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maggio 2018

Carla

SESSIONE EUROPEA: APPROVATA ALL’UNANIMITÀ DEI PRESENTI LA PROPOSTA DI RISOLUZIONE 2018

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Carla(Acs) Perugia, 29 maggio 2018 – L’Assemblea legislativa dell’Umbria ha approvato all’unanimità dei presenti (Pd, SeR, FI, Misto-Mdp, Misto-Umbria Next, Misto-Rp Italia Civica) la proposta di risoluzione alla base della Sessione europea 2018, che era stata elaborata in Prima Commissione consiliare. Il documento, denominato ‘Sessione regionale europea 2018. Indirizzi relativi alla partecipazione della Regione Umbria alla fase ascendente e discendente del diritto europeo, con particolare riferimento al Programma di lavoro della Commissione europea per il 2018’, racchiude tre atti: il Programma di lavoro della Commissione Europea per il 2018, la Relazione sullo stato di conformità dell’ordinamento regionale agli atti normativi e di indirizzo emanati dall’Unione europea e il Rapporto sugli Affari europei.

La riunione è iniziata con quasi un’ora di ritardo a causa della protesta relativa alle vicende della crisi di governo nazionale messa in atto, con l’esposizione di cartelli e vivaci scambi di battute con gli altri colleghi, dai due consiglieri regionali del M5S, Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari. Dopo una interruzione all’inizio della seduta e una riunione della conferenza dei capigruppo hanno regolarmente preso avvio i lavori, cui non hanno però preso parte i consiglieri Liberati e Carbonari.

 

RELATORE

Andrea SMACCHI (Pd – Presidente Prima Commissione): “OCCORRE PIÙ EUROPA, SICURAMENTE RIFORMATA, un’Europa del lavoro e del sociale, meno burocratica, dove i bilanci vanno rispettati, ma dove in momenti di difficoltà sociali si incentivino politiche espansive. Senza l’Europa il Paese e anche l’Umbria sarebbero più deboli nell’affrontare le sfide globali. LA SESSIONE REGIONALE EUROPEA fa il punto sulle relazioni tra le politiche regionali e quelle europee, un fondamentale momento di confronto tra l’Assemblea Legislativa e la Giunta sulle iniziative presentate dalla Commissione europea nel programma di lavoro annuale per il 2018, denominato ‘per un’Europa più unita, più forte e più democratica’. La Commissione europea si è posta quest’anno il duplice obiettivo di concludere il percorso iniziato e di porre le basi per costruire l’Europa che verrà. IL RAPPORTO SUGLI AFFARI EUROPEI riporta le relazioni annuali sullo stato di avanzamento degli interventi regionali cofinanziati dall’Ue del 2017, con l’elenco dei bandi per i programmi operativi del Fondo sociale europeo, del Programma di sviluppo rurale, del Fondo europeo di sviluppo regionale e le iniziative che si intendono adottare nel 2018. Le risorse complessive disponibili nella programmazione 2014-2020 tra Fse, Psr e Fesr, ammontano per l’Umbria a 1miliardo 693milioni di euro. A queste vanno aggiunti i fondi della riprogrammazione per gli eventi sismici: 56milioni del Fesr e 52 del Psr. Per il FESR il 76 per cento delle risorse sono state concentrate su quattro obiettivi tematici (ricerca e innovazione, agenda digitale, competitività dei sistemi produttivi e sostegno ad un’economia a basse emissioni di carbonio). Per il FSE la concentrazione delle risorse dell’80 per cento è su tre obiettivi (lavoro, inclusione sociale per combattere la povertà, istruzione e formazione). Il PSR per l’Umbria rappresenta il cuore della programmazione con oltre 900milioni di euro e sta dando le migliori performance per la gestione e l’attuazione. Il buono stato di avanzamento del Psr deriva dal fatto che siamo stati l’unica regione ad aprire i bandi nel 2015. Per il FESR, la cui dotazione è di 412milioni di euro, esistono delle difficoltà per quanto riguarda l’attuazione delle misure territoriali: il coinvolgimento dei Comuni nella gestione diretta dei programmi, primo fra tutti l’agenda urbana con risorse per oltre 35milioni di euro, è stato un passo importante, ma che presuppone un supporto costante della Regione per scongiurare il rischio di un loro disimpegno. Il FSE ha 237,5 milioni di euro. Da segnalare la bella esperienza del bando Cresco: nel 2017 sono stati approvati 698 progetti per quasi 1milione di euro, e tra il 2016 e il 2017 si sono creati oltre mille occupati a tempo indeterminato.

Per il FUTURO DELLA POLITICA DI COESIONE la Conferenza delle Regioni, coordinata dall’Umbria, ha presentato al Governo italiano un documento nel quale si sollecita l’Ue a dotarsi di una politica di coesione post 2020 con un finanziamento almeno pari ai livelli attuali. Non è condivisa l’idea di una politica di coesione confinata al ruolo di mero meccanismo di redistribuzione di risorse a favore delle regioni meno sviluppate. La situazione politica nazionale vede proprio il ruolo e la stessa identità dell’Europa al centro del dibattito. L’incarico al professor Cottarelli conferito dal presidente Mattarella a seguito della prolungata e preoccupante crisi istituzionale italiana, con gli attacchi scomposti e irragionevoli che ne sono seguiti, sono la testimonianza di uno scontro istituzionale mai avvenuto prima, che sta minando la stessa tenuta dello Stato. Il punto non è se riformare le regole dell’Europa, tema dibattuto e condiviso, ma il punto vero sono le ragioni più profonde che sono a fondamento dell’Ue che partono dalla moneta unica e finiscono per mettere in discussione lo stesso sistema strategico di alleanze. Le Istituzioni italiane sapranno resistere anche a questo attacco”.

 

PROPOSTA DI RISOLUZIONE

La PROPOSTA DI RISOLUZIONE individua le due priorità per l’Umbria nel programma di lavoro della Commissione europea per il 2018. La prima riguarda la necessità UN NUOVO IMPULSO ALL’OCCUPAZIONE, ALLA CRESCITA E AGLI INVESTIMENTI. Il quadro finanziario pluriennale post 2020 prevede stanziamenti per 1.135 miliardi di euro. Per finanziare nuove e urgenti priorità si prevede di innalzare gli attuali livelli di finanziamento in settori quali la ricerca e l’innovazione, i giovani, l’economia digitale, la gestione delle frontiere, la sicurezza e la difesa. I finanziamenti a favore della politica agricola comune e della politica di coesione dovrebbero invece subire una riduzione. La seconda riguarda il PACCHETTO SULL’EQUITÀ SOCIALE in cui si affrontano i problemi connessi alla mobilità del lavoro e al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale. È inoltre prevista l’istituzione dell’AUTORITÀ EUROPEA DEL LAVORO con tre obiettivi: dare informazioni su diritti e obblighi in situazione di mobilità transfrontaliera e sui servizi disponibili; sostituire la Commissione nella gestione dell’ufficio europeo di coordinamento della rete europea dei servizi per l’impiego; sostenere la cooperazione tra autorità nazionali in situazioni transfrontaliere e aiutarle a garantire che le norme dell’Ue in materia di mobilità siano facilmente ed efficacemente seguite.

