PG/

Fonte Acs News

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CULTURA: “L’ARRIVO IN FINALE DI PERUGIA QUALE CAPITALE EUROPEA DEI GIOVANI 2019 RAPPRESENTA COMUNQUE UN BRILLANTE ESEMPIO DI PARTECIPAZIONE GIOVANILE”

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perugia-piazza(Acs) Perugia, 17 novembre 2016 – “Quanto fatto finora è stato comunque un brillante esempio di partecipazione giovanile che ha coinvolto tutta l’Umbria, partendo dal nucleo iniziale di Perugia per poi interessare tutta la regione, mobilitando un numero sempre crescente di associazioni”. Lo afferma il consigliere regionale Carla Casciari (Pd) dopo aver appreso che la “Capitale europea dei giovani 2019” sarà la città serba di Novi Sad, che ha superato dunque Perugia, Amiens (Francia), Derry&Strabane (Irlanda del Nord) e Manchester (Regno Unito).

 

Commentando la scelta del Forum europeo dei giovani, Carla Casciari rileva che “i numeri della candidatura a Perugia e in Umbria parlano da soli, con 102 associazioni, 56mila giovani, 82 lettere di supporto da istituzioni, associazioni ed enti nazionali ed internazionali che hanno dato il loro appoggio al progetto del capoluogo di Regione. Quindi, nonostante l’esito finale, ritengo che questo percorso sia stato un successo di partecipazione. È stato un processo in crescendo, intrapreso già da alcuni anni e già premiato con il titolo di “Capitale Italiana dei Giovani 2016”, per la città di Perugia ma che ha avuto un’importante eco per tutta l’Umbria. La Regione ha sempre appoggiato la candidatura sostenendo il Forum regionale dei giovani in quanto convinti che esso rappresenti lo strumento per intraprendere azioni e progetti che, con sempre maggior vigore, riportino tante ragazze e ragazzi del territorio a riappropriarsi degli spazi di partecipazione e coinvolgimento che gli sono propri. L’esito della selezione di ieri – conclude – dovrà rappresentare non un punto di arrivo ma di partenza per la programmazione di iniziative che sappiano valorizzare il ruolo dei giovani quali protagonisti del loro e del nostro futuro”. RED/mp

 

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Carla Casciari lo scorso maggio in visita all'Unità Spinale Unipolare

QUESTION TIME SANITÀ: “AUMENTO DISPONIBILITÀ DI POSTI LETTO DELL’UNITÀ SPINALE UNIPOLARE DELL’OSPEDALE DI PERUGIA”

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Carla Casciari in visita all'Unità Spinale Unipolare

Carla Casciari in visita all’Unità Spinale Unipolare

(Acs) Perugia, 15 novembre 2016 – Durante la seduta odierna dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, nella sessione dedicata al question time, il consigliere regionale Carla Casciari (Partito democratico) ha chiesto all’assessore regionale alla Sanità, Luca Barberini, “quali iniziative intende mettere in campo la Giunta regionale per aumentare la disponibilità di posti letto dell’Unità spinale unipolare dell’ospedale di Perugia, per adeguarli agli standard nazionali rispetto alla sua definizione di struttura complessa. Casciari ha chiesto anche quali sono i dati, ad oggi disponibili, rispetto al numero di pazienti che dall’Unità Spinale di Ancona sono stati trasferiti presso l’Unità Spinale Unipolare dell’ospedale di Perugia. Il protocollo d’intesa Regione Umbria e Regione Marche, firmato nel 2014 e relativo al servizio di Eliambulanza fa riferimento alla possibilità che, al fine ridurre la mobilità passiva, i pazienti ricoverati presso l’Unità Spinale di Ancona vengano trasferiti per la fase riabilitativa presso l’ospedale di Perugia. D’intesa con il consigliere Claudio Ricci (Rp) sottolineo infine la necessità di chiarire il destino della piscina presente dentro l’unità spinale, che da dieci anni è inutilizzata e potrebbe essere invece un importante presidio riabilitativo sia per i pazienti ricoverati nella struttura stessa”.

