MICROCHIPPATURA ANIMALI D’AFFEZIONE: INTENDIMENTI DELLA GIUNTA PER AUMENTARE IL NUMERO DI ANIMALI REGISTRATI ALL’ANAGRAFE E PROVVEDIMENTI PER RIDURRE IL NUMERO DEI CANI DETENUTI PRESSO I CANILI

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caniPerugia, 17 gennaio 2018 – La consigliera regionale del Partito democratico Carla Casciari ha presentato un’interrogazione alla Giunta regionale per sapere qual è il tasso di microchippatura degli animali d’affezione a livello regionale e qual è la percentuale e la media regionale di animali microchippati che, in caso di cattura da parte dei Servizi veterinari Asl, vengono riconsegnati ai proprietari. Inoltre, chiede di sapere quali sono gli intendimenti e le proposte della Giunta per incentivare da un lato la microchippatura e la registrazione nell’anagrafe regionale degli animali d’affezione e, dall’altro, quali campagne di sensibilizzazione intende realizzare per promuovere l’adozione degli animali che si trovano nei canili pubblici della regione.

 

“Il Testo Unico in materia di Sanità e Servizi sociali – ricorda Casciari – pone in capo alla Giunta Regionale il compito di garantire l’implementazione e lo sviluppo dell’anagrafe regionale informatizzata degli animali di affezione, nonché l’accesso alla stessa da parte dei comuni singoli o associati e dei soggetti competenti al controllo, ai sensi della normativa vigente”. Lo stesso Testo Unico prevede che il proprietario di un cane sia tenuto alla registrazione dell’animale all’anagrafe regionale informatizzata entro sessanta giorni di vita dell’animale od entro dieci giorni dal possesso nel caso di animale non registrato. Questo avviene tramite il servizio veterinario Asl o i medici veterinari libero professionisti autorizzati, che provvedono all’inserimento del microchip in ogni animale di affezione ed all’iscrizione dell’animale stesso all’anagrafe regionale.

 

In Umbria sembra siano ancora molti i cani privi del dispositivo di identificazione che permette di risalire al legittimo proprietario e che, quindi, se catturati non possono essere restituiti, rimanendo pertanto in carico ai canili pubblici. Quelli non restituiti rimangono in carico ai canili pubblici e convenzionati, per poi essere accuditi, alimentati, curati e sottoposti ai trattamenti sanitari previsti dalla legge a spese dei Comuni e delle Asl. Ogni cane presente nei canili costa agli enti pubblici circa 1000 euro l’anno. A questo va aggiunto il fatto che, la permanenza in un canile, per quanto ci si possa sforzare di renderla piacevole, non è comunque la condizione di vita migliore per un cane.

 

I canili sanitari della Regione, per quanto sopra enunciato e come confermato dai dati rilevati e dalle cronache, soffrono di sovraffollamento cronico in quanto troppo spesso i cani non sono identificati con microchip e quindi il percorso per la restituzione ai proprietari è lungo e, a volte, non trova esito. Si ritiene che un alleggerimento dei costi che i proprietari devono sostenere, prima per la microchippatura dell’animale e poi in caso di riconsegna dal canile, potrebbe in una certa misura incentivare i cittadini a seguire le migliori prassi per la tutela del benessere dell’animale, e consentirebbe inoltre una riduzione del sovraffollamento dei canili, con notevole risparmio di risorse pubbliche.

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