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“Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio.
 Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia”

Don Lorenzo Milani, lettera a una professoressa.

1) Famiglia

solidale

tutelata

presente

La crisi economica ha messo a dura prova la tenuta della famiglia. Un welfare attento non può prescindere dalla centralità della persona, ma deve anche poter garantire ogni nucleo familiare.

PRESENTE: Il sostegno alle responsabilità genitoriali, alla prima infanzia, a un’adeguata educazione dei bambini nell’ambito di un corretto rapporto genitori – figli e una positiva relazione tra coetanei sono garanzie basilari per la tenuta sociale di una comunità.  Informazioni, sostegno e competenze, se adeguati, possono aiutare la famiglia a essere PRESENTE e i genitori a sviluppare pienamente il proprio potenziale e quello dei propri figli. Un approccio pluralistico, alle varie tipologie genitoriali e alle diverse situazioni familiari, può ridurre i rischi e favorire l’emergere di fattori protettivi dove la famiglia torna a essere un ambiente consapevole e partecipato. A questi aspetti dedicherò sempre maggiore attenzione promuovendo percorsi che prevedano la partecipazione ad attività ludico ricreative dei figli, per un corretto rapporto genitori-figli e tra coetanei, e infine che sostengano i genitori nelle varie fasi di crescita del bambino favorendone il ruolo educativo.

TUTELATA: Il sostegno alla famiglia oggi più di prima può significare dedicarle risorse: la famiglia deve essere quindi TUTELATA economicamente. Il monitoraggio effettuato dalla Regione nella scorsa legislatura ha messo in evidenza la particolare vulnerabilità dei nuclei (anche monoparentali) con minori. A queste famiglie dobbiamo guardare con attenzione, così come alle famiglie numerose o con anziani non autosufficienti. O anche a quelle famiglie in difficoltà perché costrette a conciliare i tempi di vita con quelli del lavoro, per questo dobbiamo continuare a investire sui servizi alla prima infanzia perché diano risposte sempre più flessibili e adatte ai bisogni delle giovani coppie.

Tutelare una famiglia significa anche dare un ulteriore spinta alle politiche abitative, sempre più una vera e propria emergenza sociale; tra le priorità c’è quella di incentivare nuovamente i contributi alle giovani coppie per l’acquisto della prima casa, incrementare le risorse da destinare alla concessione di mutui ipotecari assistiti da garanzia (sempre per l’acquisto di un primo immobile) e infine, intervenire a favore di quei nuclei familiari colpiti da provvedimenti di sfratto per morosità incolpevole.

SOLIDALE: La famiglia deve anche essere SOLIDALE. Spesso genitori e figli non parlano lo stesso linguaggio e sembrano abitare due mondi apparentemente distanti. E allora si tratta di indirizzare e aiutare questi due mondi a comprendersi, fornire ai genitori, agli insegnanti e a tutti gli adulti interessati, gli strumenti adatti per interpretare questa esigenza di comunicazione dei figli e quindi fronteggiare le emergenze educative che possono verificarsi. La famiglia, quindi, non può e non deve essere lasciata sola, dobbiamo continuare ad investire nel consolidamento della rete sociale di ogni territorio per offrire ad ogni nucleo delle sponde sicure su cui appoggiarsi in caso di necessità. Lo abbiamo fatto con la vecchia programmazione comunitaria, promuovendo dei servizi di prossimità per le famiglie attraverso il coinvolgimento del terzo settore, e vogliamo farlo di nuovo nei prossimi cinque anni sostenendo un welfare comunitario. Lo faremo partendo dalla persona, dal cittadino, intorno al qualche costruire una rete pubblica e privata, servizi nuovi e rispondenti alle richieste degli utenti, ai quali dobbiamo restituire fiducia e concretezza.

2) Lavoro

Qualificante

Meritocratico

Nuovo

Voglio affrontare il tema del lavoro dalla prospettiva di chi, e penso soprattutto ai giovani, nel mercato del lavoro fatica a entrare e quando ci riesce non sempre, anzi quasi mai, entra dalla porta principale.