 

INTERVENTI

Claudio RICCI (Misto-RpIc): “ESSERE PARTE DELL’UNIONE EUROPEA SIGNIFICA TUTELARE LO SVILUPPO ECONOMICO, QUELLO DELLE IMPRESEE E IL RISPARMIO DELLE FAMIGLIE – In occasione del 66esimo anno del Trattato di Roma, lo scorso anno, il Comitato delle Regioni ne ha enucleato gli aspetti qualificanti: su tutti l’importanza della propria identità nella diversità dei luoghi. Soltanto un’Europa forte può oggi bilanciare il G2 fra Cina e Stati Uniti. Un approccio decentrato significa soprattutto dotare le istituzioni locali (Comuni) di un maggiore livello organizzativo. Le stesse Regioni dovranno cambiare modalità organizzativa adattandosi ad elementi intermedi. È durante la lettura dei bilanci regionali che si scopre l’importanza del contributo europeo. Le risorse libere del nostro bilancio equivalgono a 200milioni di euro annui. Nel settennato 2014-2020 vengono messi a disposizione fondi comunitari per 1,7 miliardi di euro. Risorse fondamentali per la soluzione di molte problematiche territoriali. Tuttavia diventa necessità una maggiore semplificazione delle misure. Il 4 marzo del prossimo anno l’Unione europea passerà a 27 Stati membri. Bisogna puntare ad una maggiore velocità nell’approvazione dei trattati che determinerà una maggiore efficacia ed efficienza della stessa UE. Quando viene auspicata la modifica del parametro Pil-Deficit (oggi indicata sotto il 3 per cento) è importante evidenziare che questo potrebbe avvenire anche senza uscire dall’UE, ma attraverso un ruolo sempre più incisivo nel contesto della discussione europea. Si tratta infatti di un parametro che non fa parte dei trattati, ma di un regolamento. E non è vero che l’Italia contribuisce all’UE senza ricevere nulla. Da dati ufficiali è possibile vedere come negli ultimi 10 anni l’Italia ha contribuito per 14 miliardi all’anno ricevendone indietro 12. Non ce la possiamo prendere con gli altri se non siamo riusciti a fare quanto dovevamo e su cui ci erravamo impegnati. Dobbiamo intervenire per eliminare sprechi, inefficienze, ottimizzare quegli 830 miliardi di euro di spesa pubblica annuale. Essere parte dell’UE significa poter tutelare lo sviluppo economico, quello delle imprese. Significa tutelare il risparmio delle famiglie”.

 

CARLA CASCIARI (PD): “TUTTI I LIVELLI ISTITUZIONALI, A COMINCIARE DA QUELLI LOCALI, DEVONO IMPEGNARSI NELLA COSTRUZIONE DI UN’IDENTITÀ EUROPEA CONDIVISA – Essere o non essere in Europa è un tema su cui serve che anche in quest’Aula si prenda posizione. Tutti i livelli istituzionali, a cominciare da quelli locali, devono impegnarsi. Abbiamo bisogno di maturare ancora una vera unione, non solo monetaria. Impegniamoci nella costruzione di una identità europea condivisa. I Paesi membri sono cresciuti più di quelli che compongono gli Stati Uniti d’ America. La Commissione si appresta a scrivere regole comuni per una economia circolare, lo sviluppo dell’energia verde, la tutela dell’ambiente, scrivere norme per garantire i diritti dei lavoratori nel mercato unico, scambi commerciali anche con Paesi emergenti, rispettando i migliori standard di sicurezza. Sicurezza interna, lotta al terrorismo, interoperatività fra gli stati membri, controlli delle polizie internazionali, controllo alle frontiere, gestione seria e condivisa dei fenomeni migratori, un sistema comunitario dia asilo ai richiedenti, cooperazione coi paesi di origine dei migranti. Su tutto questo l’Italia deve essere protagonista. Il futuro della Ue dipende dalla difesa dei valori comuni che ci uniscono, per vivere nella pace, nella libertà, nella tolleranza e nella solidarietà. Per quanto attiene al Rapporto affari europei, è chiara la positiva ricaduta dei fondi sui nostri territori. Per il periodo 2014-2020 vale 1miliardo e 700milioni di euro, con risorse concentrate su obiettivi tematici. In Umbria il 76 per cento delle risorse Fesr sono diretti verso 4 obiettivi tematici: ricerca e innovazione, agenda digitale, competitività dei sistemi produttivi e economia verde. In questi processi la dimensione territoriale va tenuta in forte considerazione. Nel 2021-2027 l’Umbria avrà un ruolo chiave nella politica di coesione. Dopo la Brexit, l’Italia guadagna un 6 per cento in più, vale a dire 2,4 miliardi di euro in più. Dispiace che chi parla di investimenti mirati e di sapere dove vanno i fondi non sia in Aula”.

 

 

