SESSIONE EUROPEA: APPROVATA ALL’UNANIMITÀ DEI PRESENTI LA PROPOSTA DI RISOLUZIONE 2018

Carla

Carla(Acs) Perugia, 29 maggio 2018 – L’Assemblea legislativa dell’Umbria ha approvato all’unanimità dei presenti (Pd, SeR, FI, Misto-Mdp, Misto-Umbria Next, Misto-Rp Italia Civica) la proposta di risoluzione alla base della Sessione europea 2018, che era stata elaborata in Prima Commissione consiliare. Il documento, denominato ‘Sessione regionale europea 2018. Indirizzi relativi alla partecipazione della Regione Umbria alla fase ascendente e discendente del diritto europeo, con particolare riferimento al Programma di lavoro della Commissione europea per il 2018’, racchiude tre atti: il Programma di lavoro della Commissione Europea per il 2018, la Relazione sullo stato di conformità dell’ordinamento regionale agli atti normativi e di indirizzo emanati dall’Unione europea e il Rapporto sugli Affari europei.

La riunione è iniziata con quasi un’ora di ritardo a causa della protesta relativa alle vicende della crisi di governo nazionale messa in atto, con l’esposizione di cartelli e vivaci scambi di battute con gli altri colleghi, dai due consiglieri regionali del M5S, Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari. Dopo una interruzione all’inizio della seduta e una riunione della conferenza dei capigruppo hanno regolarmente preso avvio i lavori, cui non hanno però preso parte i consiglieri Liberati e Carbonari.

 

RELATORE

Andrea SMACCHI (Pd – Presidente Prima Commissione): “OCCORRE PIÙ EUROPA, SICURAMENTE RIFORMATA, un’Europa del lavoro e del sociale, meno burocratica, dove i bilanci vanno rispettati, ma dove in momenti di difficoltà sociali si incentivino politiche espansive. Senza l’Europa il Paese e anche l’Umbria sarebbero più deboli nell’affrontare le sfide globali. LA SESSIONE REGIONALE EUROPEA fa il punto sulle relazioni tra le politiche regionali e quelle europee, un fondamentale momento di confronto tra l’Assemblea Legislativa e la Giunta sulle iniziative presentate dalla Commissione europea nel programma di lavoro annuale per il 2018, denominato ‘per un’Europa più unita, più forte e più democratica’. La Commissione europea si è posta quest’anno il duplice obiettivo di concludere il percorso iniziato e di porre le basi per costruire l’Europa che verrà. IL RAPPORTO SUGLI AFFARI EUROPEI riporta le relazioni annuali sullo stato di avanzamento degli interventi regionali cofinanziati dall’Ue del 2017, con l’elenco dei bandi per i programmi operativi del Fondo sociale europeo, del Programma di sviluppo rurale, del Fondo europeo di sviluppo regionale e le iniziative che si intendono adottare nel 2018. Le risorse complessive disponibili nella programmazione 2014-2020 tra Fse, Psr e Fesr, ammontano per l’Umbria a 1miliardo 693milioni di euro. A queste vanno aggiunti i fondi della riprogrammazione per gli eventi sismici: 56milioni del Fesr e 52 del Psr. Per il FESR il 76 per cento delle risorse sono state concentrate su quattro obiettivi tematici (ricerca e innovazione, agenda digitale, competitività dei sistemi produttivi e sostegno ad un’economia a basse emissioni di carbonio). Per il FSE la concentrazione delle risorse dell’80 per cento è su tre obiettivi (lavoro, inclusione sociale per combattere la povertà, istruzione e formazione). Il PSR per l’Umbria rappresenta il cuore della programmazione con oltre 900milioni di euro e sta dando le migliori performance per la gestione e l’attuazione. Il buono stato di avanzamento del Psr deriva dal fatto che siamo stati l’unica regione ad aprire i bandi nel 2015. Per il FESR, la cui dotazione è di 412milioni di euro, esistono delle difficoltà per quanto riguarda l’attuazione delle misure territoriali: il coinvolgimento dei Comuni nella gestione diretta dei programmi, primo fra tutti l’agenda urbana con risorse per oltre 35milioni di euro, è stato un passo importante, ma che presuppone un supporto costante della Regione per scongiurare il rischio di un loro disimpegno. Il FSE ha 237,5 milioni di euro. Da segnalare la bella esperienza del bando Cresco: nel 2017 sono stati approvati 698 progetti per quasi 1milione di euro, e tra il 2016 e il 2017 si sono creati oltre mille occupati a tempo indeterminato.

