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PIANO PERIFERIE: “SERVE UNA MOBILITAZIONE TRASVERSALE, A PRESCINDERE DAL COLORE POLITICO”

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20180911_161644(Acs) Perugia, 11 settembre 2018 – “Con la mozione urgente che, come primi firmatari, io e la collega Carla Casciari abbiamo voluto presentare oggi all’esame dell’Aula, abbiamo impegnato la Giunta ad attivarsi affinché il Governo ripristini i finanziamenti dei bandi del ‘Piano Periferie’, che per Perugia e Terni prevedevano investimenti per 30 milioni di euro, anche attraverso la sollecitazione in tal senso di interventi da parte dei parlamentari umbri”. Lo dichiara il consigliere regionale del Partito Democratico Giacomo Leonelli.

 

“È di stanotte la notizia – spiegano Giacomo Leonelli e Carla Casciari – che gli emendamenti per il ripristino delle risorse per il Piano periferie sono stati bocciati, quindi il provvedimento adesso andrà in Aula. Ci sono stati degli errori nell’iter parlamentare, anche da parte delle opposizioni, e ne sono seguite contestazioni, ma gli unici che possono porvi rimedio sono coloro che rappresentano oggi la maggioranza in Parlamento. I governi Renzi e Gentiloni hanno voluto finanziarie tante città italiane, con una grande intuizione, e molti e significativi erano gli interventi che potevano essere messi in campo con gli oltre 30 milioni di euro destinati a Perugia e Terni”.

 

“Ci siamo quindi rivolti – proseguono Leonelli e Casciari – ai rappresentanti della Lega a Palazzo Cesaroni, perché venisse interrotta la retorica per cui, da una parte, fanno i buoni ed hanno a cuore gli interessi del popolo ma, dall’altra, poi non mollano niente su ciò che riguarda il governo e il sottogoverno. I consiglieri Fiorini e Mancini, invece, hanno preferito ergersi a difensori d’ufficio del loro Governo, perdendo l’occasione di dimostrare che il vero cambiamento non sta nel difendere gli interessi di parte, ma nell’avere il coraggio di mobilitarsi anche in modo trasversale quando si tratti di battersi per gli interessi del proprio territorio, anche in contrapposizione con gli esponenti nazionali del proprio partito”. RED/mp

Carla Casciari

“RIPRISTINARE LE RISORSE DEL BANDO PERIFERIE” – MOZIONE APPROVATA A MAGGIORANZA

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Carla Casciari(Acs) Perugia, 11 settembre 2018 – L’Aula di Palazzo Cesaroni ha approvato a maggioranza (16 sì di Pd, SeR, Misto-MdP, Misto RP-IC, Misto Umbria-Next, Forza Italia, 4 astensioni Lega e M5S) una mozione “urgente” presentata stamani in Aula dai consiglieri del Partito democratico Giacomo Leonelli e Carla Casciari, cui si sono aggiunte poi le firme dei consiglieri Brega, Guasticchi (Pd), Rometti (Ser), Solinas (misto-MDP), Morroni (FI), Squarta (FDI), Ricci (misto-Rp/Ic), e De Vincenzi (misto-Umbria next). Con l’atto si chiede alla Giunta di impegnarsi affinché il Governo ripristini i finanziamenti dei bandi del “piano periferie” per Perugia e Terni, anche attraverso la sollecitazione di interventi da parte dei parlamentari umbri. Il gruppo M5S ha chiesto e ottenuto la votazione separata del documento, e sulla prima parte (premessa e considerazioni) ha votato no insieme alla Lega, mentre sulla parte dispositiva si sono astenuti sempre insieme al partito del Carroccio.

 

INTERVENTI

 

Giacomo LEONELLI (PD): “È di stanotte la notizia che gli emendamenti per il ripristino delle risorse per il Piano periferie sono stati bocciati, quindi il provvedimento adesso andrà in Aula. SERVE UNA MOBILITAZIONE TRASVERSALE, A PRESCINDERE DAL COLORE POLITICO, PER POTER INVESTIRE NEI LUOGHI DIMENTICATI, che senza un presidio di comunità, figlio anche degli interventi che potevano essere messi in campo con gli oltre 30 milioni di euro per Perugia e Terni. Luoghi desertificati che sono utili alla criminalità. I governi Renzi e Gentiloni hanno voluto finanziarie tante città italiane, con una grande intuizione, ridando un’anima a quei luoghi grazie al lavoro dei Comuni. Ci sono stati degli errori nell’iter parlamentare, anche da parte delle opposizioni, e ne sono seguite contestazioni, ma gli unici che possono porvi rimedio sono coloro che rappresentano oggi la maggioranza in Parlamento. Mi rivolgo quindi ai rappresentanti della Lega in quest’Aula: interrompiamo la retorica per cui da una parte fate i buoni che avete a cuore gli interessi del popolo ma poi non mollate niente su ciò che riguarda il governo e la sua amministrazione. Oggi gestite il potere vero, avete una maggioranza politica omogenea, il nostro auspicio è che lavoriate nell’interesse dell’Umbria, come noi abbiamo fatto per avere un Freccia rossa in Umbria, per il riconoscimento del danno indiretto del sisma, per la ex-Fcu, l’edilizia scolastica, lavorate dunque per il bene della nostra regione. Se lo farete avrete la nostra reale collaborazione istituzionale”.

 

Marco Vinicio GUASTICCHI (PD): “Su temi di così grande rilevanza e che vedono penalizzati soprattutto i due capoluoghi, Perugia e Terni, è AUSPICABILE UN ATTO DI CORAGGIO CHE VADA OLTRE LA RETORICA E DIVISIONE POLITICA. Un segnale di grande maturità da parte di quest’Aula. È necessario dare un segnale forte affinché quelle risorse non vadano utilizzate diversamente da quello che era l’obiettivo originario, di primaria importanza. Un voto unitario rappresenterebbe un segnale locale di forte interesse e legame con il territorio”.

 

Carla CASCIARI (Pd): “SI TRATTA DI UN TEMA DA AFFRONTARE CON URGENZA. QUALCUNO HA DEFINITO L’OPERAZIONE FATTA SUL ‘MILLEPROROGHE’ ‘UN FURTO CON DESTREZZA’, esercitato soprattutto da chi al Governo si professa paladino della sicurezza e dell’ordine pubblico. Parliamo di oltre un miliardo di euro congelati, risorse che mettono in difficoltà non solo Perugia e Terni, ma moltissimi altri Comuni. In Italia anche l’Anci nazionale ha sollevato stupore essendoci convenzioni firmate tra istituzioni locali e Governo Gentiloni e con molti dei progetti in esecuzione. Ad oggi, quindi, molti di quei progetti sono esecutivi, così come per i 40 dei Comuni di Perugia e di Terni. Nel caso specifico di Perugia, parliamo di riqualificazione di aree difficili quali Fontivegge, Madonna Alta e zona del Belocchio con interventi urbanistici, di implementazione di servizi e di riqualificazione di aree verdi, alcuni dei quali cofinanziati persino da imprenditori privati. La sicurezza non si può perseguire solo respingendo i barconi, ma c’è bisogno di risorse concrete nell’interesse dei cittadini che chiedono maggiore sicurezza sociale specialmente nelle periferie”.

 

Emanuele FIORINI (LEGA): “Ieri, nella conferenza dei capigruppo non è stata prevista la discussione di questa mozione, altrimenti mi sarei espresso nel merito. È chiaro che il vostro intento è quello di strumentalizzare la situazione, e mi dispiace che altri soggetti siano entrati nella vostra rete. La verità è che il PD di Renzi ha promesso soldi che non poteva spendere. Alla luce della sentenza della Corte Costituzionale è chiaro che si è trattato soltanto di uno spot elettorale del partito democratico. Ma a tutto questo LA LEGA VUOLE PORRE RIMEDIO, CERCANDO LA SOLUZIONE MIGLIORE PER DISTRIBUIRE LE RISORSE TRA I TUTTI I COMUNI INTERESSATI, con particolare riguardo verso quelli in stato di dissesto, per i quali il Governo, i nostri parlamentari, sono intenzionati a fare tutto il possibile. Questa mozione è dunque insignificante e non plausibile”.