Catiuscia MARINI: “IL DESTINO DELL’ITALIA È QUELLO DELL’EUROPA. L’ITALIA È PIÙ FORTE NELL’ESSERE PARTE DELL’UE E LA SUA STORIA LO DIMOSTRA. Esprimo solidarietà al presidente Mattarella. Dobbiamo ricordarci delle opportunità che essere parte dell’Europa ha significato: ha reso più forti le sue imprese in un mercato unico fatto da 500 milioni di cittadini consumatori; ha consentito maggiore attenzione all’inclusione sociale e al welfare che ha reso diversa questa parte del mondo. L’Europa ha fatto della COESIONE UNO DEI PILASTRI PRINCIPALI DELLA CRESCITA. Oggi discutiamo principalmente della politica di coesione e di quella dello sviluppo rurale. Senza il sostegno diretto alle produzione agroalimentari dell’Europa, con il PSR, non potremo garantire né il permanere dell’impresa agricola, né la qualità e la sicurezza alimentare. E non potremmo garantire l’impegno delle imprese a salvaguardia della qualità ambientale e della produzione. Senza il sostegno dell’Europa non avremmo potuto fare tante azioni che hanno prodotto un salto di qualità nelle imprese agricole nel loro rapporto con l’ambiente, come per le infrastrutture dell’acqua, la salvaguardia della qualità del terreno, un uso responsabile della chimica in agricoltura, la trasformazione verso colture più sicure, l’innovazione, la ricerca scientifica e tecnologica nella loro applicazione in agricoltura. Tutto questo mondo nasce attraverso la condivisione di una strategia che è dentro di noi: l’Italia partecipa alla costruzione di queste politiche nella FASE ASCENDENTE, che vanno dalle Regioni al Governo nazionale fino al Parlamento e al Consiglio d’Europa. Cosa che stiamo facendo oggi. La politica di coesione è stata pensata per favorire i ritardi di sviluppo e la coesione delle regioni europee: l’Europa ha tenuto perché al suo interno ha attutito le differenze economiche, sociali e di reddito, compensando le diseguaglianze con politiche attive nel suo interno. Da qui il grande pilastro del FESR, un fondo tutto dedicato alle regioni che sostiene le pmi, che non potrebbero fare innovazione, ricerca e competitività senza politiche pubbliche a loro dedicate. Il terzo pilastro è il FSE, unico fondo tutto dedicato ai cittadini: con politiche per la formazione professionale, politiche attive del lavoro, formazione e istruzione, diritto allo studio, all’alta formazione, sostegno alle competenze e al loro aggiornamento. Senza dimenticare la parte recente dedicata all’inclusione sociale, per sostenere il welfare soprattutto in un periodo di crisi. Per la FASE ATTUATIVA DI QUESTO SETTENNATO abbiamo percentuali di capacità di impegno che sta procedendo in maniera EFFICIENTE, avendo rispettato fino ad oggi i target che ci sono stati assegnati anche di raggiungimento degli obiettivi. Ora stiamo cercando di fare uno sforzo importante per raggiungere gli obiettivi del 2018. Ci sono alcuni strumenti come l’agenda urbana o le aree interne dove gli Enti locali sono protagonisti nell’assegnazione dei lavori, nei bandi sta creando difficoltà. Lo sforzo delle prossime settimane è fare in modo che gli enti locali utilizzino questi finanziamenti e li portino ad innalzare il dato dei pagamenti. Altri bandi stanno dando bene come quello Cresco. Penso anche ad alcuni pilastri, come il sostegno alle medie imprese più competitive per fargli fare un’ulteriore salto di qualità, come a quelle della meccanica, dell’aerospazio, al distretto della chimica e dell’agroalimentare, trascinanti per lo sviluppo regionale. I FONDI EUROPEI CI POSSONO AIUTARE A SUPERARE ALCUNI VINCOLI CHE ABBIAMO COME PAESE: il debito pubblico, la disoccupazione, le infrastrutture. In questo settennato abbiamo voluto pensare insieme i fondi, perché Fse e Fesr si intrecciano come obiettivi per incidere sulle parti strutturali. Penso anche al tema dell’efficienza della Pubblica amministrazione anche per l’utilizzo dei fondi europei. ACCANTO ALLO STATO DI AVANZAMENTO DEL SETTENNATO, LA SFIDA CHE ABBIAMO DI FRONTE È QUELLA DEL FUTURO POST 2020. Tra 20 giorni ci sarà una riunione che deciderà la prospettiva post 2020. I nostri colleghi delle regioni europee hanno avviato già confronti con i Governi nazionali per avere orientamenti su come incidere sui regolamenti che stanno uscendo per il post 2020. Sul come ci arriviamo come Paese dovrebbe farci riflettere. COME REGIONI ABBIAMO CHIESTO DI NON FAR PAGARE SOPRATTUTTO ALLE POLITICHE CHE HANNO CARATTERE REGIONALE I TAGLI DI BREXIT, cioè di fare in modo che le risorse per la politica di coesione e per il Fondo europeo dell’agricoltura siano il più possibile simili a quelle del settennato precedente. Però è evidente che appariamo come Paese chiusi in una bolla nazionale di dibattito interno che sembra sfuggire alle decisioni di sostanza. L’UMBRIA HA USATO IN MANIERA INTELLIGENTE E AMPIA TUTTE LE RISORSE delle programmazioni settennali: non abbiamo mai restituito risorse che ci sono state assegnate. E abbiamo contribuito a fare anche cose strutturali con questi programmi: dal sistema regionale degli acquedotti a quello dei sistemi di depurazione, dal patrimonio storico artistico ai beni culturali, dai Piani urbani complessi alle riqualificazioni di patrimonio immobiliare pubblico e di zone strategiche, dalle infrastrutture rurali agli invasi a supporto dell’agricoltura. NON C’È UN PEZZETTO DELLE SCELTE STRUTTURALI CHE ABBIAMO AFFRONTATO IN QUESTA REGIONE CHE NON HANNO INSIEME UNA PARTE DI QUESTE POLITICHE. Però siamo un Paese che fa fatica a usare in maniera intelligente le risorse che ci sono date. Dobbiamo essere più forti e competitivi all’interno della Unione europea”.

 

DICHIARAZIONI DI VOTO

Claudio RICCI (Misto-RpIc), dopo aver assicurato il suo voto favorevole, ha rimarcato l’importanza di un atto ricognitivo rispetto alla situazione legata ad Agea (soggetto pagatore fondi europei per l’agricoltura) prevedendo una “attivazione propulsiva attraverso una risoluzione unitaria. Altro punto rilevante – ha detto Ricci – è la previsione di una adeguata formazione ed aggiornamento professionale rispetto all’innovazione tecnologica. In ultimo – ha concluso – vorrei rimarcare come la Presidenza della Repubblica rappresenti un ‘Istituto’, ultimo e caposaldo della democrazia. Non può essere pertanto indebolito perché si indebolirebbe l’intero quadro democratico”.

 

Silvano ROMETTI (Ser): “Si è creato un malcontento tra i paesi che hanno aderito per primi all’Unione. Ma non si può tornare indietro. Le Regioni hanno il ruolo prioritario di interloquire con l’Europa per gestire le risorse comunitarie. Dobbiamo migliorare sul versante delle risorse indirette, quelle elargite in base ai progetti, che devono essere competitivi e di qualità”.

 

Sergio DE VINCENZI (misto Umbria next): “Non possiamo escluderci dal confronto e dalla partecipazione sugli sviluppi economici, culturali e sociali dell’Europa. Serve una spinta verso un cambio di passo mirato alla redistribuzione della ricchezza: i fondi che arrivano in Regione, anche in agricoltura, devono essere redistribuiti sul territorio e tra le imprese. Siamo rimasti indietro sui finanziamenti per le aree interne inoltre è importante poter sfruttare le risorse per ottimizzare il sistema regionale dei trasporti”.

 

Gianfranco CHIACCHIERONI (Pd): “L’Umbria può essere capofila di un nuovo protagonismo nei rapporti con le Regione d’Europa. La Brexit è stata una delle vicende più negative per l’intera Europa, che non può fare a meno dell’Inghilterra. I nostri giovani si dovranno confrontare con le grandi aree di confronto, da cui emergono stimoli sul piano economico e culturale. Va ripensato il rapporto con il continente africano. Dobbiamo creare forme di collaborazione e partenariato, avvicinando l’Europa alla nostra comunità regionale”.