MERITOCRATICO: Seppure l’Umbria vanta alti livelli di istruzione, addirittura sopra la media nazionale, spesso non esiste corrispondenza tra il titolo di studio e l’impiego che si va a ricoprire, in aggiunta, oltre la metà dei laureati umbri vive ancora con le proprie famiglie e per arrivare all’autonomia finanziaria in media ci voglio tre anni, con un ritardo ancora più evidente per le donne. Quindi, quello che ci chiedono i nostri ragazzi è un lavoro che rispecchi le loro ambizioni, segua naturalmente i percorsi d’istruzione svolti, e che soprattutto premi la capacità individuale, gratificando i sacrifici svolti e l’impegno profuso nel costante arricchimento del curriculum vitae.

QUALIFICANTE: Relativamente alla mobilità sociale la nostra regione sta attraversando una fase discendente visto che i giovani umbri si vedono “più poveri” rispetto alle generazioni che li hanno preceduti. Serve allora mettere in contatto le competenze in modo veloce dando ai Centri per l’impiego una maggiore funzionalità, rafforzando il legame esistente tra i servizi, l’offerta formativa regionale e la richiesta delle imprese. La scuola deve diventare luogo d’integrazione con percorsi formativi del saper fare, attraverso la formazione di capitale umano anche mediante una fase in aula e una successiva esperienza pratica presso strutture private. Nei prossimi sette anni nel Fondo Sociale Europeo è previsto un forte investimento su

assegni di ricerca universitari, voucher per l’inserimento lavorativo, tirocini, bonus occupazionali e, infine, supporto e strumenti per la creazione di impresa.

NUOVO: I giovani che vogliono fare impresa devono essere supportati in modo deciso a creare un NUOVO lavoro per sé e per gli altri. Tra le motivazioni che li spingono a mettersi in proprio ci sono: l’aspirazione alla realizzazione professionale, l’insoddisfazione rispetto alla spendibilità delle competenze ricevute dall’università, il bisogno di identità sociale e il volersi mettere alla prova.

La Regione Umbria ha già messo in moto una macchina per rendere protagonisti i giovani fornendo loro gli strumenti giusti per favorirne la crescita anche sul fronte professionale, intercettando la loro forte spinta propulsiva. Su questo versante, già dall’inizio del 2015 Garanzia Giovani, il programma europeo destinato ai giovani con meno di 29 anni che non studiano, non lavorano e non sono in alcun circuito di apprendimento formale, i cosiddetti NEET, ha dato ai ragazzi umbri la possibilità di ottenere un sostegno per l’auto impiego e l’auto imprenditorialità. Il programma Garanzia Giovani, finanziato in Umbria con 22,8 milioni di euro, inoltre, offre occasioni per la mobilità professionale, bonus occupazionali per le imprese, percorsi di servizio civile, esperienze di tirocinio extra curriculare e formazione.

Infine, il progetto “W.E.L.L” (Work Experience Laureati e Laureate), con il quale quasi mille giovani hanno proposto e realizzato un loro progetto, è stata un’esperienza positiva, che ha riscosso consensi e offerto concrete possibilità di impiego, è un modello di dialogo fra offerta e domanda di lavoro che vogliamo rafforzare e ampliare.

3) Giovani

Liberi

Fiduciosi

Protagonisti

LIBERI: Compito della politica è amministrare l’oggi con un occhio attento al domani. Se pensiamo al nostro futuro non possiamo prescindere dal coinvolgimento di chi quel futuro, fra qualche tempo, lo avrà tra le mani. I giovani, con la scuola, sono la nostra grande scommessa.

Ma per fare in modo che lo siano davvero, per dare gambe e cervello ai nostri propositi, bisogna favorire una loro partecipazione attiva alla vita della comunità, sostenendo la loro capacità di scelta, restituendo loro speranza. Per farli partecipare occorre dare ai giovani ossigeno, spazio, lasciare che incidano, che siano LIBERI.

FIDUCIOSI: Con loro abbiamo accumulato un debito enorme. Oggi i giovani sentono addosso una “condizione ereditaria dello svantaggio”, vivono in una precarietà indefinita che non è solo economica, ma anche sociale. È stata erosa la loro capacità di progettare. Tutto questo si è tradotto in mancanza di fiducia verso le istituzioni, dalle quali si sentono abbandonati e, alle volte, defraudati e dimenticati.   

Ma il debito che abbiamo con loro è anche di natura politica.