 

Claudio RICCI (Misto-Rp/Ic): “Da anni si parla di ‘terzo paesaggio’ consistente nel rammendo, riqualificazione, riciclo dei volumi e degli spazi. Da qui i progetti di Perugia e Terni. Tali elementi urbanistici introducono parametri specifici. Alcune idee progettuali discendono dal dossier che fu presentato qualche anno fa in occasione della proposizione di Perugia, Assisi ed altre città dell’Umbria, come Capitale europea della cultura 2019. L’Anci, a livello nazionale, ha fatto la stima del complessivo delle risorse bloccate, che non sono solo quelle tecnicamente pubbliche, ma sono anche quelle di cofinanziamento privato e associativo. Il blocco complessivo per la riqualificazione delle aree urbane nelle diverse città è attestato a 3, 8 miliardi di euro. Rappresenta lo 0,5 per cento della spesa pubblica. IL MIO AUSPICIO È CHE LA SITUAZIONE ATTUALE VENGA AL PIÙ PRESTO CORRETTA AFFINCHÉ POSSANO ESSERE ATTIVATE LE CONVENZIONI GIÀ FIRMATE. Auspico dunque che questa Assemblea voti in maniera convergente su un piano di sviluppo e recupero di aree incompiute, sia a livello urbanistico che edilizio”.

 

Marco SQUARTA (FDI): “Queste risorse sono importantissime e si avvalgono di protocolli e convenzioni firmate per un ammontare di 16milioni di euro per il Comune di Perugia e 14per il Comune di Terni, da destinare alla riqualificazione di periferie e parti delle città che si trovano in sofferenza. C’È STATO UN LAVORO ENORME DURATO QUATTRO ANNI PER UN PIANO DI RIQUALIFICAZIONE MAI VISTO, E NON CAPISCO PERCHÉ DEBBA ESSERE ANNULLATO, DATO CHE SONO SOLDI NECESSARI PER LE CITTÀ. Senza strumentalizzare, cerchiamo di rimediare agli errori commessi e fare in modo che i capoluoghi abbiano le risorse che servono per riqualificare le città, sennò sarebbe come togliere ossigeno alla lotta alla criminalità. Non sono sprechi di risorse pubbliche ma risorse necessarie per motivi importanti”.

 

Andrea LIBERATI (M5S): “Mi sembra chiaro che questo documento trasudi malafede, perché sarebbe stato corretto ricordare anche che c’è stata una votazione unanime dei gruppi politici sul bando periferie e una sentenza della Corte Costituzionale che ha un peso notevole. STIAMO PARLANDO DI UN DIFFERIMENTO DI ALCUNI MESI PER LA VERIFICA DEI PROGETTI. C’ERANO CARENZE PROGETTUALI E VERIFICHE CHE DOVEVANO ESSERE SVOLTE dal governo precedentemente in carica. Non buttiamola in caciara quindi, il documento è carente. Chiediamo la votazione per parti separate. La pianificazione urbanistica di Fontivegge, per fare un esempio, è stata sbagliata negli ultimi decenni, il tentativo di intervenire merita i necessari approfondimenti ma bisogna comprendere tutti i passaggi effettuati, sono stai fatti molti arrosti e rischiamo di farne di nuovi. Sicurezza urbana e degrado sociale sono frutto della pianificazione urbanistica fatta negli anni scorsi. Alcune parti delle città sono fuori controllo, circolano persone prive di documenti e di autorizzazioni a stare qui, ricordo il caso del giovane di Terni ucciso da un falso profugo rientrato clandestinamente in Italia, dove non doveva esserci. Servono più passaggi”.

 

Eros BREGA (Pd): EVITIAMO LE STRUMENTALIZZAZIONI POLITICHE. Avete sbagliato sul piano periferie, che penalizzerà le città a vostra guida. CON QUESTO ATTO ABBIAMO RACCOLTO IL GRIDO DI DOLORE DEL SINDACO DI TERNI. Ho sottoscritto questa mozione solo per evitare che gli esponenti della Lega lasciassero soli i loro sindaci. E credo che dovreste votare questo atto. La sentenza delle Corte Costituzionale deriva dal ricorso della Regione Veneto su un altro tema. Poi è stata strumentalizzata. È imbarazzante che il Governo regionale a guida Pd faccia una battaglia in difesa dei vostri sindaci. Noi facciamo una battaglia per gli umbri. Voi state penalizzando i cittadini che vi hanno votato per guidare la città di Terni. C’è un’altra penalizzazione per le città umbre fatta dal Governo della Lega: quella sul progetto scuole sicure per la lotta alla droga. E su questo presenterò una mozione. Smettiamola con lo scontro politico su queste cose. Sulle periferie c’è una situazione imbarazzante per tutti”.

 

Valerio MANCINI (LEGA): “IL FINANZIAMENTO DEI PROGETTI ESECUTIVI DELLE PERIFERIE VERRÀ INSERITO NELLA LEGGE BILANCIO. Questo dice il Governo. Quindi la discussione di oggi non ha senso. Anche perché tutti i parlamentari hanno votato a favore di questo emendamento. Dobbiamo dare atto a questo Governo che vuole analizzare la conformità dei progetti su periferie. Le emergenze delle periferie sono tante, spesso dovute ad una scellerata invasione che c’è stata in questi anni. Perugia aveva avviato anche una fase di progettazione, con convenzioni già firmate. Ora stiamo parlando del congelamento di 1,4 milioni di euro, ma in questi anni avete speso 5miliardi di euro per l’accoglienza. Le periferie in questi anni sono state massacrate. Non è stato cancellato nulla. Questo atto ha creato disorientamento, ma c’è la volontà del Governo di riportare chiarezza e di fare scelte importanti”.

 

Silvano ROMETTI (SER): “La commissione parlamentare ha ribadito giusto ieri sera il proprio no al finanziamento, e bisogna capire cosa significa questa verifica tecnica dei progetti, in quanto essa è già stata fatta, i progetti erano approvati, il problema vero è che FORSE DIETRO QUESTA VERIFICA POTREBBE ESSERCI UN’ALTRA VERIFICA SU QUALI CITTÀ VERSO CUI INDIRIZZARE LE RISORSE. Non vorrei che si togliesse a qualcuno per dare a qualcun altro”.

 

Roberto MORRONI (FI): “No ad antiche e vetuste liturgie politiche su questi 30 milioni di euro che debbono riversarsi su due città che sono in difficoltà nel risolvere problematiche importanti. È importante rimarcare il carattere fondamentale di queste risorse, così come il grido di allarme dei sindaci. Qui RAPPRESENTIAMO LA VOLONTÀ POPOLARE NON IL PARTITO CHE CI HA ELETTO E SAREBBE UNA BELLA PROVA DI MATURITÀ E SERIETÀ SE SULLA MOZIONE CI SI ESPRIMESSE ALL’UNANIMITÀ”.