 

Roberto MORRONI (FI): “Le forze politiche autenticamente democratiche devono stigmatizzare i comportamenti che offendono l’autorevolezza di un organo che rappresenta la volontà popolare. In alcune manifestazioni si ravvisa un infantilismo politico che porta a confondere ciò che è giusto con ciò che è sbagliato. Lo stesso vizio che porta sempre a dare la colpa all’Europa per questioni che riguardano la fatica a fare i conti con la realtà che spesso caratterizza il nostro Paese. Non c’è futuro diverso dalla nostra presenza in Europa. Dobbiamo sviluppare la capacità a partecipare con efficacia ai bandi europei, sostenendo le Amministrazioni comunali in questa azione”. DMB/AS/MP/PG

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MEZZI PUBBLICI: “AGEVOLAZIONI PER STUDENTI SCUOLE SECONDARIE CHE STIPULANO ABBONAMENTI” 

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20171114_120356(Acs) Perugia, 24 maggio 2018 – L’Aula di Palazzo Cesaroni ha deciso di rinviare in Commissione una mozione della consigliera Carla Casciari (PD) che mirava ad impegnare la Giunta regionale a “valutare l’opportunità di applicare  sconti per gli abbonamenti al trasporto pubblico scolastico sulla base dell’Isee del nucleo familiare, che contempli anche la gratuità dei mezzi per gli studenti appartenenti a famiglie che abbiamo un indicatore Isee inferiore a 10mila 632 euro, valore preso a riferimento dalla stessa Giunta per il bando relativo alla gratuità o semigratuità dei libri di testo scolastici”.

L’invito del rinvio dell’atto in Commissione per approfondire la proposta e per quantificare soprattutto la parte economico finanziaria è arrivato dall’assessore ai Trasporti, Giuseppe Chianella, che ha comunque fatto seguito all’auspicio del consigliere Mancini (Lega) e alla disponibilità già precedentemente mostrata dalla stessa promotrice Casciari.

Nella presentazione all’Aula del documento, Casciari ha evidenziato l’importanza di “consentire alle famiglie degli studenti di acquistare anche abbonamenti mensili e trimestrali ed introdurre una serie di agevolazioni e di riduzioni sulle tariffe previste per i biglietti multi-corse, urbani ed extraurbani, che per la singola corsa”.

Casciari ha spiegato che “nonostante il continuo impegno finanziario che la Regione Umbria ha posto in essere negli anni, il tema del diritto allo studio, in particolare nella scuola dell’obbligo, impone, alla luce del mutato contesto socio economico, di individuare misure che rendano meno gravoso per le famiglie il diritto all’istruzione dei figli. Uno dei servizi indispensabili per gli studenti è proprio quello del trasporto pubblico, urbano ed extraurbano. È quindi necessario realizzare un modello in grado di garantire una vera uguaglianza e una pari opportunità a tutti gli studenti, in particolare verso quei nuclei familiari che si trovano in condizioni economiche disagiate. E una mobilità accessibile a tutti non può prescindere dalla previsione di agevolazioni per l’acquisto di abbonamenti scolastici anche trimestrali e mensili, con una riduzione rispetto al prezzo intero, così come avviene con gli abbonamenti annuali, ed una riduzione del costo dei biglietti multicorsa almeno pari al prezzo stabilito per degli over 65. In base alle attuali tariffe – ha aggiunto Casciari – è previsto un solo tipo di abbonamento annuale scolastico urbano valido dal 1 settembre al 31 agosto dell’anno successivo al prezzo di 296 euro (anziché 398 euro dell’abbonamento ordinario). Invece, per l’abbonamento scolastico extraurbano il costo è calcolato sulla base del chilometraggio previsto e può variare dai 238 euro ai 687 euro l’anno. Sono previsti abbonamenti mensili e trimestrali, e biglietti multicorsa, per gli over 65, ma non per gli studenti. Alcuni Comuni hanno già previsto degli sgravi per l’acquisto degli abbonamenti annuali da parte degli studenti, abbattendo il costo complessivo e prevedendo costi differenziati a seconda dell’Isee familiare”.

Intervenendo sull’argomento, Sergio DE VINCENZI (Misto-Umbria next) ha sottolineato come questo tema sia già stato “sollevato da alcuni Comuni e da altre realtà. La Giunta regionale è pertanto chiamata ad una omogeneità di trattamento in tutti i comuni. Nel passato era prevista una scontistica dal 10 al 30 per cento sugli abbonamenti scolastici, poi questo è stato bypassato ai Comuni che mettono in atto quanto possono. La Regione è chiamata dunque ad intervenire, con misure concrete a sostegno alle famiglie, soprattutto verso quelle con più figli”.
Valerio MANCINI (Lega) ha sottolineato l’importanza di un approfondimento della proposta in Commissione rispetto a molti aspetti propri della tematica in questione, “è importante prevedere strumenti certi per la verifica della certificazione Isee. Serve una ricognizione esatta sulla qualità del servizio ed il prezzo corrisposto”.
L’assessore Giuseppe CHIANELLA ha ricordato che “la Giunta ha sempre riservato la massima attenzione per creare le giuste condizioni affinché gli studenti possano accedere ai percorsi formativi. Già oggi c’è un abbattimento rispetto all’abbinamento ordinario del 30 per cento. Ci sono iniziative sporadiche di alcuni Comuni, ma le portano avanti con fondi propri. Con i Comuni abbiamo lavorato per ottimizzare e migliorare i servizi. Ci sono protocolli, intese ed iniziative che rimarcano un’attenzione particolare verso il mondo degli studenti. La mozione diventa di difficile quantificazione dal punto di vista economico pertanto auspico che possa essere approfondita in Commissione”. AS/

Carla Casciari e Giacomo Leonelli

FINANZIARE CONTRATTI AGGIUNTIVI PER LA FORMAZIONE SPECIALISTICA DEI LAUREATI IN UMBRIA IN AMBITO MEDICO SANITARIO

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Carla Casciari e Giacomo Leonelli

Carla Casciari e Giacomo Leonelli

(Acs) Perugia, 24 maggio 2018 – “Introdurre idonee misure normative, sulla scia e sul modello di quanto già posto in essere dalle altre regioni italiane, per finanziare con risorse regionali contratti aggiuntivi per la formazione specialistica in ambito medico-sanitario”. Lo propone una mozione, firmata dai consiglieri Pd Carla Casciari e Giacomo Leonelli, approvata questa mattina all’unanimità dall’Assemblea legislativa dell’Umbria. Una mozione di analogo oggetto proposta dai consiglieri Valerio Mancini e Emanuele Fiorini (Lega) è stata rinviata in Commissione con il voto unanime dell’Aula.

Casciari, illustrando l’atto di indirizzo, ha evidenziato che “il decreto ministeriale n.104/2013 ha previsto un concorso nazionale e non più regionale per l’accesso alle scuole di specializzazione. La norma prevede che le università possano attivare, in aggiunta ai contratti coperti con risorse statali, contratti aggiuntivi finanziati con altre risorse, da comunicare al ministero dell’Università prima della pubblicazione del bando. A seguito di un confronto con l’Università degli Studi di Perugia, la Giunta regionale, a decorrere dall’anno accademico 2016/2017, ha attivato sei contratti aggiuntivi la cui copertura finanziaria è garantita dal bilancio regionale. Alcune Regioni stanno adottando delle misure per agevolare la formazione medico-specialistica regionale prevedendo nello specifico che l’erogazione dei contributi per questi contratti aggiuntivi debba essere subordinata alla verifica della provenienza dello specializzando da un percorso di studio conclusosi nelle sedi universitarie regionali. Allo stesso modo l’Umbria, per favorire la permanenza di chi si è formato in Umbria e conosce le strutture sanitarie che ha frequentato di prevedere che le borse di studio, quindi i contratti aggiuntivi, possano essere riservate proprio agli studenti formatisi in una delle nostre facoltà di medicina, per continuare a dare un apporto positivo alla nostra sanità”.