Per il FUTURO DELLA POLITICA DI COESIONE la Conferenza delle Regioni, coordinata dall’Umbria, ha presentato al Governo italiano un documento nel quale si sollecita l’Ue a dotarsi di una politica di coesione post 2020 con un finanziamento almeno pari ai livelli attuali. Non è condivisa l’idea di una politica di coesione confinata al ruolo di mero meccanismo di redistribuzione di risorse a favore delle regioni meno sviluppate. La situazione politica nazionale vede proprio il ruolo e la stessa identità dell’Europa al centro del dibattito. L’incarico al professor Cottarelli conferito dal presidente Mattarella a seguito della prolungata e preoccupante crisi istituzionale italiana, con gli attacchi scomposti e irragionevoli che ne sono seguiti, sono la testimonianza di uno scontro istituzionale mai avvenuto prima, che sta minando la stessa tenuta dello Stato. Il punto non è se riformare le regole dell’Europa, tema dibattuto e condiviso, ma il punto vero sono le ragioni più profonde che sono a fondamento dell’Ue che partono dalla moneta unica e finiscono per mettere in discussione lo stesso sistema strategico di alleanze. Le Istituzioni italiane sapranno resistere anche a questo attacco”.

 

PROPOSTA DI RISOLUZIONE

La PROPOSTA DI RISOLUZIONE individua le due priorità per l’Umbria nel programma di lavoro della Commissione europea per il 2018. La prima riguarda la necessità UN NUOVO IMPULSO ALL’OCCUPAZIONE, ALLA CRESCITA E AGLI INVESTIMENTI. Il quadro finanziario pluriennale post 2020 prevede stanziamenti per 1.135 miliardi di euro. Per finanziare nuove e urgenti priorità si prevede di innalzare gli attuali livelli di finanziamento in settori quali la ricerca e l’innovazione, i giovani, l’economia digitale, la gestione delle frontiere, la sicurezza e la difesa. I finanziamenti a favore della politica agricola comune e della politica di coesione dovrebbero invece subire una riduzione. La seconda riguarda il PACCHETTO SULL’EQUITÀ SOCIALE in cui si affrontano i problemi connessi alla mobilità del lavoro e al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale. È inoltre prevista l’istituzione dell’AUTORITÀ EUROPEA DEL LAVORO con tre obiettivi: dare informazioni su diritti e obblighi in situazione di mobilità transfrontaliera e sui servizi disponibili; sostituire la Commissione nella gestione dell’ufficio europeo di coordinamento della rete europea dei servizi per l’impiego; sostenere la cooperazione tra autorità nazionali in situazioni transfrontaliere e aiutarle a garantire che le norme dell’Ue in materia di mobilità siano facilmente ed efficacemente seguite.

 

INTERVENTI

Claudio RICCI (Misto-RpIc): “ESSERE PARTE DELL’UNIONE EUROPEA SIGNIFICA TUTELARE LO SVILUPPO ECONOMICO, QUELLO DELLE IMPRESEE E IL RISPARMIO DELLE FAMIGLIE – In occasione del 66esimo anno del Trattato di Roma, lo scorso anno, il Comitato delle Regioni ne ha enucleato gli aspetti qualificanti: su tutti l’importanza della propria identità nella diversità dei luoghi. Soltanto un’Europa forte può oggi bilanciare il G2 fra Cina e Stati Uniti. Un approccio decentrato significa soprattutto dotare le istituzioni locali (Comuni) di un maggiore livello organizzativo. Le stesse Regioni dovranno cambiare modalità organizzativa adattandosi ad elementi intermedi. È durante la lettura dei bilanci regionali che si scopre l’importanza del contributo europeo. Le risorse libere del nostro bilancio equivalgono a 200milioni di euro annui. Nel settennato 2014-2020 vengono messi a disposizione fondi comunitari per 1,7 miliardi di euro. Risorse fondamentali per la soluzione di molte problematiche territoriali. Tuttavia diventa necessità una maggiore semplificazione delle misure. Il 4 marzo del prossimo anno l’Unione europea passerà a 27 Stati membri. Bisogna puntare ad una maggiore velocità nell’approvazione dei trattati che determinerà una maggiore efficacia ed efficienza della stessa UE. Quando viene auspicata la modifica del parametro Pil-Deficit (oggi indicata sotto il 3 per cento) è importante evidenziare che questo potrebbe avvenire anche senza uscire dall’UE, ma attraverso un ruolo sempre più incisivo nel contesto della discussione europea. Si tratta infatti di un parametro che non fa parte dei trattati, ma di un regolamento. E non è vero che l’Italia contribuisce all’UE senza ricevere nulla. Da dati ufficiali è possibile vedere come negli ultimi 10 anni l’Italia ha contribuito per 14 miliardi all’anno ricevendone indietro 12. Non ce la possiamo prendere con gli altri se non siamo riusciti a fare quanto dovevamo e su cui ci erravamo impegnati. Dobbiamo intervenire per eliminare sprechi, inefficienze, ottimizzare quegli 830 miliardi di euro di spesa pubblica annuale. Essere parte dell’UE significa poter tutelare lo sviluppo economico, quello delle imprese. Significa tutelare il risparmio delle famiglie”.