 

Catiuscia MARINI (presidente Regione): “DOVREMMO FARE SQUADRA ISTITUZIONALE E CANCELLARE L’EMENDAMENTO. Per questo mi auguro che oggi l’intera Aula voti questo atto, così da dare la possibilità al Governo di cancellare l’emendamento al Milleproroghe. Il metodo usato per il bando periferie, che verrà usato che per altre tematiche, deve preoccupare le nostre comunità territoriali. Mi sorprende che questo accade con un Governo guidato da una forza politica che fino a che stava all’opposizione aveva difeso le competenze delle Regioni ad operare nei loro territori. Negli otto anni in cui ho svolto il ruolo di presidente della Regione abbiamo approvato centinai di progetti per i comuni dell’Umbria: non mi è mai passato per la testa di introdurre una regola che premiasse istituzioni guidate dal centrosinistra. Abbiamo sempre messo in campo azioni in favore dei comuni, indipendentemente dal colore politico dei sindaci. Questo Governo, invece, ha deciso di rappresentare unicamente i suoi interessi e non quelli della comunità. Il bando delle periferie dà copertura per 120 città. Un progetto che nasce dal basso. Inizialmente era pensato solo per le 12 città metropolitane, abbiamo lavorato per estenderlo a tutti i capoluoghi di provincia. E nessuno si è sognato di classificare le città in base alle amministrazioni che le guidavano. Ma abbiamo costruito una operazione per la crescita con soldi pubblici: 2,1 miliardi di fondi dello Stato che fanno da moltiplicatore a 3,8 miliardi. E per l’Umbria stiamo parlando di 30 milioni, ripartiti 16 e 14 tra Perugia e Terni, che mobilitano 45 milioni di investimenti per le nostre due città. Ed è stata costruita una operazione sociale ma anche di sostegno agli investimenti edilizi e infrastrutturali. L’interesse della Regione è fare le opere, non ritardarle. Con questo emendamento si fa un danno sociale ed economico. La sottigliezza dell’emendamento, presentato da due esponenti della Lega e suggerito dal ministero dell’Economia, è il fatto che proroga tutto al 2020. Quindi, per l’oggi, non c’è più bisogno di garantire la copertura finanziaria e si liberano 2,1 miliardi per fare altre cose. Quindi si dice ai Comuni che devono fermare tutto per una mera ragione finanziaria. E nel 2020 bisognerà riprogrammare la copertura finanziaria degli interventi. Ma allora ci sarà un altro Governo. E i comuni che hanno speso soldi, ad esempio per i progetti preliminari, non verranno rimborsati. Vuol dire che Terni si mette l’anima in pace per 10 anni. L’emendamento dice che ora i soldi verranno dati ai comuni virtuosi, che per l’85 per cento sono della stessa regione. Quindi le risorse inizialmente dedicate alle città di tutta Italia si dreneranno al 95 per cento in una unica regione. Dobbiamo votare questo atto oggi, giorno in cui il presidente del Consiglio riceve l’Anci e può ritirare l’emendamento. Non si deve abbandonare il lavoro serio e scientifico che è stato fatto per il bando sulle periferie. Noi non abbandoniamo Perugia e Terni solo perché di un altro colore politico. Faremo di tutto per tutelare i Comuni in sede legale e istituzionale”. AS/PG/DMB

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CHIESA SANTA MARIA DELL’ASSUNTA IN MONTELUCE: I TEMPI DI SISTEMAZIONE

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20180828_162827(Acs) Perugia, 28 agosto 2018 – Nel corso della sessione dedicata al Question Time della seduta di oggi dell’Assemblea legislativa, il consigliere Carla Casciari (Pd) ha chiesto all’assessore Fernanda Cecchini di “conoscere tempi e modalità con cui verranno realizzati/ultimati gli interventi sulla chiesa di Santa Maria dell’Assunta in Monteluce e quando verrà restituita alla città di Perugia”.

 

Casciari ha evidenziato che l’edificio di culto “è stato dichiarato inagibile dopo il sisma del 2016 e per la sua ristrutturazione da parte del Mibact sono stati stanziati 255mila euro. Per la popolazione quel luogo di culto concorre a rinsaldare la fiducia e il legame con il proprio territorio, consolidando l’aggregato sociale e il tessuto della comunità, che ora deve utilizzare uno spazio provvisorio messo a disposizione nei locali della ‘Nuova Monteluce’. La chiesa di Santa Maria dell’Assunta, dall’indiscusso patrimonio storico-culturale e artistico, rappresenta un punto di riferimento insostituibile per Perugia anche per la sua particolare posizione, all’ingresso del vecchio nosocomio. La Regione Umbria, in attesa della realizzazione ed ultimazione degli interventi sulla chiesa di Santa Maria dell’Assunta, ha stanziato nell’assestamento al bilancio di previsione 2018-2020, 300mila euro per il consolidamento, restauro e adeguamento sismico della chiesetta di Monteluce, situata all’interno del vecchio complesso ospedaliero e di proprietà della Regione, al fine di consegnarla in tempi celeri alla comunità per l’esercizio del culto”.

 

L’assessore Cecchini ha risposto che “per la chiesa di Santa Maria dell’Assunta l’intervento è pienamente finanziato ed è stata affidata la progettazione. Gli uffici, dopo un’interlocuzione con il Ministero proprietario dell’edificio, ritengono che servirà un iter di almeno un anno per far partire i lavori. Si spera che da qui in avanti ci sia un passo più veloce. Anche perché gli abitanti di Monteluce hanno più volte sollecitato l’esigenza di avere un luogo di culto. Per questo la Regione ha stanziato i 300mila per la chiesetta di Monteluce, in attesa della ristrutturazione della chiesa. Ricordo che delle 32 chiese in capo alle diocesi umbre, la Regione ha già autorizzato 30 chiese e in alcune di queste i lavori sono in corso. La procedura è più lenta per gli edifici di proprietà dello Stato”.
Casciari si è detta soddisfatta della risposta. DMB/

Carla Casciari

ASSESTAMENTO BILANCIO 2018: “LA REGIONE INVESTE SU PERUGIA, CITTÀ CAPOLUOGO DI REGIONE”

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Carla Casciari(Acs) Perugia, 31 luglio 2018 – “La Regione Umbria ha riservato, anche con l’assestamento di bilancio 2018, una dotazione finanziaria consistente per la città di Perugia, riconoscendone il ruolo centrale di capoluogo di regione”. Così il consigliere regionale Carla Casciari (Pd) commenta  l’atto approvato nella seduta dell’Assemblea Legislativa di ieri e aggiunge: “I numeri parlano da soli e compensano l’arretramento della Giunta Romizi su temi di grande rilievo per i cittadini quali mobilità, cultura e sport. Passi indietro che hanno fatto perdere alla città la sua tradizionale vocazione innovativa ed internazionale”.

 

Casciari spiega che la Regione Umbria ha deciso di incrementare, per il 2019 e il 2020, “di ben 3milioni di euro i trasferimenti a sostegno degli interventi per la mobilità alternativa; e poi ancora ha stanziato 500mila euro a titolo di cofinanziamento per l’adeguamento e la ristrutturazione del Pala Barton di Pian di Massiano, ad oggi l’unico impianto sportivo al coperto della regione capace di ospitare grandi eventi, sportivi e non solo”.

 

“L’attenzione – prosegue l’esponente del PD – si è concentrata anche sulla Chiesetta interna agli spazi della Nuova Monteluce di proprietà della Regione Umbria: con 300mila euro, infatti, saranno finanziati il consolidamento e il restauro dell’immobile, un primo passo che permetterà al quartiere di riavere un luogo di culto adeguato in attesa della riapertura della Chiesa di Santa Maria Assunta, situata sempre a Monteluce. La Regione Umbria, infine, riconoscendo la rilevanza degli eventi artistico-culturali legati al capoluogo quali fattore di attrazione turistica dell’intero territorio regionale, oltre a sostenere economicamente Umbria Jazz, considerata ad oggi la terza manifestazione di jazz nel mondo in ordine di importanza, anche in questo assestamento ha autorizzato un contributo annuo di 150mila euro a favore della Fondazione Perugia Musica Classica Onlus di cui sono soci il Comune, e l’Associazione Amici della musica, Fondazione Cassa di Risparmio, Associazione Sagra Musicale Umbra di Perugia”.

