IL NUOVO PIANO SOCIALE REGIONALE PENSA A NUOVE EMERGENZE SOCIALI E GUARDA IN MODO INTEGRATO ALLA PERSONA

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Assemblea“Si tratta di un Piano sociale atteso, che ha avuto una partecipazione lunga nei territori, e che ha un’ottica di nuovo welfare e una nuova strutturazione dei servizi. Con il Sia per la prima volta si parla non più di assistenzialismo passivo, ma di presa in carico multidimensionale: ad oggi ha garantito un reddito minimo a 500 famiglie umbre. Il Piano non parla solo di disabilità ma anche di lavoro, istruzione e tutela delle fasce più svantaggiate. Per la prima volta si applica l’impostazione del Fondo sociale europeo con la presa in carico attiva. Con un emendamento in Commissione ho cercato di garantire l’attivazione di servizi che possano certificare le competenze acquisite dalle persone con disabilità durante i formali percorsi di istruzione e formazione. Altro tema importante è il welfare aziendale. Il Piano sostiene la rete Informa giovani ma dà anche la possibilità di strutturare meglio la carta regionale degli studenti”. Lo ha dichiarato il consigliere Carla Casciari (Pd) durante la seduta dell’Assemblea legislativa del 7 marzo dove il Nuovo Piano Sociale è approvato, con i 13 voti favorevoli della maggioranza,  3 contrari (De Vincenzi-RP, Mancini e Fiorini-LEGA) e 4 astenuti (Squarta-FDI, Ricci-RP, Liberati e Carbonari-M5S). Si tratta di un atto amministrativo che si integra con il Piano sanitario regionale, in particolare per le prestazioni socio-sanitarie, e stabilisce le modalità e gli strumenti per l’integrazione con le politiche del welfare e con i piani regionali di settore. Ribadita la centralità della persona e assegnato il ruolo da protagonisti alle zone sociali, per focalizzare al meglio i bisogni dei vari territori, e anche i cittadini che non saranno soltanto destinatari degli interventi, ma anche fautori del proprio welfare di territorio. Per la prima volta disponibili considerevoli risorse europee che, nonostante la tendenza generale al ribasso, portano il totale disponibile nel triennio a oltre 70milioni di euro.

 

L’atto, illustrato in Aula dal presidente della Terza commissione consiliare, Attilio Solinas, presenta una ricognizione attualizzata della situazione sul territorio regionale e alcuni elementi di novità riguardanti il monitoraggio sull’efficacia delle azioni messe in atto dalle Zone sociali. Il documento è stato aggiornato ai mutati bisogni della comunità umbra che si presenta come la regione con la più alta percentuale di ultra 75enni rispetto alla popolazione, con una crisi economica che ha portato a un impoverimento della comunità e a maggiori difficoltà che incontrano le famiglie a sostenere le fragilità interne.

 

SCHEDA PIANO SOCIALE REGIONALE
Si integra con il Piano sanitario regionale, in particolare per le prestazioni socio sanitarie, e stabilisce le modalità e gli strumenti per l’integrazione con le altre politiche del welfare e con le altre politiche e piani regionali di settore.

OBIETTIVI del Piano sono: promuovere l’innovazione sociale mediante una programmazione orientata all’inclusività e alla partecipazione attiva dei cittadini; assicurare un livello di integrazione socio-sanitaria che determini un cambiamento organizzativo e culturale del sistema locale dei servizi sociosanitari, riprendendo il modello maturato nell’ambito della non autosufficienza con il PRINA (Piano regionale integrato per la non autosufficienza); riqualificare, con il coinvolgimento dei territori, i livelli essenziali dell’assistenza sociale; implementare il SISO (Sistema informativo sociale) integrandolo con il Sistema informativo regionale e in coerenza con l’Agenda digitale dell’Umbria.