Per i giovani dell’Umbria ripartirò dal quel testo di legge in materia di politiche giovanili, frutto di un lungo cammino di condivisione, di un percorso che ha coinvolto associazioni, consulte, forum, scuole, e di tutti quei soggetti che compongono il terzo settore, ma che dopo l’approvazione della Giunta Regionale non ha avuto esito positivo in Consiglio Regionale.

In quel testo era previsto un Piano regionale triennale – con linee di intervento e obiettivi da perseguire – e un Programma annuale che fissava le priorità da raggiungere, indicandone le risorse economiche. Ma soprattutto, aveva previsto che partecipassero in prima persona alla vita pubblica. Riprenderò quindi l’iniziativa di prevedere la costituzione di un Consulta regionle composta al massimo da 35 rappresentanti dell’associazionismo giovanile con poteri di indirizzo, e con l’obbligo di esprimere un parere sugli atti di programmazione regionale che riguardavano proprio i giovani.

PROTAGONISTI: I giovani devono tornare protagonisti del loro presente fin dall’età scolastica, per questo intendo mettere al centro i temi del diritto allo studio e del welfare studentesco, cominciando col dare maggior forza e capillarità dalla Carta dello Studente-Io Studio recentemente introdotta in Umbria con un’edizione speciale.

Poi, nel percorso di crescita, potenziare e sostenere l’evoluzione dei sistemi di istruzione e formazione per facilitare l’ingresso qualificato nel mondo del lavoro, e valorizzare l’imprenditorialità giovanile, gli incubatori e acceleratori di impresa, consentire ai giovani di essere autonomi con agevolazioni nell’accesso alle abitazioni, alla locazione, alla proprietà, o sostenendo modelli di auto-recupero o di autocostruzione.
Per i giovani autonomia è anche sinonimo di mobilità per cui serve incentivare l’utilizzo dei servizi pubblici, ma serve anche siano consapevoli dei beni comuni che hanno a disposizione, quindi consentendogli di recuperare, usare e sentire propri gli spazi per l’aggregazione giovanile.

Anche la salute è un bene da difendere quindi l’impegno, coinvolgendo ancora una volta i giovani nelle decisioni e nelle scelte, sarà quello di offrire strumenti per conoscere e approfondire le tematiche legate alla promozione della salute e degli stili di vita sani.

4) Scuola

Aperta

Vicina

Accessibile

La scuola è la base sulla quale appoggiano i pilastri del nostro futuro, del futuro dei nostri figli. L’istruzione è una risorsa personale inalienabile, che forma l’uomo, lo rende libero nelle scelte, consapevole, attivo. Senza istruzione non c’è contributo alla crescita della società, senza conoscenza non si migliorano le proprie capacità. E’   dimostrato che chi ha alti livelli di istruzione vive più a lungo, vive meglio, ha un ruolo sociale definito, commette meno crimini e ha meno bisogno di assistenza.

APERTA: Dunque, l’istruzione, in generale, e la scuola in particolare, hanno una funzione imprescindibile. Che non può essere relegata solo all’aspetto pedagogico e formativo. La scuola deve tornare a essere il collante di una comunità, un punto di aggregazione tra genitori e insegnanti, tra studenti, tra i diversi mondi dell’associazionismo. La scuola deve essere prima di tutto APERTA, deve contribuire alla crescita non solo di un singolo individuo ma di una collettività. Non deve essere autoreferenziale ma un luogo accessibile anche nelle ore extra scolastiche e a disposizione della collettività. Deve assumere un ruolo centrale nella vita sociale.

VICINA: Anche per questo ritengo che sia indispensabile salvaguardare tutte le scuole anche quelle più piccole. L’Umbria ha un tessuto urbano fatto tanti municipi, talvolta isolati per i quali perdere la scuola significherebbe perdere una fetta d’identità, un punto d’incontro e di socialità.

Inoltre, troppo spesso il sapere scolastico è autoreferenziale, non tiene conto del contesto economico e sociale su cui va a incidere, quindi per essere più VICINA la scuola con il territorio deve anche dialogarci, ci si deve confrontare e seguire le direzioni di sviluppo del territorio stesso. Spesso questo passaggio è sottovalutato. Nella nostra regione abbiamo aree con una forte vocazione industriale, si pensi alla meccanica, alla chimica, ma sono pochi i corsi e così come sono pochi gli studenti indirizzati a compiere quella scelta. In Umbria in proposito è stato fatto tanto e vogliamo continuare per raggiungere i modelli di altri paesi europei in cui la corrispondenza fra sapere e lavoro è realtà. Su questo punto insisteremo di più.