Leonelli ha poi sottolineato la volontà “di mettere al centro il diritto allo studio, il mondo della formazione e le professioni mediche. Al tempo stesso si tratta di dare uno strumento concreto a chi merita, a chi ha fatto sacrifici negli anni per poter terminare gli studi. L’obiettivo è di mantenere un profilo di qualità e di eccellenza nel diritto allo studio e nella sanità, facendo salire un ulteriore gradino al sistema regionale”.

L’assessore alla Sanità, Luca Barberini, ha concluso la discussione rilevando che “il tema delle borse di specializzazione e della formazione dei medici è particolarmente complesso. Esiste la difficoltà di trovare, in alcune specializzazioni, personale da utilizzare nei diversi servizi sanitari regionali. Nella medicina d’urgenza, nell’anestesia e nella pediatria ci sono situazioni di grande difficoltà per la carenza di personale. Quando si fanno bandi per l’assunzione di personale in alcune aree mediche non c’è risposta, ma non solo in Umbria.  Le Regioni hanno richiesto quasi 8.569 mila borse di studio nelle diverse specializzazioni ma il ministero dell’Università avrebbe stabilito di sostenerne finanziariamente circa 6.200. Una carenza che si è già registrata negli anni passati e che ha portato alla situazione attuale. L’Umbria, per fare fronte a questa situazione, ha sostenuto anche lo scorso anno 6 borse di specializzazione con fondi propri. Solo il Veneto e la Provincia di Trento sono riuscite a dare una risposta finanziaria al problema, sostenendo i soggetti che provengono dal territorio dell’Ente che ha finanziato la borsa di studio. Questo per rafforzare il legame tra il servizio sanitario e l’università. Per favorire questo processo dobbiamo modificare il testo unico sulla sanità e siamo in condizione di farlo già dai prossimi giorni”. MP/

Carla Casciari 3

PREVEDERE CARTELLA PSICHIATRICA IN FASCICOLO SANITARIO ELETTRONICO

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(Acs) Perugia, 24 maggio 2018 – Nella seduta odierna dell’Assemblea legislativa, sessione dedicata al Question time, il consigliere Carla Casciari (Pd) ha chiesto all’assessore alla Salute, Luca Barberini di chiarire “se e con quali tempistiche la Regione intende ampliare le informazioni raccolte nel ‘fascicolo sanitario elettronico’, inserendovi quelle relative ai disturbi psichiatrici, alla luce della già effettiva disponibilità delle stesse da parte delle istituzioni sanitarie regionali”.

Nell’illustrazione dell’atto, Casciari ha evidenziato che “uno degli obiettivi dell’Agenda digitale regionale è la realizzazione del ‘fascicolo sanitario elettronico’, integrato con sistemi aziendali, ospedalieri, pronto soccorso, reti cliniche, Cup e prenotazioni online. Le informazioni in esso contenute consentirebbero tra l’altro a medici e operatori sanitari di disporre di informazioni tali da rendere tempestivi e appropriati gli interventi in caso di necessità. Ciò varrebbe per tutti i pazienti, inclusi quelli affetti da patologie psichiatriche”.

Casciari ha ricordato anche che  “l’Umbria, secondo i dati del rapporto ‘Osservasalute 2016’, conferma anche nel 2015 un preoccupante primato nell’uso di farmaci antidepressivi. Inoltre i dati Istat sull’ospedalizzazione per disturbi psichici rispetto al luogo di residenza, aggiornati al 2015, confermano che sono ben 2678 (1938 in provincia di Perugia e 740 in quella di Terni) i pazienti affetti da tali disturbi per cui è stato necessario un ricovero presso una struttura. Ad oggi – ha concluso – il fascicolo sanitario elettronico escluderebbe le informazioni relative a trattamenti e cure dei pazienti affetti da disturbi psichiatrici. Se così fosse la sperimentazione del Fse risentirebbe di una lacuna informativa che rischierebbe di compromettere l’efficacia e la congruità del trattamento di cui il paziente potrebbe aver bisogno”.

L’assessore Barberini ha risposto che “il fascicolo sanitario elettronico è uno strumento che la Regione, dopo una fase di sperimentazione di alcuni mesi, introdurrà gradualmente a partire dal secondo semestre 2018. il Fascicolo è sostanzialmente una ‘carta di identità’ della salute del cittadino dove vengono conservate le refertazioni e la storia clinica di ognuno. Il vantaggio è di avere a disposizione uno strumento informatico da dove acquisire e verificare la storia clinica di ognuno e permettere al medico di agire con efficacia e tempestività. L’evoluzione prevede che dopo la prima fase, alimentata dai medici di medicina generale, ce ne sarà una seconda dove nel fascicolo sanitario confluiranno ulteriori documenti sanitari, quali: il verbale di dimissione dei pronto soccorso, la lettera di dimissioni dei presidi ospedalieri, le prescrizioni di specialistica e di farmaceutica e dei referti di radiologia. Il progetto prevede che tutti i dati sanitari confluiscano nel fascicolo sanitario e quindi anche i dati della cartella psichiatrica. Ad oggi ci sono due elementi di criticità che potrebbero ritardare l’acquisizione di questi dati, il primo riguarda le cartelle cliniche psichiatriche, che al momento sono utilizzate solo in quattro strutture sanitarie territoriali. Ulteriore elemento riguarda la definizione, a livello nazionale, dello standard documentale. L’uso del fascicolo sanitario elettronico non può essere limitato al territorio di ogni servizio sanitario regionale, ma deve esistere una accessibilità estendibile al di fuori del territorio regionale in cui il cittadino vive. Lo standard  documentale è dunque elemento imprescindibile per poter caricare ed alimentare i dati del fascicolo elettronico in maniera omogenea e diffusa su tutto il territorio nazionale. Previsto quindi l’inserimento all’interno del fascicolo sanitario elettronico dei dati sulla salute mentale, ma bisogna comunque attendere le indicazioni nazionali affinché i dati vengano caricati in maniera omogenea in tutti i fascicoli sanitari delle Regioni italiane”.

Nella replica, Casciari ha ribadito come il tema sia quello della “disomogeneità tra le strutture psichiatriche. Auspico che venga al più presto sanata questa situazione”. AS/

Data:

Giovedì, 24 Maggio, 2018 – 11:30

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CINGHIALI: “CREIAMO NUOVE OPPORTUNITÀ IN UMBRIA”

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aaaa(Acs) Perugia, 22 maggio 2018 – “Promuovere la bioeconomia come strumento per favorire la crescita e creare occupazione. La valorizzazione sia in termini qualitativi che commerciali della carne di cinghiale può rappresentare, soprattutto nei territori delle aree interne, una opportunità di crescita dell’economia locale e della filiera enogastronomica”. È quanto affermato dal consigliere regionale Carla Casciari (Pd), intervenuta questa mattina al seminario informativo dal tema ‘Fauna selvatica: da problema a risorsa per lo sviluppo locale’, organizzato dalla Federazione italiana dottori in scienze della produzione animale nel Dipartimento di scienze agrarie dell’Università di Perugia.