 

CARLA CASCIARI (PD): “TUTTI I LIVELLI ISTITUZIONALI, A COMINCIARE DA QUELLI LOCALI, DEVONO IMPEGNARSI NELLA COSTRUZIONE DI UN’IDENTITÀ EUROPEA CONDIVISA – Essere o non essere in Europa è un tema su cui serve che anche in quest’Aula si prenda posizione. Tutti i livelli istituzionali, a cominciare da quelli locali, devono impegnarsi. Abbiamo bisogno di maturare ancora una vera unione, non solo monetaria. Impegniamoci nella costruzione di una identità europea condivisa. I Paesi membri sono cresciuti più di quelli che compongono gli Stati Uniti d’ America. La Commissione si appresta a scrivere regole comuni per una economia circolare, lo sviluppo dell’energia verde, la tutela dell’ambiente, scrivere norme per garantire i diritti dei lavoratori nel mercato unico, scambi commerciali anche con Paesi emergenti, rispettando i migliori standard di sicurezza. Sicurezza interna, lotta al terrorismo, interoperatività fra gli stati membri, controlli delle polizie internazionali, controllo alle frontiere, gestione seria e condivisa dei fenomeni migratori, un sistema comunitario dia asilo ai richiedenti, cooperazione coi paesi di origine dei migranti. Su tutto questo l’Italia deve essere protagonista. Il futuro della Ue dipende dalla difesa dei valori comuni che ci uniscono, per vivere nella pace, nella libertà, nella tolleranza e nella solidarietà. Per quanto attiene al Rapporto affari europei, è chiara la positiva ricaduta dei fondi sui nostri territori. Per il periodo 2014-2020 vale 1miliardo e 700milioni di euro, con risorse concentrate su obiettivi tematici. In Umbria il 76 per cento delle risorse Fesr sono diretti verso 4 obiettivi tematici: ricerca e innovazione, agenda digitale, competitività dei sistemi produttivi e economia verde. In questi processi la dimensione territoriale va tenuta in forte considerazione. Nel 2021-2027 l’Umbria avrà un ruolo chiave nella politica di coesione. Dopo la Brexit, l’Italia guadagna un 6 per cento in più, vale a dire 2,4 miliardi di euro in più. Dispiace che chi parla di investimenti mirati e di sapere dove vanno i fondi non sia in Aula”.

 

 