Già con la programmazione regionale 2012-2014 l’Umbria ha promosso l’istruzione e formazione tecnica superiore e la costituzione degli Istituti Tecnici Superiori (ITS) e la “Fondazione regionale ITS” ha sviluppato percorsi formativi biennali nell’area della meccanica, del sistema casa, dell’agroalimentare, delle biotecnologie industriali e ambientali. Sono settori che rappresentano una parte della struttura economica dell’Umbria, che fanno parte della tradizione di questa terra, che ne rispettano la vocazione. Da istituti come questi escono profili con un’elevata capacità di inserimento nel mondo del lavoro, vicino alle imprese e pertanto capaci di essere facilmente spendibili.

ACCESSIBILE: Altro aggettivo qualificante per la scuola è ACCESSIBILE. Il punto di partenza è che lo studio è un diritto, questo non dobbiamo mai dimenticarlo, pertanto compito della politica è rendere questo diritto reale per tutti attraverso la scuola pubblica. Nonostante in questi anni le risorse centrali siano state scarse, la Regione è sempre intervenuta  per potenziare l’istruzione. Abbiamo previsto finanziamenti per l’acquisto di libri di testo, investito più di 40 milioni di euro nell’edilizia scolastica, contribuito a progetti di supporto e stimolo per la qualificazione didattica– pedagogica e, infine, approvato un piano telematico 2014-2016 nell’ambito dell’Agenda Digitale. Quest’ultimo dovrà essere ampliato, garantendo agli istituti primari e secondari di primo grado, che manterranno il tempo scuola esteso e il tempo pieno, l’adozione di soluzioni di connettività adeguate.

Il termine accessibile ha anche un’altra valenza. Significa supportare le istituzioni scolastiche per l’inserimento e l’integrazione di studenti con disabilità, di cittadinanza italiana o non italiana, o appartenenti a gruppi sociali potenzialmente a rischio di esclusione. Comporta anche definire la formazione per gli adulti a basso titolo di istruzione formale con la rete dei Centri per l’Istruzione degli adulti (CPIA).

5) Disabilità

Inclusa

Sostenuta

Indipendente

Quattro anni fa l’Umbria ha fatto propria la Convenzione dell’Onu sui diritti delle persone con disabilità. Nella quale, tra le altre cose, si enuncia l’uguale diritto delle persone con disabilità a vivere nella comunità, con la stessa libertà di scelta degli altri per rimuovere quelle barriere che “possono ostacolare la loro piena ed effettiva partecipazione nella società su base di uguaglianza con gli altri” (art. 1 Convenzione ONU).
Questo ci impone una riflessione profonda, una rivoluzione del nostro modo di pensare.

INCLUSA: Non è più tempo per mere politiche assistenziali. La disabilità deve essere INCLUSA non “soccorsa”. Le politiche devono pensare la persona con disabilità nel suo agire quotidiano e, anche per assicurare un monitoraggio puntuale sulla condizione delle persone con disabilità, abbiamo istituto un Osservatorio regionale che ci permette di avere uno sguardo complessivo su questo mondo, di avere un luogo di confronto permanente con le associazioni dove pensare misure efficaci e appropriate.
Per tentare di dare risposte concrete alle necessità dei giovani disabili abbiamo lanciato un progetto sperimentale, che coinvolge ragazzi dai 16 ai 22 anni, che ci consente di agire in maniera preventiva per l’inclusione socio lavorativa a partire dal delicato periodo di vita che coincide con il passaggio del mondo della scuola a quello degli adulti. E su questa strada continueremo a insistere mettendo a disposizione le risorse finanziarie del Fondo Sociale Europeo che per la prima volta rivolgono uno sguardo attento al potenziamento del capitale umano di ciascuna persona con la volontà di offrire, anche con progetti innovativi e all’avanguardia, una strada verso l’autonomia possibile.