 

L’assessore Luca Barberini ha spiegato che “la Regione Umbria ha definito e aggiornato le procedure e i percorsi vincolanti per la presa in carico delle persone con lesioni midollare con una delibera del 2009. L’obiettivo principale è la presa in carico precoce delle persone che hanno avuto lesioni per cercare di portare avanti un percorso diagnostico, terapeutico, assistenziale e riabilitativo fino al loro reinserimento e inclusione nel loro ambiente sociale. Questo era il percorso e l’obiettivo della unità spinale.  Abbiamo assistito nel corso degli anni alla trasformazione dell’attività dell’unità spinale: i ricoveri ordinari sono stabili, mentre quelli in day hospital sono azzerati, perché le stesse attività vengono garantite in regime ambulatoriale. I pazienti ricoverati sono stati nel 84 nel 2013, 69 nel 2014, 70 nel 2015 e 66 nei primi nove mesi del 2016. Solo il 15 per cento dei pazienti, nel 2015, provenivano da fuori regione. Il trasferimento dalle Marche è venuto meno perché nell’ospedale di Torrette sono stati attivati posti letto per unità spinale, disattendendo gli accordi relativi all’elisoccorso, che prevedevano una sola unità spinale a Perugia. Ad oggi non c’è un incremento dell’attività extra regionale e non abbiamo necessità di altri posti letto. I presidenti di Marche, Umbria e Toscana hanno sottoscritto un protocollo di intesa che riguarda anche l’ambito sanitario e il welfare. Questa potrebbe essere l’occasione per rilanciare l’unità spinale di Perugia e farne un centro di riferimento. Potremo pensare di valorizzare la piscina solo dopo questo che accordo verrà stipulato e quando entreranno in vigore i nuovi Lea, nel corso del prossimo anno”.

 

Carla Casciari si è detta “parzialmente soddisfatta, non avendo ottenuto un chiarimento sul mantenimento della struttura complessa. Importante non perdere la grande professionalità acquisita nell’ambito dell’Unità spinale, un centro di riabilitazione di eccellenza”. MP/

 

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sanita

SANITÀ: “APPROFONDIRE UNO DEGLI OBIETTIVI INNOVATIVI DEL NUOVO PIANO NAZIONALE PER LA MALATTIA DIABETICA”

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sanita(Acs) Perugia, 11 novembre 2016 – “La Giunta regionale ha già sottoscritto e deliberato negli anni scorsi il Pdta, il percorso diagnostico-terapeutico assistenziale regionale, ed un protocollo d’intesa con il Coordinamento delle Associazioni di persone con diabete dell’Umbria”. È quanto dichiara Carla Casciari, consigliere regionale del Partito democratico, annunciando la presentazione di un’interrogazione “per approfondire lo stato dell’arte di uno degli obiettivi innovativi del nuovo piano nazionale per la malattia diabetica, che prevede di favorire varie forme di partecipazione attraverso il coinvolgimento di associazioni riconosciute di persone con diabete e la loro formazione al fine di accrescere il loro ruolo fondamentale di collaborazione che li porti ad operare con efficienza, affidabilità, eticità e professionalità nei confronti delle persone con diabete, dei loro familiari e della comunità”.

 

“Ricordo – sottolinea Casciari – che siamo alla vigilia della Giornata mondiale del diabete , che si festeggerà anche a Perugia sabato 12 novembre con una tavola rotonda organizzata dal Corediab, Coordinamento regionale associazioni per il diabete. In Umbria il 4,4 per cento della popolazione soffre di diabete. Un dato in linea con quello medio nazionale, che secondo il Passi (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia) si attesta al 4,5 per cento, ma che potrebbe migliorare con una maggiore prevenzione, diagnosi precoce e coordinamento tra i soggetti interessati”.