Catiuscia MARINI: “IL DESTINO DELL’ITALIA È QUELLO DELL’EUROPA. L’ITALIA È PIÙ FORTE NELL’ESSERE PARTE DELL’UE E LA SUA STORIA LO DIMOSTRA. Esprimo solidarietà al presidente Mattarella. Dobbiamo ricordarci delle opportunità che essere parte dell’Europa ha significato: ha reso più forti le sue imprese in un mercato unico fatto da 500 milioni di cittadini consumatori; ha consentito maggiore attenzione all’inclusione sociale e al welfare che ha reso diversa questa parte del mondo. L’Europa ha fatto della COESIONE UNO DEI PILASTRI PRINCIPALI DELLA CRESCITA. Oggi discutiamo principalmente della politica di coesione e di quella dello sviluppo rurale. Senza il sostegno diretto alle produzione agroalimentari dell’Europa, con il PSR, non potremo garantire né il permanere dell’impresa agricola, né la qualità e la sicurezza alimentare. E non potremmo garantire l’impegno delle imprese a salvaguardia della qualità ambientale e della produzione. Senza il sostegno dell’Europa non avremmo potuto fare tante azioni che hanno prodotto un salto di qualità nelle imprese agricole nel loro rapporto con l’ambiente, come per le infrastrutture dell’acqua, la salvaguardia della qualità del terreno, un uso responsabile della chimica in agricoltura, la trasformazione verso colture più sicure, l’innovazione, la ricerca scientifica e tecnologica nella loro applicazione in agricoltura. Tutto questo mondo nasce attraverso la condivisione di una strategia che è dentro di noi: l’Italia partecipa alla costruzione di queste politiche nella FASE ASCENDENTE, che vanno dalle Regioni al Governo nazionale fino al Parlamento e al Consiglio d’Europa. Cosa che stiamo facendo oggi. La politica di coesione è stata pensata per favorire i ritardi di sviluppo e la coesione delle regioni europee: l’Europa ha tenuto perché al suo interno ha attutito le differenze economiche, sociali e di reddito, compensando le diseguaglianze con politiche attive nel suo interno. Da qui il grande pilastro del FESR, un fondo tutto dedicato alle regioni che sostiene le pmi, che non potrebbero fare innovazione, ricerca e competitività senza politiche pubbliche a loro dedicate. Il terzo pilastro è il FSE, unico fondo tutto dedicato ai cittadini: con politiche per la formazione professionale, politiche attive del lavoro, formazione e istruzione, diritto allo studio, all’alta formazione, sostegno alle competenze e al loro aggiornamento. Senza dimenticare la parte recente dedicata all’inclusione sociale, per sostenere il welfare soprattutto in un periodo di crisi. Per la FASE ATTUATIVA DI QUESTO SETTENNATO abbiamo percentuali di capacità di impegno che sta procedendo in maniera EFFICIENTE, avendo rispettato fino ad oggi i target che ci sono stati assegnati anche di raggiungimento degli obiettivi. Ora stiamo cercando di fare uno sforzo importante per raggiungere gli obiettivi del 2018. Ci sono alcuni strumenti come l’agenda urbana o le aree interne dove gli Enti locali sono protagonisti nell’assegnazione dei lavori, nei bandi sta creando difficoltà. Lo sforzo delle prossime settimane è fare in modo che gli enti locali utilizzino questi finanziamenti e li portino ad innalzare il dato dei pagamenti. Altri bandi stanno dando bene come quello Cresco. Penso anche ad alcuni pilastri, come il sostegno alle medie imprese più competitive per fargli fare un’ulteriore salto di qualità, come a quelle della meccanica, dell’aerospazio, al distretto della chimica e dell’agroalimentare, trascinanti per lo sviluppo regionale. I FONDI EUROPEI CI POSSONO AIUTARE A SUPERARE ALCUNI VINCOLI CHE ABBIAMO COME PAESE: il debito pubblico, la disoccupazione, le infrastrutture. In questo settennato abbiamo voluto pensare insieme i fondi, perché Fse e Fesr si intrecciano come obiettivi per incidere sulle parti strutturali. Penso anche al tema dell’efficienza della Pubblica amministrazione anche per l’utilizzo dei fondi europei. ACCANTO ALLO STATO DI AVANZAMENTO DEL SETTENNATO, LA SFIDA CHE ABBIAMO DI FRONTE È QUELLA DEL FUTURO POST 2020. Tra 20 giorni ci sarà una riunione che deciderà la prospettiva post 2020. I nostri colleghi delle regioni europee hanno avviato già confronti con i Governi nazionali per avere orientamenti su come incidere sui regolamenti che stanno uscendo per il post 2020. Sul come ci arriviamo come Paese dovrebbe farci riflettere. COME REGIONI ABBIAMO CHIESTO DI NON FAR PAGARE SOPRATTUTTO ALLE POLITICHE CHE HANNO CARATTERE REGIONALE I TAGLI DI BREXIT, cioè di fare in modo che le risorse per la politica di coesione e per il Fondo europeo dell’agricoltura siano il più possibile simili a quelle del settennato precedente. Però è evidente che appariamo come Paese chiusi in una bolla nazionale di dibattito interno che sembra sfuggire alle decisioni di sostanza. L’UMBRIA HA USATO IN MANIERA INTELLIGENTE E AMPIA TUTTE LE RISORSE delle programmazioni settennali: non abbiamo mai restituito risorse che ci sono state assegnate. E abbiamo contribuito a fare anche cose strutturali con questi programmi: dal sistema regionale degli acquedotti a quello dei sistemi di depurazione, dal patrimonio storico artistico ai beni culturali, dai Piani urbani complessi alle riqualificazioni di patrimonio immobiliare pubblico e di zone strategiche, dalle infrastrutture rurali agli invasi a supporto dell’agricoltura. NON C’È UN PEZZETTO DELLE SCELTE STRUTTURALI CHE ABBIAMO AFFRONTATO IN QUESTA REGIONE CHE NON HANNO INSIEME UNA PARTE DI QUESTE POLITICHE. Però siamo un Paese che fa fatica a usare in maniera intelligente le risorse che ci sono date. Dobbiamo essere più forti e competitivi all’interno della Unione europea”.