 

Casciari, che ha parlato di “una carne di qualità, una risorsa per l’occupazione e per il turismo”, ha presentato nei mesi scorsi una mozione dove chiedeva di “sostenere un sistema di filiera corta per valorizzare la carne ottenuta dall’attività di contenimento della specie cinghiale, fino ad arrivare a creare un marchio di qualità da promuovere sul mercato nazionale ed internazionale”.

 

aaaaaa“Il quadro faunistico regionale – ha detto l’esponente del Pd – è profondamente cambiato negli ultimi decenni, con un progressivo abbandono delle zone rurali alle quali è corrisposto un aumento del numero dei capi di cinghiale. La prospettiva di protezione della specie, quindi, è ormai superata. L’obiettivo principale – ha spiegato – dovrà essere quello di sostenere strumenti idonei alla gestione demografica di tale razza, primi tra tutti i piani di contenimento, i tempi di selezione più lunghi, la revisione della normativa nazionale e regionale oltre che un approccio multidisciplinare”.

 

“La Regione Umbria – ricorda Casciari – ha disciplinato il prelievo venatorio del cinghiale riconoscendo agli Ambiti territoriali di caccia il compito di adottare i piani annuali di gestione della specie per il raggiungimento e il mantenimento di una presenza di cinghiale compatibile con la salvaguardia delle colture agricole, dell’ambiente e della fauna. Nonostante ciò, in Umbria, sono ancora ingenti i risarcimenti per i danni in ambito agricolo e per gli incidenti stradali causati dalla fauna selvatica. I risarcimenti – commenta – pesano sul bilancio regionale per quasi 2milioni di euro l’anno, con un aumento dei sinistri (501 nel 2014) a fronte di un aumento dei risarcimenti (un milione 640mila euro sempre nel 2014). Per questo con la legge regionale ‘18/2016’ sono state ridefinite le strategie regionali, prevedendo l’istituzione di un fondo destinato ad interventi attivi di prevenzione del danno da fauna selvatica sulle attività antropiche”.

 

aaaaa“La filiera – ha sottolineato Casciari – oltre alle istituzioni regionali e locali, al Dipartimento di prevenzione del Servizio sanitario e agli Ambiti Territoriali di Caccia, potrebbe coinvolgere attivamente anche i Parchi dell’Umbria, luoghi di maggior presenza delle specie di ungulati, con l’obiettivo finale di creare un marchio locale da promuovere anche sui mercati nazionali ed internazionali”.

 

La mozione – ha spiegato ancora – è ora in discussione nella Commissione consiliare competente per i necessari approfondimenti. Nei giorni scorsi ne abbiamo anche parlato alla presenza dell’assessore regionale Fernanda Cecchini. Si proseguirà con un’audizione, prevista per la metà del prossimo mese. Spero veramente – conclude Casciari – che sarà l’occasione giusta per approfondire con i portatori di interesse il tema dell’abbattimento selettivo e, attraverso un’analisi accurata, arrivare a soluzioni concrete per permettere la creazione in Umbria di una nuova economia locale ed allo stesso tempo per creare le condizioni per l’instaurazione di un sistema di qualità delle carni di selvaggina che poi finiscono sulle nostre tavole”. RED/as

Carla Casciari

SANITÀ: “FAVORIRE LA DIETA APROTEICA PERSONALIZZATA NELLA MALATTIA RENALE CRONICA”

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Carla Casciari(Acs) Perugia, 18 maggio 2018 – “Offrire ai soggetti nefropatici cronici la possibilità di scegliere liberamente i prodotti aproteici più graditi per la loro dieta, nel rispetto dei quantitativi calorici necessari individuati dal nefrologo curante,  e senza alcuna alterazione del tetto di spesa mensile già determinato dalle norme regionali”. E’ quanto chiede il consigliere regionale Carla Casciari (Pd) annunciando la presentazione di un’interrogazione.

 

“L’assistenza al paziente con MRC (malattia renale cronica e insufficienza renale) – spiega – si sviluppa in un arco temporale relativamente lungo, comprendendo una fase conservativa, nella quale si interviene con trattamenti farmacologici e dietetici, e solo successivamente con la dialisi e il trapianto. In particolare, nella prima fase, tutte le complicanze di questa patologia possono essere corrette con il TDN (Trattamento Dietetico Nutrizionale)”.

 

“La Regione Umbria è stata la prima in Italia – continua Casciari – a recepire il piano nazionale delle cronicità in un proprio piano regionale. Ma per quanto riguarda la fornitura di prodotti aproteici si registrano alcuni disagi da parte dei pazienti, in quanto la delibera regionale è antecedente al riconoscimento di tali prodotti come Lea, e comprende prodotti non convertibili tra loro e che sono stati individuati tenendo conto del fabbisogno calorico giornaliero come pane, pasta, farina e biscotti. Questo vincolo ostacola la personalizzazione della terapia e, di conseguenza, c’è il rischio di compromettere anche l’aderenza al TDN in quanto l’acquisto di prodotti diversi e a integrazione, rispetto a quelli considerati nel pacchetto predefinito, è molto oneroso. Va considerato, inoltre, che il pacchetto predefinito e standard non tiene conto delle diverse necessità nutrizionali legate ad età, sesso, attività fisica e costituzione”.

 

“Stiamo parlando di una patologia – sottolinea il consigliere regionale – che può riguardare soggetti sia in età adulta che evolutiva e rappresenta un’importante causa di morbi-mortalità nella popolazione generale. Colpisce, secondo le statistiche, un adulto su dieci. Purtroppo i numeri sono destinati ad aumentare nel tempo per diversi motivi, primo fra tutti l’invecchiamento della popolazione, infatti, la ridotta funzionalità del rene è la conseguenza fisiologica del deterioramento nel tempo dell’organo”.

 

“In questo senso – conclude Casciari – risulta quanto mai urgente implementare la personalizzazione della terapia conservativa e favorire  l’utilizzo appropriato dei prodotti alimentari aproteici, al fine di ritardare quanto più possibile il danno renale e quindi procrastinare il ricorso alla dialisi e/o al trapianto. Quindi, prevenzione e trattamento alimentare diventano essenziali non solo a rallentare il progredire della patologia renale, ma anche a contenere la spesa sanitaria che essa genera”. RED/pg

Carla Casciari

GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO L’OMOFOBIA: “CHI GOVERNA HA L’ONORE E L’ONERE DI DIFENDERE I DIRITTI DI TUTTI”

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Carla Casciari(Acs) Perugia, 17 maggio 2018 – “La tutela dei diritti delle persone discriminate, anche dalle violenze determinate dall’orientamento sessuale, non può essere affidata ad altri ma compete a ciascuno”. E’ quanto dichiara il consigliere regionale Carla Casciari (Pd) in occasione della “Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia”.