ZONE SOCIALI: Le zone sociali dovranno riappropriarsi del loro ruolo, intervenire su anziani o giovani, porre attenzione sui flussi migratori, sostenere le persone in condizioni di fragilità e vulnerabilità al fine di ridurre il rischio di scivolamento verso forme di povertà estrema e, in modo particolare, le famiglie a forte disagio economico e sociale o a rischio di impoverimento. Occorre favorire la permanenza di persone con disabilità, giovani, adulte o minori, nel proprio domicilio, evitando il ricovero in strutture residenziali. Il ruolo delle zone sociali sarà importante per il protagonismo che viene loro richiesto e per la definizione degli obiettivi: i piani sociali di zona debbono interpretare i bisogni locali e mettere a disposizione strumenti per realizzare le attività individuate. Quindi le zone sociali diventano motore degli interventi, strumento essenziale della governance. E per la prima volta sono previste premialità e penalità per le zone sociali inadempienti.

WELFARE DI COMUNITÀ: attraverso l’implementazione di nuove forme di sostegno all’autonomia delle persone con disabilità con l’avvio di percorsi di istruzione e formazione miranti a certificare competenze acquisite anche non formali, sostenendo parallelamente una valorizzazione di prodotti derivati da tali attività etiche e sociali.

OPERATORE DI QUARTIERE: la sua azione si estende dalla cura delle città in termini di qualità dello spazio fisico e dei luoghi pubblici, alla cura delle persone, in termini di valorizzazione dei servizi alla persona. Un operatore che agevoli le persone più deboli ad accedere ai servizi di cui hanno bisogno, in coordinamento con i soggetti che già operano nel  territorio, e svolga attività di ascolto nell’ambito della comunità, favorendo anche l’attivazione delle reti sociali, allo scopo di definire specifici progetti condivisi ed economicamente sostenibili.

ASSEGNO DI SOLLIEVO: per scegliere direttamente le cure per i propri cari: il Piano raccoglie l’esigenza manifestata da famiglie con persone non autosufficienti di poter scegliere se ricorrere ai servizi o incassare un assegno.

RISORSE FINANZIARIE: Sono nazionali, regionali e provenienti dalla UE. Il Fondo nazionale politiche sociali riserva per il 2016 all’Umbria 4 milioni e 600mila euro, a cui bisogna aggiungere i 4 milioni 544mila 623 euro del  Fondo sociale regionale, finanziato dal bilancio della Regione Umbria e altre risorse di minore entità: i 123mila euro dal Fondo nazionale politiche per la famiglia e i 25mila euro che, sempre lo Stato, destina alle politiche giovanili. In totale sono 9 milioni 183mila e 716 euro, cui vanno aggiunti i 6 milioni e 800mila euro destinati al Fondo nazionale non autosufficienza.
Altre risorse, di entità minore e diluite nel corso degli ultimi anni, provengono dalle leggi regionali approvate, quindi dal Fondo per agevolare l’accesso al microcredito con il prestito sociale d’onore, dal Fondo di emergenza per le famiglie delle vittime di incidenti mortali sul lavoro e dalle risorse già previste per la promozione dell’associazionismo familiare, per l’invecchiamento attivo e per gli interventi in materia di immigrazione.
Altro ramo di finanziamenti è quello proveniente dal Fondo sociale europeo, Asse inclusione sociale del POR FSE Umbria 2014-2020: 41 milioni 358mila 990 euro che l’UE destina all’Umbria per l’inclusione attiva, la riduzione della povertà e dell’esclusione sociale, l’incremento dell’occupabilità e anche per promuovere le pari opportunità, cui devono aggiungersi 14 milioni 167mila 168 euro per il miglioramento dell’accesso ai servizi, sostenibili e di qualità, per un totale di risorse UE pari a 55 milioni 526mila 158 euro.

NOVITÀ: “Per la prima volta viene impiegato un sistema di monitoraggio informativo che permette di misurare lo stato di bisogno dei cittadini e gli interventi fatti nel sociale, tramite un meccanismo di controllo su chi riceve sostegno e chi no, grazie alla messa in rete delle strutture coinvolte. Inoltre, uno specifico capitolo è destinato alle risposte all’emergenza sociale, con la creazione di un modello umbro di servizi socio-comunitari in grado di rispondere all’emergenza, con particolare attenzione alle aree interne, specialmente montane, territori più fragili sia in base agli indicatori economici che per la maggiore presenza di anziani”.

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