 

DICHIARAZIONI DI VOTO

Claudio RICCI (Misto-RpIc), dopo aver assicurato il suo voto favorevole, ha rimarcato l’importanza di un atto ricognitivo rispetto alla situazione legata ad Agea (soggetto pagatore fondi europei per l’agricoltura) prevedendo una “attivazione propulsiva attraverso una risoluzione unitaria. Altro punto rilevante – ha detto Ricci – è la previsione di una adeguata formazione ed aggiornamento professionale rispetto all’innovazione tecnologica. In ultimo – ha concluso – vorrei rimarcare come la Presidenza della Repubblica rappresenti un ‘Istituto’, ultimo e caposaldo della democrazia. Non può essere pertanto indebolito perché si indebolirebbe l’intero quadro democratico”.

 

Silvano ROMETTI (Ser): “Si è creato un malcontento tra i paesi che hanno aderito per primi all’Unione. Ma non si può tornare indietro. Le Regioni hanno il ruolo prioritario di interloquire con l’Europa per gestire le risorse comunitarie. Dobbiamo migliorare sul versante delle risorse indirette, quelle elargite in base ai progetti, che devono essere competitivi e di qualità”.

 

Sergio DE VINCENZI (misto Umbria next): “Non possiamo escluderci dal confronto e dalla partecipazione sugli sviluppi economici, culturali e sociali dell’Europa. Serve una spinta verso un cambio di passo mirato alla redistribuzione della ricchezza: i fondi che arrivano in Regione, anche in agricoltura, devono essere redistribuiti sul territorio e tra le imprese. Siamo rimasti indietro sui finanziamenti per le aree interne inoltre è importante poter sfruttare le risorse per ottimizzare il sistema regionale dei trasporti”.

 

Gianfranco CHIACCHIERONI (Pd): “L’Umbria può essere capofila di un nuovo protagonismo nei rapporti con le Regione d’Europa. La Brexit è stata una delle vicende più negative per l’intera Europa, che non può fare a meno dell’Inghilterra. I nostri giovani si dovranno confrontare con le grandi aree di confronto, da cui emergono stimoli sul piano economico e culturale. Va ripensato il rapporto con il continente africano. Dobbiamo creare forme di collaborazione e partenariato, avvicinando l’Europa alla nostra comunità regionale”.

 

Roberto MORRONI (FI): “Le forze politiche autenticamente democratiche devono stigmatizzare i comportamenti che offendono l’autorevolezza di un organo che rappresenta la volontà popolare. In alcune manifestazioni si ravvisa un infantilismo politico che porta a confondere ciò che è giusto con ciò che è sbagliato. Lo stesso vizio che porta sempre a dare la colpa all’Europa per questioni che riguardano la fatica a fare i conti con la realtà che spesso caratterizza il nostro Paese. Non c’è futuro diverso dalla nostra presenza in Europa. Dobbiamo sviluppare la capacità a partecipare con efficacia ai bandi europei, sostenendo le Amministrazioni comunali in questa azione”. DMB/AS/MP/PG

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