“La vicenda di Joan, il bambino nato in Spagna da una coppia di donne, è inaccettabile. Si è dovuti ricorrere al tribunale civile di Perugia – prosegue – per imporre al Comune di trascrivere integralmente l’atto di nascita. Chi governa ha l’onere e l’onore di difendere i diritti di tutti e di ciascuno senza ideologia. La Regione Umbria sta lavorando su questa strada e lo dimostra l’approvazione, avvenuta lo scorso anno, della legge regionale sulle ‘Norme contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale'”.

Annunciando che questa sera prenderà parte, a Perugia, alla rassegna corale “Voci per l’uguaglianza”, una serata di musica e cultura contro le discriminazioni a cura di Omphalos, con il patrocinio della Regione Umbria, Carla Casciari aggiunge: “Apprezzo molto l’attività che porta avanti Omphalos che, grazie anche ai tanti volontari, si impegna ad organizzare iniziative, progetti e battaglie per assicurare alla comunità Lgbti (lesbiche, gay, bisessuali, trans* e intersex) la stessa possibilità di accesso alla quotidianità, per una società laica, democratica e rispettosa dei diritti umani. Ne è un esempio l’attività sportiva dell’associazione che ha lo scopo di lottare contro ogni tipo di discriminazione come, nello specifico, quelle determinate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere, che spesso si concretizza in atti, anche violenti, di bullismo omotransfobico da spogliatoio. Da sempre, infatti, la cultura sportiva è vista come terreno di integrazione e palestra di tolleranza, di inclusione sociale, di uguaglianza, di lotta contro le discriminazioni e la violenza. Questo modo di operare – conclude Casciari – ben si sposa al principio di eguaglianza citato anche nell’articolo 3 della Costituzione italiana: ‘Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali'”. RED/mp

c-assemblea

TERZA COMMISSIONE, DISCUSSA MOZIONE CASCIARI (PD) SU FILIERA CARNE DI CINGHIALE

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c-assembleaL’assessore regionale Fernanda Cecchini ha illustrato ai membri della Terza commissione, presieduta da Attilio Solinas, il nuovo calendario venatorio 2018-2019 che prevede un’intera giornata di preapertura domenica 2 settembre e un’altra mezza giornata (fino alle ore 13) nella domenica successiva, 9 settembre. Discussa anche la mozione di Carla Casciari (Pd) che prevede l’instaurazione di un sistema di filiera corta per valorizzare  la carne ottenuta dall’attività di contenimento della specie cinghiale, arrivando a creare un marchio di qualità da promuovere sul mercato.

 

(Acs) Perugia, 17 maggio 2018 – Nel pomeriggio di ieri l’assessore regionale Fernanda Cecchini ha illustrato ai membri della Terza commissione, presieduta da Attilio Solinas, il nuovo calendario venatorio 2018-2019 che prevede un’intera giornata di preapertura domenica 2 settembre e un’altra mezza giornata (fino alle ore 13) nella domenica successiva, 9 settembre.

SPECIE CACCIABILI E PERIODI
Nei due giorni di preapertura sarà consentita la caccia (esclusivamente da appostamento temporaneo, fisso con richiami vivi e appostamento per gli acquatici) alle seguenti specie: alzavola, marzaiola, germano reale, tortora, colombaccio, cornacchia grigia, ghiandaia, gazza.

A partire dal 16 settembre 2018 sarà consentito cacciare le seguenti specie: quaglia (fino al 29 dicembre); tortora (fino al 31 ottobre); alzavola, marzaiola, germano reale, cornacchia grigia, ghiandaia, gazza (fino al 28 gennaio 2019); tortora (fino al 31 ottobre); allodola, coniglio selvatico, fagiano, merlo, starna, pernice rossa, silvilago (fino al 31 dicembre); fagiano femmina (fino al 29 novembre); beccaccia, beccaccino, canapiglia, cesena, codone, colombaccio, fischione, folaga, frullino, gallinella d’acqua, mestolone, moretta, moriglione, pavoncella, porciglione, tordo bottaccio, tordo sassello, volpe (fino al 31 gennaio 2019); lepre (fino al 9 dicembre).

La caccia al cinghiale viene consentita dal 6 ottobre al 6 gennaio 2019 esclusivamente nei giorni di giovedì, sabato e domenica, ma potranno essere predisposti interventi di contenimento anche nei giorni di settembre in cui è consentito il prelievo venatorio.
La caccia di selezione alle specie daino, capriolo, cervo e muflone, solo in determinate zone e con sufficiente consistenza, è consentita dal 17 giugno al 16 luglio 2018, dal 12 agosto al 30 settembre e dal 1 gennaio al 15 marzo. Dovrà essere osservato silenzio venatorio nei giorni di martedì e venerdì.

Nelle aziende faunistico-venatorie il prelievo delle specie autorizzate (tranne gli ungulati per cui valgono le precedenti date)  inizia il 16 settembre e termina il 31 dicembre, con esclusione delle specie fagiano maschio e femmina, volpe, germano reale e colombaccio, per le quali il termine di chiusura è spostato al 31 gennaio 2019. Nelle aziende agrituristico-venatorie il prelievo delle specie autorizzate ha inizio il 1 settembre 2018 e termina il 31 gennaio 2019.

Per la salvaguardia delle popolazioni svernanti di beccaccia, in occasione di eventi climatici avversi, la regione si riserva la possibilità di sospendere la caccia in occasione di ondate di gelo che si prolunghino per più di tre giorni consecutivi.

Il 4 ottobre, San Francesco, è vietato l’esercizio venatorio in tutto il comune di Assisi.

CARNIERE
Per ogni giornata di caccia è consentito abbattere 2 capi della seguente selvaggina: fagiano, starna, pernice rossa, lepre, coniglio selvatico (di cui 1 sola lepre e 1 sola starna); 10 quaglie (con un massimo di 25 a stagione), 20 capi complessivi fra le specie tordo, merlo e cesena; 10 allodole (con un massimo di 50 a stagione); 10 capi complessivamente fra le specie alzavola, canapiglia, codone, fischione, germano reale, marzaiola, mestolone, moretta, moriglione, folaga, gallinella d’acqua, porciglione, beccaccino, frullino, pavoncella e colombaccio; 3 capi di beccaccia per un massimo di 20 a stagione; 10 tortore con un massimo di 25 a stagione; 20 capi di selvaggina migratoria.

APPOSTAMENTI
Gli appostamenti fissi non possono essere installati a una distanza inferiore a 400 metri da oasi di protezione, zone di ripopolamento e cattura e centri di riproduzione fauna selvatica. Ciascun appostamento fisso non può essere installato a meno di 200 metri da un altro appostamento fisso. Per il colombaccio la distanza deve essere di 500 metri.
Gli appostamenti temporanei devono essere ad almeno 200 metri di distanza da quelli fissi e a meno di 100 metri da oasi di protezione e centri di ripopolamento.
Negli appostamenti fissi è consentito l’uso di richiami vivi con limite massimo di 40 unità di cattura e 40 di allevamento. Negli appostamenti temporanei il limite è di 10 unità di cattura e 10 di allevamento.