SOSTENUTA: L’adesione alla Convenzione Onu ci obbliga infine a garantire interventi economici reali. In Umbria la disabilità è stata SOSTENUTA anche in momenti di forte crisi economica. Oltre hai passi già compiuti, che hanno visto un mantenimento costante dei fondi a disposizione del PRINA (Programma Regionale Integrato per la Non Autosufficienza), continueremo a sostenere interventi di potenziamento dell’assistenza a domicilio, alzando il numero delle persone, soprattutto anziane, che devono poter restare nel loro contesto di vita e di socialità. Ma le risorse che entrano in gioco in questo campo non sono solo di natura economico-finanziaria, infatti, ci sono risorse essenziali per il mantenimento dei servizi che sono opera del volontariato e dell’associazionismo. Per questo, dobbiamo far crescere e sostenere nella comunità di riferimento la cultura della solidarietà e con essa la rete associativa.

INDIPENDENTE: Inclusa, sostenuta, ma anche INDIPENDENTE.

Per questo svilupperemo la rete dei servizi inter-istituzionali e attiveremo la sperimentazione di un modello di prestazioni che parta dagli obiettivi del progetto di vita della persona con disabilità. L’assistenza personale autogestita è una condizione importante per essere liberi, ma altrettanto fondamentale è rafforzare le capacità e la consapevolezza della persona ad esserlo.
A questo scopo abbiamo previsto la realizzazione “dell’Agenzia per la vita indipendente” che garantisca la libertà e la capacità di scelta del miglior sistema di servizi per le esigenze individuali, e continueremo a sostenere quei modelli d’intervento nuovi che sono già una realtà in tre Zone Sociali.

6) Sanità

Eccellente

Garantita

Pronta

La salute è un diritto inalienabile: come sostiene l’Organizzazione mondiale della Sanità, “è uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale”. È un punto qualificante e una risorsa di vita quotidiana, che permette ai cittadini di affermarsi economicamente e socialmente.

GARANTITA: L’Umbria è in Italia tra le prime sei regioni per gli elevati standard: assistenza medica, liste di attesa, servizi igienici, speranza di vita alla nascita e per spesa pro capite. L’Umbria può vantare una sanità competente e GARANTITA a tutti con una rete di ticket gratuita per i più deboli e proporzionale ai mezzi di ciascuno.

Così continueremo a fare, potenziando le risorse per favorire le cure domiciliari, mettendo a pieno regime il Piano Integrato per la Non Autosufficienza e migliorando l’offerta per le Cure Palliative. L’obiettivo è quello di migliorare la governance di tutto il Sistema Sanitario Regionale puntando con decisione verso una maggiore integrazione fra l’assistenza ospedaliera, dei distretti sanitari e degli interventi dei servizi sociali.

Continueremo la sperimentazione della “sanità d’iniziativa” e sosterremo la sperimentazione della telemedicina per l’attuazione di innovazioni tecnologiche nell’assistenza domiciliare di persone affette da malattie croniche.

PRONTA: Ma il compito della sanità è anche quello di rispondere nel più breve tempo possibile alle attese. Deve essere, prima di tutto, PRONTA.  Dobbiamo cercare di perseguire l’obiettivo prioritario della continuità assistenziale. In Umbria le Residenze Sanitarie Assistite sono da considerare uno snodo fondamentale. Stiamo parlando delle cure intermedie, fondamentali per un pieno recupero del malato. In queste strutture abbiamo ampliato l’offerta dei posti letto, assicurando da un lato la diminuzione dei tempi di ricovero, dall’altro il superamento della fase acuta e sub acuta della malattia, nonché un adeguato rientro a casa.

L’Umbria si è dotata anche di un Piano Straordinario per il contenimento delle Liste di attesa con l’apertura degli ambulatori specialistici di pomeriggio, fino alle 22,00 e nei giorni festivi, a turni di massimo utilizzo delle apparecchiature con scambio interaziendale di professionisti, a contratti a tempo determinato per giovani medici specialisti inoccupati o disoccupati.

Ma una sanità pronta è anche quella che si adegua ai tempi e alle nuove tecnologie, prenotazioni e riscossioni on-line dei ticket sanitari sono già realtà. Dobbiamo fare in modo che altre nuove applicazioni, facilmente utilizzabili e fruibili da tutti, aiutino e migliorino la gestione informatica e al tempo stesso ci consentano di razionalizzare e velocizzare il servizio offerto.

ECCELENTE: Nonostante la nostra Sanità sia una tra le più valutate del Paese, dobbiamo fare in modo  che sia ECCELLENTE.