 

“Queste – spiega Casciari – sono solo le maggiori voci di bilancio che la Regione ha dedicato alla città di Perugia e sul cui mantenimento ho prestato la massima attenzione in sede di discussione del disegno di legge di assestamento. Ritengo infatti – conclude – che l’Amministrazione e la politica regionale debbano riconoscere al Capoluogo e alle sue eccellenze il valore che gli è proprio, soprattutto quando tutto ciò crea indotto per l’economia del territorio”.  RED/tb

Carla Casciari

SICUREZZA: “CON IL PATTO DI VOLONTARIATO LA REGIONE UMBRIA DA’ RISPOSTE CONCRETE AI CITTADINI”

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Carla Casciari(Acs) Perugia, 24 luglio 2018 – “Anche in questo caso la Regione Umbria ha scelto di dare risposte concrete ai cittadini facendosi carico di migliorare la sicurezza delle comunità locali garantendo, allo stesso tempo, i diritti dei migranti con il ‘patto di volontariato’”. Commenta così il consigliere regionale Carla Casciari (Pd) l’approvazione delle integrazioni in materia di sicurezza urbana da parte dell’Assemblea legislativa dell’Umbria.

“L’atto ha una doppia finalità. La prima – spiega Carla Casciari – è quella di superare la condizione di inattività dei migranti in attesa o già titolari di protezione internazionale e umanitaria, temporaneamente ospitati nei centri di accoglienza, attraverso lo svolgimento di attività di pubblica utilità a favore della comunità che li ha accolti. La seconda è di permettere ai Comuni che si sono resi disponibili ad ospitarli di presentare progetti legati alla salvaguardia dell’ambiente, della cura del verde, dell’arredo urbano, del patrimonio, storico, artistico, culturale e religioso sapendo di poter contare sulla copertura assicurativa e di sicurezza sul lavoro per i volontari migranti”.

“Questo provvedimento – sottolinea ancora il consigliere regionale del Partito democratico – consolida un modello di accoglienza fatta di piccoli numeri che ha garantito una gestione inclusiva, governata in modo coordinato da ente Regione, Prefetture, Comuni e Terzo settore. Queste integrazioni in materia di sicurezza urbana – conclude Casciari – non comportano alcun vincolo di ospitalità o di rimborso ma ci caratterizzeranno, ancora di più, come una Regione in grado di parlare di integrazione sociale operando concretamente per realizzarla”. RED/mp

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“QUALI IMPEGNI PER LA VIABILITA’ DELLA NUOVA COLLESTRADA CON L’INSEDIAMENTO DI IKEA?”, QT IN ASSEMBLEA LEGISLATIVA

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20180717_131145(Acs) Perugia, 17 luglio 2018 – Nell’Aula di Palazzo Cesaroni, durante la sessione odierna dedicata alla discussione delle interrogazione a risposta immediata, è stato discusso l’atto ispettivo dei consiglieri regionali del Partito democratico Carla Casciari e Giacomo Leonelli relativo al “progetto della nuova viabilità prevista a Collestrada in conseguenza dell’insediamento di Ikea, che sembrerebbe non tenere comunque in giusta considerazione gli ingenti flussi di traffico provenienti dal nuovo collegamento Perugia–Ancona e dalla E45 direzione nord-sud”.

 

Illustrando l’interrogazione, Casciari ha chiesto di “conoscere l’ammontare delle risorse finanziarie messe a disposizione da Anas, Eurocommercial e Comune di Perugia per la realizzazione degli interventi previsti per la viabilità principale e secondaria e per conoscere i tempi di realizzazione previsti per il nodo di Perugia, in particolare della viabilità di raccordo tra il nuovo svincolo di Madonna del Piano e l’area ospedaliera di Sant’Andrea delle Fratte, così come deliberato dall’Assemblea legislativa nel maggio 2017.  È evidente – ha aggiunto – che la questione della viabilità è di primaria importanza anche per la vivibilità di un’area densamente popolata. Saranno necessarie diverse modifiche urbanistiche in questo territorio nei prossimi anni, al fine di gestire al meglio i tre flussi principali di traffico: la direttrice da Assisi-Foligno che attualmente rappresenta il 40 per cento dei visitatori dell’Ipercoop, quello proveniente da Perugia di altrettanta portata ed il flusso da Nord, che a breve vedrà il raccordo con la Perugia–Ancona in via di completamento. Per niente chiara appare poi la viabilità secondaria e quella di collegamento tra i quartieri. L’obiettivo è di evitare un blocco costante delle arterie stradali, che porterebbe diversi problemi per il traffico cittadino, già abbastanza congestionato”.

 

L’assessore Giuseppe Chianella ha risposto spiegando che “il nuovo complesso Ikea è destinato a diventare il più importante insediamento commerciale dell’Umbria, ma la Giunta al momento non dispone di un progetto compiuto e definitivo. Le risorse aggiuntive per interventi non di competenza Anas dovrebbero essere stanziati dalla società Euro commercial, anche se al momento non è dato conoscerne  l’entità e non sappiamo se il Comune ha intenzione di stanziare fondi aggiuntivi, data la complessità dell’intervento e le potenziali criticità indotte.

 

Il Comune di Perugia vuole predisporre una apposita variante al Piano regolatore, che dovremo valutare. Sull’assetto viario, Anas ha rivelato l’esistenza di un primo studio, che prevede un intervento sullo svincolo di Collestrada con una nuova viabilità complanare che intercetti i veicoli diretti e in uscita dal centro commerciale. Sarebbe prevista una nuova corsia di accesso, aggiuntiva rispetto a quella esistente, con l’ampliamento di un sottopasso e la realizzazione di una rotonda. Ci sarebbero quindi interventi per accedere al centro commerciale evitando il nodo di Collestrada. Il 35 per cento delle risorse stanziate da Anas (73 milioni circa) dovrebbero essere destinate all’adeguamento E45 (ma non alle complanari) mentre il restante 65 per cento dovrebbero servire per lo svincolo di Madonna del Piano.

 

L’avvio della realizzazione della prima parte del nodo di Perugia a Madonna del Piano lascerebbe aperto il problema della seconda tratta (verso Corciano), che per noi rappresenta la priorità assoluta ma che Anas non intende realizzare in quando dedicata a flussi di traffico locali. Si tratta di una questione importante quanto complessa per una riqualificazione della viabilità che tenga conto delle criticità esistenti, che risulterebbero aggravate da un intervento parziale o incompleto. Il progetto potrebbe richiedere verifiche di Via o di Vas, che non sono partite dato che non è stato depositato nessun documento, per questo non siamo in grado neppure di stimare i tempi per il completamento dell’intervento”.

 

Nella replica, Giacomo Leonelli si è detto “perplesso dal fatto che Anas non intenda intervenire sulla parte del Nodo tra Madonna del Piano e Corciano. La Giunta dovrebbe attivarsi con il nuovo Governo per dare attuazione al documento approvato dall’Assemblea. Dalle parole dell’assessore sembra emergere una sorta di gelosia inspiegabile da parte del Comune di Perugia che limita la partecipazione di altri enti a questo progetto, che peraltro riguarda una zona già gravata da problematiche. Non c’è volontà di inseguire cavilli per creare ostacoli, ma quella di salvaguardare la qualità della vita in un’area dove già ci sono criticità e dove vivono molte persone. I tratti dove dovrebbe essere realizzata la complanare appaiono già saturi inoltre manca un progetto di viabilità dedicata per chi proviene da nord (Perugia-Ancona ed E45). Le questioni aperte sono molte e l’Assemblea legislativa deve essere coinvolta in un approfondimento con Anas e Comune, magari con una audizione in Seconda commissione”. MP/

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APPROVATA MOZIONE SU FIGURA “MAESTRO DI DANZA”: “DEFINIRE STANDARD E PERCORSI FORMATIVI”

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danza(Acs) Perugia, 26 giugno 2018 – L’Assemblea legislativa dell’Umbria ha approvato con voto unanime (11) dei presenti (Pd, Ser, Misto-Mdp e Misto-RpIc) una mozione presentata da Carla Casciari (Pd) che impegna la Giunta regionale ad individuare, nell’ambito dei repertori regionali dei profili professionali minimi e degli standard minimi di percorso formativo della Regione Umbria, gli standard per il conseguimento della qualifica professionale di ‘maestro di danza’”. L’atto chiede anche di “sollecitare, nei tavoli nazionali di confronto fra Governo e Regioni, l’individuazione e la diffusione dì buone pratiche sul tema, insieme alla definizione di standard e percorsi per l’esercizio di attività di formazione nelle arti coreutiche, in particolar modo quando queste sono rivolte a bambini e ragazzi”.