DIVIETI
Vietato l’utilizzo di richiami vivi accecati o mutilati e richiami acustici elettronici, con o senza amplificazione del suono. Vietata l’attività venatoria nel territorio dei parchi naturali e delle aree protette, nel Parco dei Sibillini, all’interno delle aree contigue del parco di Monte Cucco e del parco fluviale del Tevere.

La Commissione ha discusso con l’assessore Cecchini anche la mozione presentata da Carla Casciari (Pd) circa l’instaurazione di un sistema di filiera corta per valorizzare  la carne ottenuta dall’attività di contenimento della specie cinghiale, arrivando a creare un marchio di qualità da promuovere sul mercato. Tale ipotesi prevede la verifica degli animali e la lavorazione delle carni presso mattatoi specificamente autorizzati.
L’assessore ha detto che per vendere la carne di cinghiale serve una filiera già attrezzata oppure la riorganizzazione di tutto il sistema dei mattatoi. Se ne parlerà con i nuovi Ambiti territoriali di caccia appena operativi e dopo un’audizione con le associazioni venatorie che la Commissione ha previsto in giugno. PG/

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NOCCIOLETI: “ SOSTENERE GLI IMPRENDITORI PROMUOVENDO E VALORIZZANDO LA QUALITÀ DELLE PRODUZIONI LOCALI”

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carla_casciari2(Acs) Perugia, 14 maggio 2018 – “Sostenere gli imprenditori agricoli della nostra regione che si occupano della coltivazione delle nocciole prevedendo strumenti efficaci volti a promuovere e valorizzare la qualità delle produzioni locali di nocciola”. È quanto chiedono alla Giunta regionale i consiglieri Carla Casciari e Gianfranco Chiacchieroni (Pd) annunciando una mozione sul ‘Progetto di filiera corilicola umbra: innovazione ed opportunità per il territorio umbro’.

 

I due esponenti del Pd partono dalla considerazione che “oggi l’Italia rappresenta il secondo player a livello mondiale, dopo la Turchia, con una quota di mercato del 12 per cento nella produzione globale di nocciole, con ottime prospettive di crescita grazie ad un territorio particolarmente vocato alla produzione di qualità, la cui richiesta è sempre maggiore dato l’utilizzo della frutta a guscio in ambito alimentare e gastronomico”.

 

“In questo contesto – scrivono nell’atto – è necessario valorizzare modelli di aggregazione agricola in Umbria, che potrebbero essere incentivati e sostenuti per creare sinergie positive volte alla valorizzazione della produzione locale di nocciole. La nostra regione, infatti, è già nota a livello nazionale e internazionale per la sua vocazione dolciaria, tanto da essere conosciuta anche come ‘Distretto del cioccolato’, questo, grazie alle importanti manifestazioni dedicate che richiamano annualmente migliaia di turisti”.

 

“Proprio per questi motivi – sottolineano Casciari e Chiacchieroni – è necessario seguire l’esempio del percorso intrapreso in Piemonte, Toscana e Lazio, dove la coltura è maggiormente praticata e dove sono stati già attivati protocolli di intesa tra la Regione, l’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare e le principali industrie della trasformazione, nei quali si sostiene un accordo di filiera volto all’espansione della monocoltura della nocciola per coloro che vorranno fare investimenti e proporre la corilicoltura come integrativa a coltivazioni tradizionali”.

 

Per Casciari e Chiacchieroni ritengono che, “in Umbria, tale produzione può rappresentare una concreta opportunità d’impresa, di riconversione e di valorizzazione di ampie zone del territorio agricolo regionale. Inoltre, la produzione in filiera permetterebbe di conseguire alti livelli di qualità del prodotto, di verificare costantemente la tracciabilità delle produzioni e di produrre economie di scala”.

 

“In virtù di questi presupposti – rimarcano i due consiglieri di maggioranza – sarebbe anche necessario coinvolgere l’Università e gli istituti di ricerca al fine di creare le condizioni ed offrire supporto in termini di sostenibilità, valorizzazione vivaistica e qualificazione dei terreni per offrire nuove possibilità di reddito a questa regione. A tale fine – concludono – dovrebbero essere inseriti nei piani di Sviluppo rurale regionale (Psr) 2014-2020, finanziamenti appositi per supportare ed incentivare il comparto anche e, soprattutto, per sostenere gli agricoltori nei primi cinque anni dall’impianto del noccioleto in attesa che la piantagione diventi produttiva”. RED/as

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FORMAZIONE: “FAVORIRE L’ACCESSO AI CORSI REGIONALI PER OPERATORE SOCIO SANITARIO”

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DSC_0122(Acs) Perugia, 8 maggio 2018 – “Consentire ai diplomati nel nuovo corso di studi ‘Servizi per la Sanità e l’assistenza sociale’ l’accesso ai corsi regionali per Operatore Socio Sanitario (OSS) beneficiando di un riconoscimento dei crediti acquisiti, in modo da poter conseguire, in un periodo più breve dei 18 mesi previsti, la qualifica professionale”. Carla Casciari (Partito democratico) annuncia in proposito la presentazione di una mozione spiegando che “la formazione di questa figura professionale è di competenza delle Regioni e delle Province autonome, che provvedono all’organizzazione dei corsi e delle relative attività didattiche”.

 

“Oggi più che mai – afferma Casciari – gli istituti professionali devono rispondere all’esigenza di fornire ai giovani percorsi formativi finalizzati al conseguimento di un titolo di studio, fondati su una solida base di istruzione generale e tecnico-professionale riferita a filiere produttive di rilevanza nazionale che, a livello locale, possano assumere connotazioni specifiche. Hanno un ruolo strategico per la crescita delle persone e del Paese – spiega -, quanto più riescono a raccordare la propria offerta formativa con le opportunità che caratterizzano l’ambito socio economico delle realtà nelle quali insistono. A tale fine è necessario che le istituzioni locali, in casi come questo, facilitino questo percorso incentivando l’occupazione ed offrendo un percorso di studi adeguato, ma allo stesso tempo snello”.

 

Per questi motivi Casciari ritiene che sia “fondamentale uno stretto raccordo del mondo del lavoro con il contesto territoriale, un costante collegamento finalizzato all’inserimento lavorativo con una flessibilità rispondente ai mutamenti normativi e sociali. Nello specifico – aggiunge -, a fronte del recente riordino degli istituti professionali, avvenuto a livello nazionale, è opportuno valutare la possibilità che gli studenti che si diplomano nel percorso di studi ‘Servizi per la Sanità e l’assistenza sociale’ possano accedere ai corsi regionali per OSS beneficiando di un riconoscimento dei crediti per poter conseguire più velocemente tale titolo ed accedere, così, al mondo del lavoro, completando una formazione e concludendo un percorso di studio di fatto già iniziati nei cinque anni di percorso scolastico. Infatti – conclude – questi studenti, al momento del diploma, hanno già acquisito molta della formazione socio sanitaria. Riconoscere loro parte dei crediti – conclude – incentiverebbe la loro partecipazione ai corsi, che andrebbe ad integrare e finalizzare le loro competenze con una qualifica spendibile nel mondo del lavoro”. RED/as