 

“I centri regionali umbri – prosegue Casciari – hanno censito 65mila pazienti, affetti da diabete di tipo 1 e tipo 2, ma secondo gli esperti questo numero è sottostimato, si ritiene che ci sia un mondo sommerso composto da persone che non sanno di averlo o che sono borderline. La prevenzione e la diagnosi precoce, quindi, ricoprono un ruolo rilevante in quanto uno stile di vita adeguato, caratterizzato da dieta equilibrata e attività fisica può consentire di evitare la malattia o, perlomeno, procrastinarne l’insorgenza. Il diabete è una malattia cronica che non fa discriminazioni: colpisce bambini, adulti ed anziani, ricchi e poveri, in tutti i Paesi. Comporta – conclude – l’inevitabile coinvolgimento delle famiglie ed interessa sia il mondo della scuola, sia quello lavorativo, senza considerare l’importante impatto a livello dell’assistenza sanitaria, in termini di risorse umane ed economiche”. RED/dmb

 

Fonte Acs News, 11 novembre 2016

danza

LAVORO: “DEFINIRE STANDARD E PERCORSI FORMATIVI PER LA FIGURA TECNICA DEL MAESTRO DI DANZA”

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danza(Acs) Perugia, 10 novembre 2016 – “Definire standard e percorsi formativi relativi alla figura tecnica del maestro di danza”. È questo il contenuto di una mozione presentata dal consigliere regionale del Partito Democratico, Carla Casciari, con la quale chiede alla Giunta di “individuare, nell’ambito dei repertori regionali dei profili professionali minimi e degli standard minimi di percorso formativo della Regione Umbria, gli standards per il conseguimento della qualifica professionale di maestro di danza”. Inoltre Casciari chiede all’Esecutivo di Palazzo Donini di “sollecitare, nei tavoli nazionali di confronto fra Governo e Regioni, l’individuazione e diffusione di buone pratiche sul tema insieme alla definizione di definiti standards e percorsi per l’esercizio di attività di formazione nelle arti coreutiche in particolar modo quando queste sono rivolte a bambini e ragazzi”.

Nell’atto si legge che “la danza, nelle sue diverse declinazioni artistiche e attività, svolge un ruolo formativo che completa la crescita dei ragazzi rappresentando, oltre che un momento di partecipazione e di condivisione, uno spazio per promuovere una cultura dell’inclusione e dell’integrazione, di promozione di corretti stili di vita e uno strumento di espressione personale. La danza è una disciplina ampiamente praticata in tutta Italia e sul tutto il territorio nazionale si stima che le scuole siano oltre 15mila. Altrettanto numeroso è il numero dei praticanti che, a livello nazionale, sono stimati intorno ai due milioni, un dato che comprende molti bambini, bambine, ragazze e ragazzi. In Umbria si parla di circa 60 scuole che accolgono intorno ai 6mila bambini iscritti. Pertanto una così diffusa presenza di scuole di danza richiede, anche in Umbria, una particolare attenzione da parte dell’amministrazione regionale che dovrebbe definire standards qualitativi non solo per quello che riguarda la trasmissione di competenze artistiche, ma anche per la conoscenza dei metodi di comunicazione e relazione tra alunni ed insegnanti”.

“Si ritiene necessario anche per l’Umbria – spiega la mozione – fornire adeguate forme di sicurezza in ordine alla professionalità degli operatori agli allievi, alle famiglie e in ultimo alle istituzioni anche in considerazione dei progetti che normalmente si realizzano, ad esempio, tra le scuole di ogni ordine e grado ed alcune scuole di danza del territorio. La previsione di una regolamentazione regionale su specifici percorsi formativi, già disciplinata in altre regioni, non si configurerebbe come un obbligo per gli insegnanti ma piuttosto come uno strumento di garanzia per chi possiede già capacità, conoscenze e una professionalità costruita in anni di esercizio dell’insegnamento e che quindi merita di essere formalmente riconosciuta. Allo stesso modo consentirebbe di conseguire la qualifica a chi volesse intraprendere questa professione”. RED/dmb

 

Fonte, Acs News 10 novembre 2016