 

“La danza – ha spiegato Casciari nell’illustrazione dell’atto – nelle sue diverse declinazioni artistiche e attività, svolge un ruolo formativo che completa la crescita dei ragazzi rappresentando, oltre che un momento di partecipazione e di condivisione, uno spazio per promuovere una cultura dell’inclusione e dell’integrazione, di promozione di corretti stili di vita e uno strumento di espressione personale. La danza è una disciplina ampiamente praticata in tutta Italia. Si stima che le scuole siano oltre 15mila. In Umbria sarebbero circa 60 le scuole con oltre 6mila bambini iscritti. Per altri soggetti che operano a contatto con i bambini ed ragazzi, nell’ambito delle attività a loro dedicate, sono previsti requisiti specifici di professionalità e di formazione pregressa, specialmente per quelle attività con valore educativo e formativo. Pertanto una così diffusa presenza di scuole di danza richiede, anche in Umbria, una particolare attenzione da parte della Regione che dovrebbe definire standard qualitativi non solo per quello che riguarda la trasmissione dì competenze artistiche, ma anche per la conoscenza dei metodi di comunicazione e relazione tra alunni ed insegnanti. Si ritiene necessario, quindi, fornire adeguate forme di sicurezza, in ordine alla professionalità degli operatori, agli allievi, alle famiglie e in ultima alle istituzioni, anche in considerazione dei progetti che normalmente si realizzano, ad esempio, tra le scuole di ogni livello ed alcune scuole dì danza del territorio.

 

“La previsione dì una regolamentazione regionale su specifici percorsi formativi – ha detto Casciari – non si configurerebbe come un obbligo per gli insegnanti, ma piuttosto come uno strumento di garanzia per chi possiede già capacità, conoscenze e una professionalità costruita in anni di esercizio dell’insegnamento e che quindi merita di essere formalmente riconosciuta. Allo stesso modo consentirebbe di conseguire la qualifica professionale a chi volesse intraprendere questa carriera. Altre Regioni – ha concluso – hanno già disciplinato il ‘maestro di danza’ come figura tecnica nell’ambito dello spettacolo, in grado di progettare e condurre lezioni di danza classica, moderna e contemporanea, graduando gli obiettivi didattici in relazione alle caratteristiche psico-fisiche degli allievi”.

 

INTERVENTI:
Claudio RICCI (Misto-RpIc): “Si tratta di un’importante proposta. Negli ultimi anni si è verificata, in Umbria, una forte crescita quantitativa e qualitativa delle scuole di danza, realtà che svolgono un’ampia funzione educativa e per lo sviluppo motorio di moltissimi giovani. Si tratta di una disciplina che trasmette ai giovani la consapevolezza delle proprie qualità ed anche maggiore autostima. È importante quindi cercare strumenti di garanzia ed elementi di qualità prevedendo una nuova figura professionale”. AS/PG

 

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QUESTION TIME SANITÀ: “PIU’ FLESSIBILITA’ PER LA FORNITURA DI PRODOTTI DIETETICI AI NEFROPATICI CRONICI”

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20180626_114409(Acs) Perugia, 26 giugno 2018 – Nella seduta di oggi dell’Assemblea legislativa, il consigliere Carla Casciari (Pd) ha chiesto all’assessore alla Sanità Luca Barberini gli intendimenti della Giunta regionale rispetto alla fornitura dei prodotti dietetici ai nefropatici cronici. Nello specifico, Casciari ha chiesto all’assessore di poter offrire ai pazienti interessati “la possibilità di scegliere liberamente i prodotti aproteici più graditi per la loro dieta, nel rispetto dei quantitativi calorici necessari individuati dal nefrologo curante, e senza alcuna alterazione del tetto di spesa mensile già determinato dalle norme regionali”.

 

“L’assistenza al paziente con malattia renale cronica e insufficienza renale – ha spiegato Casciari – si sviluppa in un arco temporale relativamente lungo, comprendendo una fase conservativa, nella quale si interviene con trattamenti farmacologici e dietetici, e solo successivamente con la dialisi e il trapianto. In particolare, nella prima fase, tutte le complicanze di questa patologia possono essere corrette con il Trattamento dietetico nutrizionale. E ricordo che un ciclo di dialisi annuo costa tra i 30 e i 40mila euro, senza considerare i disagi che comporta. La Regione Umbria è stata la prima in Italia a recepire il piano nazionale delle cronicità in un proprio piano regionale. Ma per quanto riguarda la fornitura di prodotti aproteici si registrano alcuni disagi da parte dei pazienti, in quanto la delibera regionale è antecedente al riconoscimento di tali prodotti come Lea (livelli essenziali di assistenza), e comprende prodotti non convertibili tra loro e che sono stati individuati tenendo conto del fabbisogno calorico giornaliero come pane, pasta, farina e biscotti. Il tetto massimo riconosciuto è di 90 euro. Questo vincolo ostacola la personalizzazione della terapia e, di conseguenza, c’è il rischio di compromettere anche l’aderenza al TDN in quanto l’acquisto di prodotti diversi e a integrazione, rispetto a quelli considerati nel pacchetto predefinito, è molto oneroso. Va considerato, inoltre, che il pacchetto predefinito e standard non tiene conto delle diverse necessità nutrizionali legate ad età, sesso, attività fisica e costituzione. Per questo è importante implementare la personalizzazione della terapia conservativa e favorire  l’utilizzo appropriato dei prodotti alimentari aproteici, al fine di ritardare quanto più possibile il danno renale e quindi procrastinare il ricorso alla dialisi e/o al trapianto”.

 

Nella risposta l’assessore Luca Barberini ha detto che “serve omogeneità di trattamento fra le diverse Regioni e per questo si è attivato un confronto con le altre Regioni, e spero che una soluzione possa arrivare subito dopo l’estate. Con l’inserimento nei Lea di questi prodotti, infatti, è partito un articolato e complesso confronto nella Conferenza delle Regioni con le strutture tecniche e gli assessorati alla salute per arrivare ad un comportamento uniforme in tutte le Regioni. Ricordo che la Regione Umbria aveva deliberato molto prima dei Lea, entrati in vigore l’anno scorso. La delibera dava l’opportunità di fornire questi prodotti dietetici con il contributo del Servizio sanitario regionale, fornendo come massimale mensile ad ogni paziente, due chili e mezzo di pane, tre di pasta, un chilo di farina e un chilo di biscotti. L’interrogazione chiede, all’interno del tetto di spesa complessivo, una diversa composizione dell’articolazione dei prodotti. La composizione è soggetta a una determinata prescrizione e quindi è lo specialista nefrologo che, in base alle caratteristiche del paziente, imposta il regime dietetico e quindi la diversa articolazione. Ma serve un trattamento omogeneo in tutte le Regioni”.

 

Nella replica Casciari ha chiesto che la Regione “modifichi la delibera, come è successo per i celiaci. Credo che sia più semplice che non aspettare la decisione della Conferenza delle Regioni”. DMB/

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SOCIALE: “DALLA GIUNTA REGIONALE SEI MILIONI DI EURO PER PROGETTI SPERIMENTALI RIVOLTI AI SOGGETTI DEL TERZO SETTORE”

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Il consigliere regionale Carla Casciari (Pd) commenta positivamente l’annuncio dell’apertura dell’avviso pubblico per la presentazione di progetti sperimentali rivolto ai soggetti del terzo settore. Per Casciari “l’impegno della Giunta, che ha stanziato oltre sei milioni di euro per la realizzazione di nuovi progetti ed azioni di welfare territoriale, sarà il terreno sul quale misurare la vera sussidiarietà”.

