TERZA COMMISSIONE: “SITUAZIONE SISTEMA PENITENZIARIO ‘DELICATA’. RISCHIO NUOVO SOVRAFFOLLAMENTO”

anastasia

anastasia(Acs) Perugia, 27 luglio 2017 – “La situazione del sistema penitenziario italiano può essere definita nuovamente ‘delicata’. Dall’inizio dello scorso anno si è registrato un INCREMENTO, A LIVELLO NAZIONALE, DI CIRCA 5MILA UNITÀ. Gli Istituti penitenziari umbri, al momento, soffrono relativamente. E questo anche per effetto di circostanze legate agli eventi sismici del 2016, per cui l’amministrazione penitenziaria, a suo tempo, ha dato disposizioni di non trasferire detenuti verso gli istituti delle Marche e dell’Umbria. Tuttavia, nonostante ciò, siamo arrivati comunque a livelli di capienza massima ed in alcuni casi leggermente superata.”. Lo ha detto ieri, in Terza Commissione, presieduta da Attilio Solinas, il Garante regionale dei detenuti, Stefano Anastasìa, eletto nell’aprile 2016 dall’Assemblea legislativa. “Per quanto riguarda il dato nazionale di RAPPORTO TRA DETENUTI E PERSONALE di polizia penitenziaria – ha aggiunto – è del 64,2 PER CENTO (ogni 100 detenuti ci sono mediamente 64 unità di polizia). In UMBRIA questo dato mostra maggiori criticità ad ORVIETO (59,6 PER CENTO) ed a TERNI (54,2 PER CENTO). A SPOLETO invece la presenza di polizia penitenziaria, anche per la storica conformazione dell’Istituto, è del 74,9 PER CENTO”.

 

Invitato a Palazzo Cesaroni su indicazione del consigliere Carla Casciari, Anastasìa ha tracciato quindi un quadro generale sulla situazione degli Istituti umbri, annunciando, a breve, la consegna alla Commissione e quindi all’Assemblea legislativa, della relazione annuale rispetto alla sua attività svolta.

 

“Dai dati di fine giugno – ha spiegato il Garante regionale – sono 1399 I DETENUTI NEGLI ISTITUTI UMBRI. Le situazioni più sensibili e difficili si verificano in quelli di Spoleto e Terni dove vengono trasferiti detenuti soprattutto in alta sicurezza dalle regioni meridionali. L’istituto di Orvieto, per le sue particolari caratteristiche di custodia attenuata, risulta non completamente occupato, mentre quello di Perugia copre esattamente la capienza regolamentare. In base alla tendenza nazionale, NEI PROSSIMI MESI, LA SITUAZIONE POTREBBE AGGRAVARSI anche in Umbria. Le risorse già scarse, sia economiche che di personale, in considerazione di una maggiore presenza in carcere, diventano ancora più scarse perché devono essere distribuite in una mole di attività che non sempre è possibile assicurare. L’Umbria ha sofferto, in modo particolare, le difficoltà della riorganizzazione predisposta dal Ministero della Giustizia a livello territoriale, che ha portato alla SOPPRESSIONE DEL PROVVEDITORATO DELL’UMBRIA ACCORPANDOLO A QUELLO DELLA TOSCANA. Si sono registrate oggettive difficoltà di programmazione dell’intervento del provveditorato sul territorio regionale, anche con qualche spiacevole situazione di destinazione in Umbria delle situazioni più problematiche della Toscana. Situazioni, spesso, proprie di piccoli regioni aggregate ad altre più grandi. Quanto ad eventi critici all’interno degli Istituti, pur essendo reduci da una tragedia accaduta in quello di Spoleto, dove c’è stato il suicidio di un giovane detenuto, la situazione in Umbria non risulta grave come altrove. Si è trattato di un gravissimo episodio che però non ha riscontro. NEL 2016 SI SONO VERIFICATI 4 TENTATIVI DI SUICIDIO A SPOLETO”.

 

Rispondendo ad una domanda del consigliere Casciari, in merito al reinserimento lavorativo e la formazione in carcere, Anastasìa ha risposto che “le principali doglianze che arrivano, sia da parte dei detenuti che del personale e della dirigenza, si basano sul fatto che nello scorso anno e a tutt’oggi NON È STATA PROGRAMMATA ATTIVITÀ DI FORMAZIONE PROFESSIONALE ALL’INTERNO DEGLI ISTITUTI. Questo è il risultato di un atto di indirizzo del Governo secondo il quale l’attività di formazione professionale intramuraria sarebbe stato parte del Por di inclusione gestito dal ministero per il Lavoro e quello della Giustizia. Ma questa attivazione di formazione intramuraria non c’è stata e quindi la Regione Umbria, più attenta e più ligia a seguire le indicazioni, e per non sovrapporre gli interventi di fonte comunitaria, ha indirizzato tutte le sue risorse disponibili del Por al sostegno dei percorsi di alternativa al carcere, all’esterno quindi del sistema penitenziario. Il risultato imbarazzante deriva dalla relazione del Garante nazionale dello scorso mese di marzo: rispetto ai dati del 2016 sulla formazione professionale, l’unica regione in cui risulta ‘zero’ è l’Umbria perché, evidentemente le altre Regioni hanno ignorato l’indicazione del Governo, continuando a svolgere un minimo di attività e sostegno alla formazione intramuraria. Sollecitato dai detenuti e dalle dirigenze degli Istituti mi sono attivato presso gli uffici che gestiscono il Fondo Sociale Europeo che mi hanno assicurato il recupero di risorse da dedicare a questo tipo di formazione con una disponibilità già per il 2018. Sarà comunque necessario, in futuro, riorientare le risorse in questo settore. Grazie comunque alla quota di fondi destinati alla formazione per l’inserimento lavorativo in alternativa al carcere, LA COMPONENTE DI PERSONE CHE LAVORA ALL’ESTERNO HA VISTO UN AUMENTO DA 8 A 21 UNITÀ NEL CORSO DEL 2016”. AS/

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