Con il Patto per la Salute per gli anni 2014-2016 la Regione ha creato un regolamento dove ha inserito degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera. Il nostro lavoro sarà orientato alla realizzazione di un nuovo modello organizzativo. Occorre creare strutture uniche interaziendali dove operino in maniera omogenea, condivisa e multidisciplinare professionisti qualificati.

E poi, la maternità mi piacerebbe fare meglio per i bambini e per le loro mamma.

In Umbria ogni anno nascono 8mila bambini. In materia la Regione ha riqualificato e innovato con il servizio di trasporto per l’emergenza neonatale e con l’integrazione dei servizi territoriale e ospedalieri. Ogni Punto Nascita, ogni struttura ospedaliera specializzata in parti, dovrebbe accogliere al suo interno una Casa di Maternità che consenta maggiore privacy e comfort, ma soprattutto sicurezza per le mamme e le loro famiglie.

7) Anziani

attivi

formati

Coinvolti.

ATTIVI: Il processo d‘invecchiamento della popolazione è costante. In Umbria i “grandi anziani”, cioè coloro che hanno più di 75 anni di età, rappresentano circa l’11% della popolazione. Per garantire stabilità politica, crescita economica e coesione, è necessario che i nostri padri o i nostri nonni non siano emarginati e che continui ad esserci un forte dialogo tra generazioni, tra la vecchia e la nuova.

Oggi si vive meglio e più a lungo e gli anziani sono a tutti gli effetti, una risorsa da non disperdere ma da valorizzare. Bisogna investire per garantire loro di rimanere il più possibile ATTIVI. Incentivando ancora di più lo scambio tra le generazioni, dando importanza alle esperienze professionali acquisite e alla trasmissione dei saperi. Si dovrà facilitare l’impegno e la partecipazione, per questo i Comuni saranno ancora di più incentivati ad affidare a persone anziane, singole o associate, la gestione gratuita di terreni comunali nei quali svolgere attività di giardinaggio, orticoltura e  più in generale alla cura dell’ambiente naturale. Si favoriranno le attività socialmente utili, quindi la loro partecipazione alla vita della comunità locale, l’impegno civile nel volontariato e nell’associazionismo o in ruoli di cittadinanza attiva e segretariato socile, animazione, custodia e vigilanza di musei, attività ausiliari di sorveglianza.

FORMATI: Ma per essere attivi, per incidere nella vita della comunità, gli anziani devono essere anche FORMATI. Con un mondo mai così aperto all’evoluzione delle tecnologie ma anche dei linguaggi, c’è un alto rischio di emarginare gli over 65. Per questo è fondamentale continuare a valorizzare la formazione  permanente, attraverso sinergie con l’Università della Terza Età, le Università popolari, i Centri socioculturali e quelli sportivi. Bisognerà compiere un sforzo aggiuntivo per ridurre il divario all’accesso reale verso le tecnologie, che passa sotto il nome di digital divide e alla disparità nell’acquisizione di risorse e conoscenze della rete informatica, nonché delle capacità necessarie a partecipare alla società dell’informazione. La creazione del portale “Argento Vivo”, nella passata legislatura, è andata proprio in questa direzione.

Ma formazione vuol dire anche insistere sulla promozione di stili di consumo intelligenti ed ecocompatibili, sulla gestione efficace del risparmio, sulla facilitazione della comprensione del tempo presente in tutti i suoi aspetti attraverso la proposta di occasioni e strumenti di approfondimento culturale su diversi temi (sociali, economici, storici, culturali ed artistici).

COINVOLTI: Infine, gli anziani devono essere COINVOLTI nella vita della comunità di appartenenza. Per fare questo, prima di tutto, non bisogna isolarli nella loro quotidianità.  Devono avere una dimensione di vita autonoma con adeguati servizi a carattere residenziale o semiresidenziale. Le “case di quartiere”, la “residenza servita” o “il gruppo appartamento” sono utilità che andranno potenziate.

Ma i fenomeni di isolamento sociale si combattono anche limitando l’ospedalizzazione e favorendo l’inserimento in strutture “assistenziali residenziali” o sostenendo la persona anziana nel suo contesto familiare e territoriale. Dobbiamo permettere la loro partecipazione alla realizzazione di progetti utili alla comunità, grazie al loro diretto coinvolgimento nei percorsi formativi di collegamento fra la scuola e il mondo del lavoro, anche in relazione alle iniziative promosse dalle imprese e dalle organizzazioni sindacali.