 “Nella nostra Regione esistono le condizioni ideali per sperimentare forme innovative di sostegno ai cittadini; l’impegno della Giunta, che ha stanziato oltre sei milioni di euro, a valere sulle risorse comunitarie Por Fse e Por Fesr, per la realizzazione di nuovi progetti ed azioni di welfare territoriale sarà il terreno sul quale misurare la vera sussidiarietà”. Così il consigliere regionale Carla Casciari (PD) commenta “l’annuncio dell’apertura dell’avviso pubblico per la presentazione di progetti sperimentali rivolto ai soggetti del terzo settore”.

“Obiettivo dell’avviso – spiega Casciari – è quello di promuovere azioni di welfare territoriale che si distinguano dall’ordinaria gestione dei servizi in un’ottica di integrazione e prossimità. In questo modo, oltre ad un miglioramento degli interventi, si potrà generare anche un reale cambiamento nelle relazioni sociali al fine di soddisfare bisogni nuovi che, talvolta, sono difficilmente intercettabili”.

“Questa spinta verso l’innovazione sociale – commenta Casciari – sarà tanto più efficace quanto più forte sarà la rete che si costituirà per partecipare all’avviso; sono, infatti, stati chiamati a co-progettare tutti i soggetti protagonisti del terzo settore: dalla cooperazione alle associazioni di volontariato e di promozione sociale, dalle imprese sociali alle aziende pubbliche di servizi alle persone. Sarà questa la strada per rafforzare e dare il giusto riconoscimento a quell’insieme di forze sociali che quotidianamente offrono il proprio impegno a supporto del sistema locale di welfare”.

“L’avviso pubblico – spiega ancora l’esponente del Partito Democratico – sarà aperto fino al 18 settembre 2018 e i progetti sperimentali dovranno mirare anche al rafforzamento di attività imprenditoriali sociali, offrendo opportunità di rigenerazione di spazi fisici, servizi di assistenza di prossimità, accompagnamento verso l’autonomia, attenzione verso le nuove fragilità sociali”. (Fonte ACS News)

 

Per maggiori informazioni sul bando Progetti Sperimentali del terzo settore , clicca qui

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SESSIONE EUROPEA: APPROVATA ALL’UNANIMITÀ DEI PRESENTI LA PROPOSTA DI RISOLUZIONE 2018

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Carla(Acs) Perugia, 29 maggio 2018 – L’Assemblea legislativa dell’Umbria ha approvato all’unanimità dei presenti (Pd, SeR, FI, Misto-Mdp, Misto-Umbria Next, Misto-Rp Italia Civica) la proposta di risoluzione alla base della Sessione europea 2018, che era stata elaborata in Prima Commissione consiliare. Il documento, denominato ‘Sessione regionale europea 2018. Indirizzi relativi alla partecipazione della Regione Umbria alla fase ascendente e discendente del diritto europeo, con particolare riferimento al Programma di lavoro della Commissione europea per il 2018’, racchiude tre atti: il Programma di lavoro della Commissione Europea per il 2018, la Relazione sullo stato di conformità dell’ordinamento regionale agli atti normativi e di indirizzo emanati dall’Unione europea e il Rapporto sugli Affari europei.

La riunione è iniziata con quasi un’ora di ritardo a causa della protesta relativa alle vicende della crisi di governo nazionale messa in atto, con l’esposizione di cartelli e vivaci scambi di battute con gli altri colleghi, dai due consiglieri regionali del M5S, Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari. Dopo una interruzione all’inizio della seduta e una riunione della conferenza dei capigruppo hanno regolarmente preso avvio i lavori, cui non hanno però preso parte i consiglieri Liberati e Carbonari.

 

RELATORE

Andrea SMACCHI (Pd – Presidente Prima Commissione): “OCCORRE PIÙ EUROPA, SICURAMENTE RIFORMATA, un’Europa del lavoro e del sociale, meno burocratica, dove i bilanci vanno rispettati, ma dove in momenti di difficoltà sociali si incentivino politiche espansive. Senza l’Europa il Paese e anche l’Umbria sarebbero più deboli nell’affrontare le sfide globali. LA SESSIONE REGIONALE EUROPEA fa il punto sulle relazioni tra le politiche regionali e quelle europee, un fondamentale momento di confronto tra l’Assemblea Legislativa e la Giunta sulle iniziative presentate dalla Commissione europea nel programma di lavoro annuale per il 2018, denominato ‘per un’Europa più unita, più forte e più democratica’. La Commissione europea si è posta quest’anno il duplice obiettivo di concludere il percorso iniziato e di porre le basi per costruire l’Europa che verrà. IL RAPPORTO SUGLI AFFARI EUROPEI riporta le relazioni annuali sullo stato di avanzamento degli interventi regionali cofinanziati dall’Ue del 2017, con l’elenco dei bandi per i programmi operativi del Fondo sociale europeo, del Programma di sviluppo rurale, del Fondo europeo di sviluppo regionale e le iniziative che si intendono adottare nel 2018. Le risorse complessive disponibili nella programmazione 2014-2020 tra Fse, Psr e Fesr, ammontano per l’Umbria a 1miliardo 693milioni di euro. A queste vanno aggiunti i fondi della riprogrammazione per gli eventi sismici: 56milioni del Fesr e 52 del Psr. Per il FESR il 76 per cento delle risorse sono state concentrate su quattro obiettivi tematici (ricerca e innovazione, agenda digitale, competitività dei sistemi produttivi e sostegno ad un’economia a basse emissioni di carbonio). Per il FSE la concentrazione delle risorse dell’80 per cento è su tre obiettivi (lavoro, inclusione sociale per combattere la povertà, istruzione e formazione). Il PSR per l’Umbria rappresenta il cuore della programmazione con oltre 900milioni di euro e sta dando le migliori performance per la gestione e l’attuazione. Il buono stato di avanzamento del Psr deriva dal fatto che siamo stati l’unica regione ad aprire i bandi nel 2015. Per il FESR, la cui dotazione è di 412milioni di euro, esistono delle difficoltà per quanto riguarda l’attuazione delle misure territoriali: il coinvolgimento dei Comuni nella gestione diretta dei programmi, primo fra tutti l’agenda urbana con risorse per oltre 35milioni di euro, è stato un passo importante, ma che presuppone un supporto costante della Regione per scongiurare il rischio di un loro disimpegno. Il FSE ha 237,5 milioni di euro. Da segnalare la bella esperienza del bando Cresco: nel 2017 sono stati approvati 698 progetti per quasi 1milione di euro, e tra il 2016 e il 2017 si sono creati oltre mille occupati a tempo indeterminato.

Per il FUTURO DELLA POLITICA DI COESIONE la Conferenza delle Regioni, coordinata dall’Umbria, ha presentato al Governo italiano un documento nel quale si sollecita l’Ue a dotarsi di una politica di coesione post 2020 con un finanziamento almeno pari ai livelli attuali. Non è condivisa l’idea di una politica di coesione confinata al ruolo di mero meccanismo di redistribuzione di risorse a favore delle regioni meno sviluppate. La situazione politica nazionale vede proprio il ruolo e la stessa identità dell’Europa al centro del dibattito. L’incarico al professor Cottarelli conferito dal presidente Mattarella a seguito della prolungata e preoccupante crisi istituzionale italiana, con gli attacchi scomposti e irragionevoli che ne sono seguiti, sono la testimonianza di uno scontro istituzionale mai avvenuto prima, che sta minando la stessa tenuta dello Stato. Il punto non è se riformare le regole dell’Europa, tema dibattuto e condiviso, ma il punto vero sono le ragioni più profonde che sono a fondamento dell’Ue che partono dalla moneta unica e finiscono per mettere in discussione lo stesso sistema strategico di alleanze. Le Istituzioni italiane sapranno resistere anche a questo attacco”.

 

PROPOSTA DI RISOLUZIONE

La PROPOSTA DI RISOLUZIONE individua le due priorità per l’Umbria nel programma di lavoro della Commissione europea per il 2018. La prima riguarda la necessità UN NUOVO IMPULSO ALL’OCCUPAZIONE, ALLA CRESCITA E AGLI INVESTIMENTI. Il quadro finanziario pluriennale post 2020 prevede stanziamenti per 1.135 miliardi di euro. Per finanziare nuove e urgenti priorità si prevede di innalzare gli attuali livelli di finanziamento in settori quali la ricerca e l’innovazione, i giovani, l’economia digitale, la gestione delle frontiere, la sicurezza e la difesa. I finanziamenti a favore della politica agricola comune e della politica di coesione dovrebbero invece subire una riduzione. La seconda riguarda il PACCHETTO SULL’EQUITÀ SOCIALE in cui si affrontano i problemi connessi alla mobilità del lavoro e al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale. È inoltre prevista l’istituzione dell’AUTORITÀ EUROPEA DEL LAVORO con tre obiettivi: dare informazioni su diritti e obblighi in situazione di mobilità transfrontaliera e sui servizi disponibili; sostituire la Commissione nella gestione dell’ufficio europeo di coordinamento della rete europea dei servizi per l’impiego; sostenere la cooperazione tra autorità nazionali in situazioni transfrontaliere e aiutarle a garantire che le norme dell’Ue in materia di mobilità siano facilmente ed efficacemente seguite.

 

INTERVENTI

Claudio RICCI (Misto-RpIc): “ESSERE PARTE DELL’UNIONE EUROPEA SIGNIFICA TUTELARE LO SVILUPPO ECONOMICO, QUELLO DELLE IMPRESEE E IL RISPARMIO DELLE FAMIGLIE – In occasione del 66esimo anno del Trattato di Roma, lo scorso anno, il Comitato delle Regioni ne ha enucleato gli aspetti qualificanti: su tutti l’importanza della propria identità nella diversità dei luoghi. Soltanto un’Europa forte può oggi bilanciare il G2 fra Cina e Stati Uniti. Un approccio decentrato significa soprattutto dotare le istituzioni locali (Comuni) di un maggiore livello organizzativo. Le stesse Regioni dovranno cambiare modalità organizzativa adattandosi ad elementi intermedi. È durante la lettura dei bilanci regionali che si scopre l’importanza del contributo europeo. Le risorse libere del nostro bilancio equivalgono a 200milioni di euro annui. Nel settennato 2014-2020 vengono messi a disposizione fondi comunitari per 1,7 miliardi di euro. Risorse fondamentali per la soluzione di molte problematiche territoriali. Tuttavia diventa necessità una maggiore semplificazione delle misure. Il 4 marzo del prossimo anno l’Unione europea passerà a 27 Stati membri. Bisogna puntare ad una maggiore velocità nell’approvazione dei trattati che determinerà una maggiore efficacia ed efficienza della stessa UE. Quando viene auspicata la modifica del parametro Pil-Deficit (oggi indicata sotto il 3 per cento) è importante evidenziare che questo potrebbe avvenire anche senza uscire dall’UE, ma attraverso un ruolo sempre più incisivo nel contesto della discussione europea. Si tratta infatti di un parametro che non fa parte dei trattati, ma di un regolamento. E non è vero che l’Italia contribuisce all’UE senza ricevere nulla. Da dati ufficiali è possibile vedere come negli ultimi 10 anni l’Italia ha contribuito per 14 miliardi all’anno ricevendone indietro 12. Non ce la possiamo prendere con gli altri se non siamo riusciti a fare quanto dovevamo e su cui ci erravamo impegnati. Dobbiamo intervenire per eliminare sprechi, inefficienze, ottimizzare quegli 830 miliardi di euro di spesa pubblica annuale. Essere parte dell’UE significa poter tutelare lo sviluppo economico, quello delle imprese. Significa tutelare il risparmio delle famiglie”.

 

CARLA CASCIARI (PD): “TUTTI I LIVELLI ISTITUZIONALI, A COMINCIARE DA QUELLI LOCALI, DEVONO IMPEGNARSI NELLA COSTRUZIONE DI UN’IDENTITÀ EUROPEA CONDIVISA – Essere o non essere in Europa è un tema su cui serve che anche in quest’Aula si prenda posizione. Tutti i livelli istituzionali, a cominciare da quelli locali, devono impegnarsi. Abbiamo bisogno di maturare ancora una vera unione, non solo monetaria. Impegniamoci nella costruzione di una identità europea condivisa. I Paesi membri sono cresciuti più di quelli che compongono gli Stati Uniti d’ America. La Commissione si appresta a scrivere regole comuni per una economia circolare, lo sviluppo dell’energia verde, la tutela dell’ambiente, scrivere norme per garantire i diritti dei lavoratori nel mercato unico, scambi commerciali anche con Paesi emergenti, rispettando i migliori standard di sicurezza. Sicurezza interna, lotta al terrorismo, interoperatività fra gli stati membri, controlli delle polizie internazionali, controllo alle frontiere, gestione seria e condivisa dei fenomeni migratori, un sistema comunitario dia asilo ai richiedenti, cooperazione coi paesi di origine dei migranti. Su tutto questo l’Italia deve essere protagonista. Il futuro della Ue dipende dalla difesa dei valori comuni che ci uniscono, per vivere nella pace, nella libertà, nella tolleranza e nella solidarietà. Per quanto attiene al Rapporto affari europei, è chiara la positiva ricaduta dei fondi sui nostri territori. Per il periodo 2014-2020 vale 1miliardo e 700milioni di euro, con risorse concentrate su obiettivi tematici. In Umbria il 76 per cento delle risorse Fesr sono diretti verso 4 obiettivi tematici: ricerca e innovazione, agenda digitale, competitività dei sistemi produttivi e economia verde. In questi processi la dimensione territoriale va tenuta in forte considerazione. Nel 2021-2027 l’Umbria avrà un ruolo chiave nella politica di coesione. Dopo la Brexit, l’Italia guadagna un 6 per cento in più, vale a dire 2,4 miliardi di euro in più. Dispiace che chi parla di investimenti mirati e di sapere dove vanno i fondi non sia in Aula”.

 

 

Catiuscia MARINI: “IL DESTINO DELL’ITALIA È QUELLO DELL’EUROPA. L’ITALIA È PIÙ FORTE NELL’ESSERE PARTE DELL’UE E LA SUA STORIA LO DIMOSTRA. Esprimo solidarietà al presidente Mattarella. Dobbiamo ricordarci delle opportunità che essere parte dell’Europa ha significato: ha reso più forti le sue imprese in un mercato unico fatto da 500 milioni di cittadini consumatori; ha consentito maggiore attenzione all’inclusione sociale e al welfare che ha reso diversa questa parte del mondo. L’Europa ha fatto della COESIONE UNO DEI PILASTRI PRINCIPALI DELLA CRESCITA. Oggi discutiamo principalmente della politica di coesione e di quella dello sviluppo rurale. Senza il sostegno diretto alle produzione agroalimentari dell’Europa, con il PSR, non potremo garantire né il permanere dell’impresa agricola, né la qualità e la sicurezza alimentare. E non potremmo garantire l’impegno delle imprese a salvaguardia della qualità ambientale e della produzione. Senza il sostegno dell’Europa non avremmo potuto fare tante azioni che hanno prodotto un salto di qualità nelle imprese agricole nel loro rapporto con l’ambiente, come per le infrastrutture dell’acqua, la salvaguardia della qualità del terreno, un uso responsabile della chimica in agricoltura, la trasformazione verso colture più sicure, l’innovazione, la ricerca scientifica e tecnologica nella loro applicazione in agricoltura. Tutto questo mondo nasce attraverso la condivisione di una strategia che è dentro di noi: l’Italia partecipa alla costruzione di queste politiche nella FASE ASCENDENTE, che vanno dalle Regioni al Governo nazionale fino al Parlamento e al Consiglio d’Europa. Cosa che stiamo facendo oggi. La politica di coesione è stata pensata per favorire i ritardi di sviluppo e la coesione delle regioni europee: l’Europa ha tenuto perché al suo interno ha attutito le differenze economiche, sociali e di reddito, compensando le diseguaglianze con politiche attive nel suo interno. Da qui il grande pilastro del FESR, un fondo tutto dedicato alle regioni che sostiene le pmi, che non potrebbero fare innovazione, ricerca e competitività senza politiche pubbliche a loro dedicate. Il terzo pilastro è il FSE, unico fondo tutto dedicato ai cittadini: con politiche per la formazione professionale, politiche attive del lavoro, formazione e istruzione, diritto allo studio, all’alta formazione, sostegno alle competenze e al loro aggiornamento. Senza dimenticare la parte recente dedicata all’inclusione sociale, per sostenere il welfare soprattutto in un periodo di crisi. Per la FASE ATTUATIVA DI QUESTO SETTENNATO abbiamo percentuali di capacità di impegno che sta procedendo in maniera EFFICIENTE, avendo rispettato fino ad oggi i target che ci sono stati assegnati anche di raggiungimento degli obiettivi. Ora stiamo cercando di fare uno sforzo importante per raggiungere gli obiettivi del 2018. Ci sono alcuni strumenti come l’agenda urbana o le aree interne dove gli Enti locali sono protagonisti nell’assegnazione dei lavori, nei bandi sta creando difficoltà. Lo sforzo delle prossime settimane è fare in modo che gli enti locali utilizzino questi finanziamenti e li portino ad innalzare il dato dei pagamenti. Altri bandi stanno dando bene come quello Cresco. Penso anche ad alcuni pilastri, come il sostegno alle medie imprese più competitive per fargli fare un’ulteriore salto di qualità, come a quelle della meccanica, dell’aerospazio, al distretto della chimica e dell’agroalimentare, trascinanti per lo sviluppo regionale. I FONDI EUROPEI CI POSSONO AIUTARE A SUPERARE ALCUNI VINCOLI CHE ABBIAMO COME PAESE: il debito pubblico, la disoccupazione, le infrastrutture. In questo settennato abbiamo voluto pensare insieme i fondi, perché Fse e Fesr si intrecciano come obiettivi per incidere sulle parti strutturali. Penso anche al tema dell’efficienza della Pubblica amministrazione anche per l’utilizzo dei fondi europei. ACCANTO ALLO STATO DI AVANZAMENTO DEL SETTENNATO, LA SFIDA CHE ABBIAMO DI FRONTE È QUELLA DEL FUTURO POST 2020. Tra 20 giorni ci sarà una riunione che deciderà la prospettiva post 2020. I nostri colleghi delle regioni europee hanno avviato già confronti con i Governi nazionali per avere orientamenti su come incidere sui regolamenti che stanno uscendo per il post 2020. Sul come ci arriviamo come Paese dovrebbe farci riflettere. COME REGIONI ABBIAMO CHIESTO DI NON FAR PAGARE SOPRATTUTTO ALLE POLITICHE CHE HANNO CARATTERE REGIONALE I TAGLI DI BREXIT, cioè di fare in modo che le risorse per la politica di coesione e per il Fondo europeo dell’agricoltura siano il più possibile simili a quelle del settennato precedente. Però è evidente che appariamo come Paese chiusi in una bolla nazionale di dibattito interno che sembra sfuggire alle decisioni di sostanza. L’UMBRIA HA USATO IN MANIERA INTELLIGENTE E AMPIA TUTTE LE RISORSE delle programmazioni settennali: non abbiamo mai restituito risorse che ci sono state assegnate. E abbiamo contribuito a fare anche cose strutturali con questi programmi: dal sistema regionale degli acquedotti a quello dei sistemi di depurazione, dal patrimonio storico artistico ai beni culturali, dai Piani urbani complessi alle riqualificazioni di patrimonio immobiliare pubblico e di zone strategiche, dalle infrastrutture rurali agli invasi a supporto dell’agricoltura. NON C’È UN PEZZETTO DELLE SCELTE STRUTTURALI CHE ABBIAMO AFFRONTATO IN QUESTA REGIONE CHE NON HANNO INSIEME UNA PARTE DI QUESTE POLITICHE. Però siamo un Paese che fa fatica a usare in maniera intelligente le risorse che ci sono date. Dobbiamo essere più forti e competitivi all’interno della Unione europea”.

 

DICHIARAZIONI DI VOTO

Claudio RICCI (Misto-RpIc), dopo aver assicurato il suo voto favorevole, ha rimarcato l’importanza di un atto ricognitivo rispetto alla situazione legata ad Agea (soggetto pagatore fondi europei per l’agricoltura) prevedendo una “attivazione propulsiva attraverso una risoluzione unitaria. Altro punto rilevante – ha detto Ricci – è la previsione di una adeguata formazione ed aggiornamento professionale rispetto all’innovazione tecnologica. In ultimo – ha concluso – vorrei rimarcare come la Presidenza della Repubblica rappresenti un ‘Istituto’, ultimo e caposaldo della democrazia. Non può essere pertanto indebolito perché si indebolirebbe l’intero quadro democratico”.

 

Silvano ROMETTI (Ser): “Si è creato un malcontento tra i paesi che hanno aderito per primi all’Unione. Ma non si può tornare indietro. Le Regioni hanno il ruolo prioritario di interloquire con l’Europa per gestire le risorse comunitarie. Dobbiamo migliorare sul versante delle risorse indirette, quelle elargite in base ai progetti, che devono essere competitivi e di qualità”.

 

Sergio DE VINCENZI (misto Umbria next): “Non possiamo escluderci dal confronto e dalla partecipazione sugli sviluppi economici, culturali e sociali dell’Europa. Serve una spinta verso un cambio di passo mirato alla redistribuzione della ricchezza: i fondi che arrivano in Regione, anche in agricoltura, devono essere redistribuiti sul territorio e tra le imprese. Siamo rimasti indietro sui finanziamenti per le aree interne inoltre è importante poter sfruttare le risorse per ottimizzare il sistema regionale dei trasporti”.

 

Gianfranco CHIACCHIERONI (Pd): “L’Umbria può essere capofila di un nuovo protagonismo nei rapporti con le Regione d’Europa. La Brexit è stata una delle vicende più negative per l’intera Europa, che non può fare a meno dell’Inghilterra. I nostri giovani si dovranno confrontare con le grandi aree di confronto, da cui emergono stimoli sul piano economico e culturale. Va ripensato il rapporto con il continente africano. Dobbiamo creare forme di collaborazione e partenariato, avvicinando l’Europa alla nostra comunità regionale”.

 

Roberto MORRONI (FI): “Le forze politiche autenticamente democratiche devono stigmatizzare i comportamenti che offendono l’autorevolezza di un organo che rappresenta la volontà popolare. In alcune manifestazioni si ravvisa un infantilismo politico che porta a confondere ciò che è giusto con ciò che è sbagliato. Lo stesso vizio che porta sempre a dare la colpa all’Europa per questioni che riguardano la fatica a fare i conti con la realtà che spesso caratterizza il nostro Paese. Non c’è futuro diverso dalla nostra presenza in Europa. Dobbiamo sviluppare la capacità a partecipare con efficacia ai bandi europei, sostenendo le Amministrazioni comunali in questa azione”. DMB/AS/MP/PG